/ CRONACA

CRONACA | 13 aprile 2026, 20:26

Culle vuote e montagne silenziose. Sempre meno nascite, sempre più anziani. Valle d’Aosta in prima linea nella crisi demografica

Nel 2025 l’Italia registra appena 355mila nascite contro oltre 650mila decessi, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. In Valle d’Aosta il dato è ancora più basso, attorno a 1,05, confermando una tendenza strutturale che mette a rischio equilibrio sociale, servizi e futuro dell’autonomia

Culle vuote e montagne silenziose. Sempre meno nascite, sempre più anziani. Valle d’Aosta in prima linea nella crisi demografica

L’Italia continua a fare sempre meno figli e a invecchiare sempre di più. Non è una percezione, ma un dato certificato: nel 2025 le nascite si fermano a 355mila, mentre i decessi superano quota 650mila. Il saldo naturale è pesantemente negativo, e senza il contributo dell’immigrazione la popolazione sarebbe già in rapido declino. Oggi il Paese conta circa 59 milioni di residenti, un numero rimasto sostanzialmente stabile solo grazie ai nuovi ingressi dall’estero, circa 440mila.

Il dato più significativo riguarda però la fertilità: in Italia il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, in ulteriore calo rispetto all’1,18 del 2024 e all’1,20 del 2023. Siamo lontanissimi dalla soglia di sostituzione generazionale (2,1 figli per donna), quella che permetterebbe a una popolazione di mantenersi senza ricorrere a fattori esterni. In alcune regioni si scende ancora di più: la Sardegna tocca appena 0,85 figli per donna, mentre Molise e Lazio restano poco sopra quota 1.

In questo quadro già critico, la Valle d’Aosta si colloca su livelli ancora più bassi. Il tasso di fecondità si attesta attorno a 1,05 figli per donna, uno dei più bassi del Nord Italia. Tradotto: ogni generazione è sensibilmente più piccola della precedente. Le nascite sono poche, spesso concentrate in nuclei familiari sempre più ristretti, e l’età media alla maternità continua a salire, incidendo anche sull’aumento dei problemi di infertilità.

Il fenomeno delle “culle vuote” è evidente anche nei numeri assoluti. In Valle d’Aosta si registrano ogni anno poche centinaia di nascite, insufficienti a compensare i decessi. Il saldo naturale resta quindi negativo da anni, e la tenuta demografica della regione dipende, come nel resto d’Italia, dai flussi migratori. Senza nuovi residenti, il calo sarebbe molto più marcato.

A livello nazionale, il quadro territoriale mostra differenze nette. Il Nord tiene, grazie anche all’attrattività economica e alla capacità di assorbire popolazione dall’estero e dalle altre regioni. Il Centro resta stabile, mentre il Mezzogiorno continua a perdere abitanti. Le regioni più dinamiche, come Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Lombardia, registrano una crescita demografica positiva, mentre Basilicata, Molise e Sardegna segnano i cali più consistenti.

Ma il vero dato strutturale riguarda l’invecchiamento. L’Italia è tra i Paesi più anziani d’Europa: gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione, mentre i giovani sotto i 14 anni si fermano all’11,9%. L’età mediana ha raggiunto i 49,1 anni, oltre quattro anni sopra la media europea. Un disequilibrio che pesa sul sistema sanitario, previdenziale e produttivo.

In Valle d’Aosta questa dinamica è ancora più evidente. L’età media è elevata, i giovani sono pochi e spesso costretti a lasciare la regione per studio o lavoro. Il risultato è un territorio che rischia di svuotarsi lentamente, soprattutto nei piccoli comuni, dove la denatalità si traduce in scuole che chiudono, servizi ridotti e comunità sempre più fragili.

C’è poi un aspetto meno visibile ma altrettanto rilevante: l’aumento dell’infertilità. Il rinvio della genitorialità, legato a precarietà lavorativa, costo della vita e cambiamenti culturali, si accompagna a una maggiore difficoltà biologica nel concepire. Un elemento che contribuisce ulteriormente alla riduzione delle nascite e che rende ancora più complesso invertire la tendenza.

Nel complesso, il messaggio è chiaro: l’Italia continua a reggersi su un equilibrio precario, dove una dinamica migratoria positiva compensa un crollo naturale ormai strutturale. La Valle d’Aosta, con i suoi numeri ridotti e il suo territorio particolare, amplifica questa fragilità.

Il punto non è più se intervenire, ma come e quanto rapidamente. Perché senza un’inversione di tendenza sulla natalità e senza politiche efficaci a sostegno delle famiglie, il rischio è quello di trovarsi davanti a un declino silenzioso ma progressivo. E nelle realtà più piccole come quella valdostana, questo processo non è una prospettiva futura: è già in atto.

je.fe.

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore