C’è una Valle d’Aosta che non fa rumore, ma resiste. È quella delle mani nella terra, dei ritmi lenti delle stagioni, dei pollai che all’alba si animano e degli orti che raccontano storie antiche. È questa l’anima che domenica 26 aprile tornerà protagonista a Donnas con Lou Courtì e lou poulayé – orti e pollai di montagna, una manifestazione che va ben oltre il semplice evento: è una dichiarazione d’identità.
Dalle 9.30 alle 18.00, il borgo si trasformerà in un grande racconto collettivo della ruralità valdostana. Non una nostalgia sterile, ma una tradizione viva, concreta, che si rinnova ogni giorno grazie a chi continua a coltivare, allevare, produrre. L’esposizione-mercato curata dalla Coldiretti Valle d’Aosta porterà in piazza prodotti agricoli, vivai, specie avicole e una mostra di conigli, restituendo il senso pieno di una filiera corta che qui non è moda, ma necessità storica.
Accanto ai produttori, una rete solida di realtà del territorio: dall’Associazione Valdostana Olivicoltori all’Institut Agricole Régional, fino al Marchio di qualità del Parco Mont Avic e alla Fondation Ollignan. Un mosaico che racconta come la montagna, quando fa sistema, sappia ancora costruire valore.
E non è un caso che proprio l’Institut Agricole Régional sia protagonista degli approfondimenti dedicati al riconoscimento delle specie coltivate e spontanee locali. Perché difendere la biodiversità, qui, non è uno slogan buono per i convegni, ma una questione di sopravvivenza culturale prima ancora che ambientale. Conoscere le piante, i semi, i cicli naturali significa preservare un sapere che rischia di perdersi nel rumore del mondo moderno.
Lo stesso spirito anima le attività del Centro Agricolo Dimostrativo e Sperimentale di Saint-Marcel, che porterà esempi concreti di semina, trapianto e relazione tra semi e spighe: gesti semplici solo in apparenza, ma che racchiudono secoli di esperienza.
Poi c’è la parte più conviviale, quella che tiene insieme comunità e territorio: degustazioni con i Presìdi Slow Food, laboratori per bambini, showcooking, musica. Perché la tradizione non si conserva sotto vetro, si vive. E soprattutto si trasmette. Ai più piccoli, prima di tutto.
Non mancherà nemmeno il legame con il paesaggio e la storia. Due escursioni guidate collegheranno il Forte di Bard al borgo di Donnas, offrendo un percorso che è insieme fisico e simbolico: dalla fortezza alla terra, dalla storia militare alla cultura contadina. Un servizio navetta gratuito garantirà il collegamento per tutta la giornata, rendendo l’evento accessibile e diffuso.
Le parole delle istituzioni, questa volta, non suonano di circostanza. L’assessore regionale all’Agricoltura, Speranza Girod, parla di un’occasione per valorizzare produzioni di qualità e rafforzare il legame tra comunità e mondo agricolo. Il sindaco Matteo Bosonin insiste sulla dimensione comunitaria e familiare della giornata. E Ornella Badery, presidente dell’Associazione Forte di Bard, sottolinea l’importanza di fare rete per sostenere un’identità rurale che è anche cura del paesaggio.
Ma al di là delle dichiarazioni, il punto è un altro, Piero. Manifestazioni come Lou Courtì e lou poulayé sono una risposta concreta a una domanda che spesso resta sospesa: cosa significa oggi essere valdostani?
La risposta, forse, sta proprio qui. In un orto coltivato con pazienza. In un pollaio che resiste alle logiche dell’industria. In un seme che passa di mano in mano. In una comunità che si ritrova non per consumare, ma per riconoscersi.
In tempi in cui tutto corre e tutto si uniforma, Donnas si ferma un giorno. E ricorda a tutti che l’identità non è un museo: è una pratica quotidiana.













