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CULTURA | 28 aprile 2026, 21:00

Ma francophonie, d’ici, d’ailleurs: quando le storie diventano ponte tra mondi

Sull’asse invisibile della francofonia si costruisce un progetto aperto a tutti: la Valle d’Aosta invita i cittadini a raccontarsi attraverso l’audiovisivo, trasformando le esperienze personali in patrimonio collettivo senza confini

Ma francophonie, d’ici, d’ailleurs: quando le storie diventano ponte tra mondi

C’è un filo sottile che unisce le lingue ai territori, ma ancora di più unisce le persone alle loro memorie. Ed è su questo filo che si muove il nuovo progetto promosso dall’Union de la Presse Francophone – section de la Vallée d’Aoste, un’iniziativa che non si limita a celebrare la francofonia, ma la mette letteralmente in scena, affidandola alle storie di chi la vive.

Il progetto si intitola “Ma francophonie, d’ici, d’ailleurs” e nasce in collaborazione con il Comité des Traditions Valdôtaines e l’Alliance Française de la Vallée d’Aoste. L’obiettivo è tanto semplice quanto ambizioso: dare voce a chiunque risieda in Valle d’Aosta per raccontare, attraverso un reportage audiovisivo, un’esperienza personale legata alla francofonia, che sia nata sul territorio valdostano o altrove nel mondo.

Non un concorso tradizionale, ma un laboratorio di narrazioni. Le migliori proposte verranno selezionate e seguite passo dopo passo nella produzione, con un supporto completo che va dall’idea alla realizzazione finale. Un accompagnamento professionale che trasforma l’intuizione individuale in racconto condiviso, capace di parlare a un pubblico ampio, dentro e fuori la regione.

Un aspetto particolarmente significativo è la totale inclusività del progetto: nessun limite d’età, nessuna competenza tecnica richiesta, nessuna barriera di accesso. Conta solo la forza dell’idea e la sua capacità di raccontare la francofonia come esperienza viva, quotidiana, personale.

Come sottolinea il presidente dell’UPF Valle d’Aosta, Joseph Péaquin, “la francophonie n’est pas seulement une langue, mais un espace de rencontres, de mémoires et de regards croisés entre ici et ailleurs”. Una definizione che racchiude lo spirito dell’iniziativa: non un esercizio accademico, ma un viaggio dentro le identità.

Péaquin evidenzia anche la dimensione profondamente umana del progetto: “Chaque histoire personnelle devient un pont. Et chaque pont raconte quelque chose de la Vallée d’Aoste, mais aussi du monde”. Un’idea che sposta il baricentro dalla lingua come strumento alla lingua come esperienza condivisa.

Il cuore del progetto è proprio questo: trasformare la francofonia in un racconto plurale, dove non esistono periferie ma solo prospettive diverse. Un mosaico di storie che, messe insieme, restituiscono l’immagine di una comunità aperta, dinamica, radicata ma mai chiusa.

Le candidature sono già aperte e dovranno essere inviate entro il 10 maggio 2026 all’indirizzo info@upfvda.org, accompagnate da un breve progetto (circa trenta righe), una motivazione personale e una presentazione del candidato.

In un tempo in cui le lingue rischiano spesso di diventare etichette o simboli formali, questa iniziativa ribalta la prospettiva: la francofonia non si insegna soltanto, si vive, si racconta, si attraversa. E soprattutto si condivide.

E forse è proprio qui la sua forza più autentica: non essere un’eredità da custodire, ma una storia ancora tutta da scrivere.

je.fe.

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