C’è una differenza sostanziale tra ricordare e fare memoria: la prima è un esercizio occasionale, la seconda è una scelta politica, culturale, civile. In tempi in cui il dibattito pubblico sembra consumarsi alla velocità di un titolo social, la memoria rischia di diventare una moneta fuori corso, un cimelio buono per le cerimonie ma incapace di orientare le scelte. Eppure è proprio nei momenti di maggiore fragilità della politica che il passato torna a bussare, come un archivio vivo che chiede di essere consultato, non celebrato.
È in questo solco che si inserisce la quinta edizione del progetto interscolastico “Percorrendo la Resistenza, attiviamo la memoria”, andata in scena il 28 aprile 2026 alle 10:30 presso la biblioteca di Viale Europa “Ida Desandré” di Aosta. Un’iniziativa che ha riunito gli studenti delle scuole cittadine per ricordare l’81° anniversario della Liberazione della città dal nazifascismo e l’80° anniversario del voto alle donne, intrecciando storia e attualità con una forza narrativa rara.
Non una semplice commemorazione, ma un percorso costruito come un racconto collettivo, dove linguaggi diversi si sono incontrati: la musica delle classi terze dell’Istituzione Scolastica Eugenia Martinet, che hanno aperto con “Fischia il vento”, ha subito dato il tono, evocando una memoria che non è mai neutra, ma sempre schierata. Il teatro della classe 2°C LES del Liceo Maria Adelaide ha riportato in vita la figura della staffetta partigiana Anna Cisero Dati, trasformando la storia in presenza viva, quasi tangibile.
Il momento forse più intenso è arrivato con la proiezione del cortometraggio Prima dell’Aurora, diretto dalla giovane regista valdostana Chiara Zoja. Il film ha raccontato l’ultima alba di Aurora Vuillerminaz, la partigiana “Lola”, catturata il 16 ottobre 1944 e rimasta in silenzio fino alla fine, scegliendo di non tradire. Un silenzio che oggi pesa più di mille parole, in un’epoca in cui la politica spesso parla troppo e ascolta poco. Le immagini, costruite tra archivio, interviste e animazione, hanno restituito non solo una vicenda storica, ma una domanda aperta: cosa resta oggi della Resistenza?
A sottolinearlo è stato anche il professor Andrea Camilletti, tra i promotori del progetto, che ha ricordato come “la memoria non sia un esercizio nostalgico, ma un atto di responsabilità verso il presente”, aggiungendo che “senza una memoria attiva, la democrazia diventa fragile, esposta alle semplificazioni e alle derive”. Parole che suonano come un monito in un tempo in cui la complessità viene spesso sacrificata sull’altare del consenso immediato.
Il percorso si è chiuso con “Bella ciao”, cantata coralmente: non un rito svuotato, ma un gesto condiviso, capace di unire generazioni diverse sotto lo stesso orizzonte di valori. A rendere ancora più concreto il legame tra memoria e cittadinanza è stato il contributo dell’ANPI, che ha donato agli studenti una spilletta commemorativa dedicata all’80° anniversario del voto alle donne, con grafica dell’artista Barbara Tutino.
In fondo, la memoria è come una bussola: non indica solo da dove veniamo, ma ci impedisce di perderci. E oggi, in una politica che spesso naviga a vista, senza profondità né direzione, iniziative come questa rappresentano un argine necessario. Perché senza memoria, la democrazia non si rinnova: si consuma.













