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CULTURA | 07 giugno 2026, 20:56

A Saint-Martin-de-Corleans la Messa in francese si ferma per l’estate: fede, memoria e identità valdostana tra emozione e continuità

Si conclude il periodo estivo delle celebrazioni della messa festiva in francese nella chiesa di Saint-Martin. Grande partecipazione per la commemorazione del 3° anniversario di Maria Tomasset in Sapinet. L’appuntamento riprenderà in autunno, mentre una celebrazione speciale è prevista a Courmayeur il 21 giugno 2026 su invito di don Grzegorz Piotr Mrowczynski

ph. repertorio

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Quella di oggi non è stata una semplice domenica di fine ciclo liturgico estivo. È stata una di quelle giornate in cui la cronaca si intreccia con la memoria, e la fede diventa anche custodia di identità.

Si è infatti concluso il periodo delle celebrazioni della messa festiva in francese, che ora si fermerà per la pausa estiva per poi riprendere presumibilmente il 4 ottobre. Un appuntamento che, anno dopo anno, continua a rappresentare un piccolo ma significativo presidio linguistico e culturale, forse l’unico rimasto con questa cadenza regolare in tutta la Valle d’Aosta.

La partecipazione è stata numerosa e sentita, in particolare in occasione della messa del terzo anniversario della scomparsa di Maria Tomasset in Sapinet, figura che ha lasciato un segno concreto e silenzioso nella collaborazione e nella continuità di questa funzione religiosa così particolare.

Un momento che ha avuto dentro di sé qualcosa di più di una semplice commemorazione: quasi un passaggio di testimone tra memoria personale e comunità viva.

Il merito della continuità di questo culto in lingua francese va riconosciuto a chi lo ha custodito con costanza e convinzione. Un ringraziamento che attraversa le persone e il tempo: da don Nicola Corigliano, parroco, al suo vice abate Ferdinand Nindorera, recentemente inserito nel Centro missionario e Migrantes (missioni e immigrazione), fino ai predecessori che negli anni hanno tenuto viva questa tradizione, da don Manna a Maquignaz, Linty, Blanchet e Gregorio. Una catena discreta ma tenace, che ha permesso a questa liturgia di non spegnersi.

Un momento particolarmente toccante dell’ultima celebrazione è stato il “Padre Nostro” cantato, eseguito con una partecipazione corale che ha sorpreso e commosso molti presenti. Un gesto semplice, ma capace di trasformare una preghiera in esperienza condivisa. Il merito va al gruppo cantoria guidato da Iris Boniface e dal direttore e organista prof. Paolo Torrente, enseignant Sfom, che hanno saputo dare voce e armonia a un sentimento collettivo.

E proprio qui si coglie forse il senso più profondo di tutto questo percorso: la lingua francese non è soltanto uno strumento liturgico, ma un filo identitario. Un modo di dire la fede che appartiene alla storia valdostana, alla sua autonomia culturale, alla sua capacità di stare tra mondi diversi senza smarrirsi.

Difendere questo spazio non è nostalgia. È continuità. È riconoscere che una comunità si misura anche da come custodisce le sue parole, soprattutto quando sono parole che pregano.

Ora lo sguardo si sposta avanti. La ripresa è attesa in autunno, con gli spazi ampi e accoglienti della chiesa di Saint-Martin pronti ad accogliere nuovamente i fedeli per questa funzione così particolare e radicata.

E nel frattempo già si annuncia un appuntamento significativo: domenica 21 giugno 2026 a Courmayeur, su invito di don Grzegorz Piotr Mrowczynski, la celebrazione tornerà a vivere in un contesto altrettanto sentito, confermando che questa esperienza non è chiusa, ma si muove e si rinnova.

In fondo questa è forse la vera notizia: in un tempo che tende ad appiattire tutto, qui c’è ancora una comunità che continua a pregare anche nella sua lingua storica. E questo, in Valle d’Aosta, non è un dettaglio. È identità che respira.

pi/re.pi.

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