/ ATTUALITÀ

ATTUALITÀ | 07 maggio 2026, 12:00

Esposto alla Corte dei Conti sul caso Testolin: chiesta un’indagine per presunto danno erariale

Nel mirino l’utilizzo di fondi pubblici regionali per la difesa dell’ex presidente della Regione nel procedimento sulla sua ineleggibilità. L’esposto richiama la sentenza del Tribunale di Aosta che ha definito inammissibile la costituzione in giudizio della Regione

Quirino LOrelli, pres. Corte Conti Aosta

Quirino LOrelli, pres. Corte Conti Aosta

Un esposto destinato alla Corte dei Conti della Valle d’Aosta riaccende il caso politico e istituzionale legato alla decadenza dell’ex presidente della Regione Renzo Testolin. Il documento, indirizzato sia alla Sezione regionale di controllo sia alla Procura regionale della magistratura contabile, chiede di accertare eventuali profili di danno erariale derivanti dall’utilizzo di risorse pubbliche regionali per sostenere la difesa giudiziaria dell’allora presidente nel procedimento relativo alla sua ineleggibilità per violazione della legge regionale sui limiti di mandato.

Nell’esposto si ripercorre l’intera vicenda politica e giudiziaria esplosa dopo l’elezione di Testolin alla guida della Giunta regionale il 6 novembre 2025, in occasione della XVII legislatura valdostana. Secondo il documento, l’elezione sarebbe avvenuta in contrasto con la legge regionale n. 21 del 2007, che stabilisce il limite massimo di tre legislature consecutive per chi ricopre incarichi all’interno della Giunta regionale.

L’autore dell’esposto sottolinea come Testolin avesse già fatto parte dell’esecutivo valdostano nelle tre legislature precedenti, prima come assessore e successivamente come presidente, circostanza che avrebbe reso incompatibile una nuova nomina. Una questione che fin dall’inizio aveva alimentato un duro confronto politico e interpretativo all’interno del Consiglio Valle e nel dibattito pubblico valdostano.

Nel testo viene ricordato che, nel dicembre 2025, Alleanza Verdi Sinistra aveva presentato ricorso al Tribunale di Aosta chiedendo di dichiarare l’ineleggibilità di Testolin e la sua decadenza dalla carica. La Regione autonoma Valle d’Aosta aveva quindi deciso di costituirsi in giudizio, impiegando l’Avvocatura regionale e affidandosi anche a legali esterni, tra cui lo Studio Marini di Roma.

Una scelta che, secondo quanto riportato nell’esposto, aveva suscitato critiche anche all’interno dell’opposizione consiliare. In particolare, esponenti di Fratelli d'Italia avevano definito la decisione “politicamente e istituzionalmente gravissima”, contestando l’utilizzo delle strutture regionali per sostenere una controversia ritenuta personale e non riconducibile a un interesse pubblico generale.

L’esposto attribuisce un peso centrale alla sentenza depositata dal Tribunale di Aosta il 2 maggio 2026. Il giudice aveva infatti accolto integralmente il ricorso di AVS, dichiarando l’ineleggibilità di Testolin alla carica di presidente della Regione per la XVII legislatura, sancendone la decadenza e la vacanza della carica.

Ma soprattutto, nel documento inviato alla Corte dei Conti, viene evidenziato un passaggio considerato decisivo: il Tribunale aveva dichiarato inammissibile la costituzione in giudizio della Regione autonoma Valle d’Aosta, sostenendo che nella causa non fosse in discussione alcun interesse pubblico o generale, bensì esclusivamente la posizione giuridica personale di Testolin.

Proprio su questo punto si fonda la richiesta di approfondimento contabile. Secondo l’estensore dell’esposto, l’utilizzo di denaro pubblico per sostenere una controversia definita dal Tribunale come personale configurerebbe un possibile spreco di risorse regionali e quindi un potenziale danno erariale.

Nel documento si parla di oltre 21 mila euro di spese pubbliche impegnate per la difesa giudiziaria, cifra che comprenderebbe il coinvolgimento di legali esterni e delle strutture dell’Avvocatura regionale. Vengono inoltre richiamati i pareri “pro veritate” commissionati in precedenza dalla Giunta regionale a costituzionalisti esterni, tra cui il professor Enrico Grosso dell’Università di Torino e il professor Lupo.

L’esposto sostiene inoltre che la Giunta regionale avrebbe agito in violazione dei principi di buon andamento ed economicità previsti dall’articolo 97 della Costituzione, scegliendo di difendere una nomina che, secondo il documento, risultava già “prima facie” incompatibile con il dettato della legge regionale.

Viene anche chiesto alla Corte dei Conti di valutare eventuali responsabilità amministrativo-contabili dei componenti della Giunta che votarono la delibera di costituzione in giudizio della Regione, nonché di verificare la legittimità degli atti adottati e l’ammontare complessivo delle somme spese nella vicenda.

Tra le richieste finali compare anche l’invito a impedire l’eventuale utilizzo di ulteriori fondi pubblici qualora la maggioranza regionale decidesse di sostenere un ricorso in appello contro la sentenza di decadenza pronunciata dal Tribunale di Aosta.

L’esposto si conclude con la disponibilità del firmatario a fornire ulteriore documentazione utile all’istruttoria, allegando la sentenza del Tribunale, la rassegna stampa e gli eventuali atti amministrativi relativi alla costituzione in giudizio della Regione.

Vittore Lume-Rezoli

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore