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ATTUALITÀ | 22 aprile 2026, 09:30

Decreto sicurezza, Cittadinanzattiva: “Così si indebolisce la democrazia e il diritto di difesa”

Sotto accusa il meccanismo del “premio sui rimpatri”: per Cittadinanzattiva e Maria Grazia Vacchina serve una svolta netta nel rispetto delle regole democratiche e dei diritti delle persone straniere

Decreto sicurezza, Cittadinanzattiva: “Così si indebolisce la democrazia e il diritto di difesa”

Nel dibattito sempre più acceso sul decreto sicurezza, si alza una voce critica che arriva dal mondo del civismo e della tutela dei diritti. È quella di Cittadinanzattiva Valle d’Aosta, che esprime forte preoccupazione per il percorso parlamentare del provvedimento e, in particolare, per alcune misure legate alla gestione dei rimpatri.

Una posizione che si fa ancora più netta nelle parole della segretaria regionale Maria Grazia Vacchina, che non usa mezzi termini: “Sulla norma del cosiddetto ‘premio sui rimpatri’ sono saltate tutte le regole democratiche. Chiediamo una decisa inversione di rotta”.

Al centro delle critiche c’è l’ipotesi di introdurre un incentivo economico per gli avvocati che assistono cittadini stranieri nelle domande di rimpatrio volontario, qualora la procedura vada a buon fine. Una misura che, secondo l’organizzazione, rischia di alterare profondamente il ruolo dell’avvocatura e il principio stesso di tutela dei diritti.

La responsabile nazionale Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva, Laura Liberto, parla apertamente di un approccio sbilanciato: “Si ricorre alla repressione penale come risposta prevalente a bisogni e rivendicazioni sociali, ledendo libertà costituzionali fondamentali come il diritto al dissenso e a manifestare”.

Ancora più duro il giudizio sul metodo legislativo: “Pensare di approvare un decreto con già l’ipotesi di intervenire a distanza di poche ore per stralciare una norma significa calpestare le regole democratiche”, afferma Liberto, evidenziando anche la preoccupazione per la sostanziale esclusione degli stranieri dal patrocinio a spese dello Stato nei procedimenti di espulsione.

Secondo Cittadinanzattiva, si rischia così una doppia distorsione: da un lato la compressione del diritto di difesa, dall’altro la trasformazione dell’attività legale in una sorta di meccanismo incentivato, “una ricompensa per i legali che agevolano la politica della remigrazione”, come viene definita con toni fortemente critici.

Nel mirino non c’è solo il contenuto del decreto, ma anche la sua filosofia complessiva. “Stiamo assistendo a un progressivo indebolimento delle garanzie costituzionali delle persone più vulnerabili”, osserva ancora Vacchina, richiamando la necessità di un cambio di paradigma: “Serve una politica della sicurezza che non rinunci ai principi dello Stato di diritto”.

Cittadinanzattiva sottolinea inoltre il proprio impegno sul campo attraverso la Scuola di Diritti Umani, che promuove il contenzioso strategico per la tutela dei diritti dei migranti. Un lavoro che coinvolge avvocati e giovani attivisti e che, secondo l’organizzazione, dimostra come esista una cultura giuridica attenta ai diritti fondamentali: “È un mondo lontano dalle logiche che sembrano ispirare le misure oggi in discussione in Parlamento”, conclude Liberto.

La richiesta finale è chiara e politica: non una semplice correzione tecnica, ma una vera svolta. Una “inversione di rotta” che riporti al centro il bilanciamento tra sicurezza e diritti, evitando che la prima finisca per erodere i secondi.

pi.mi.

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