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CULTURA | 11 aprile 2026, 20:01

Lo sbilico della letteratura: Pierantozzi conquista il Premio Valle d’Aosta

Un romanzo che reinventa la lingua e attraversa la fragilità della mente si aggiudica la seconda edizione del Premio Letterario Valle d’Aosta. Tra grandi firme, nuove voci e una comunità di lettori protagonista, il riconoscimento si conferma come uno degli appuntamenti culturali più vivi e significativi del panorama contemporaneo

I premiati. Il secondo da sn: l'assessore Erik Lavevaz

I premiati. Il secondo da sn: l'assessore Erik Lavevaz

C’è qualcosa di profondamente simbolico nella vittoria di Alcide Pierantozzi alla seconda edizione del Premio Letterario Valle d’Aosta. Non è soltanto il trionfo di un romanzo, Lo sbilico, pubblicato da Einaudi, ma il riconoscimento di una scrittura che osa, che si spinge oltre, che accetta il rischio di smarrirsi per restituire al lettore una verità più profonda.

È una vittoria che parla di letteratura nel senso più pieno del termine. Non intrattenimento, non superficie, ma immersione. Non a caso la giuria, presieduta da Paolo Giordano, ha premiato un’opera capace di interrogare la lingua stessa, piegarla, reinventarla. «Com’è possibile raccontare sé stessi quando si è in preda ad allucinazioni costanti?» si chiedono i giurati. Una domanda che diventa chiave di accesso a un libro che sfida i confini della narrazione tradizionale.

E la risposta, in fondo, è tutta nella scrittura di Pierantozzi: «Per riuscirci, ha dovuto reinventare niente meno che l’italiano, farlo suo e soltanto suo, mescolando la tradizione novecentesca a un’autofiction vertiginosa». Una dichiarazione che pesa, che colloca Lo sbilico in una linea alta della letteratura, dove la forma non è mai neutra, ma sostanza viva del racconto.

Nella terna finale, accanto al vincitore, nomi tutt’altro che marginali. Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori) e Giulia Scomazzon con 8.6 gradi di separazione (Nottetempo) hanno rappresentato due traiettorie narrative diverse, ma ugualmente significative. Tre libri, tre sguardi, tre modi di abitare il presente attraverso la parola.

Eppure è proprio nello “sbilico” evocato dal titolo che si gioca la partita più radicale. «Dentro lo “sbilico” tutto è teso fino al punto di rottura, e oltre: la velocità dei pensieri, i muscoli in palestra, il vocabolario». È una tensione continua, quasi fisica, che attraversa il testo e lo rende esperienza prima ancora che racconto. Il lettore non osserva: entra, precipita, si confronta con la perdita di sé.

E qui la letteratura torna ad avere una funzione quasi salvifica. «Un viaggio a occhi sbarrati nella perdita di sé, lucido eppure carico di commozione, reso possibile solo dalla letteratura». Parole che suonano come un manifesto, in un tempo in cui spesso si chiede ai libri di essere rapidi, accessibili, rassicuranti. Lo sbilico fa l’opposto: chiede fatica, restituisce profondità.

Non meno interessante il riconoscimento alla nuova voce di Paulina Spiechowicz, premiata per l’opera prima Mentre tutto brucia (Nutrimenti). Qui la giuria ha voluto sottolineare «la forza narrativa e l’originalità del punto di vista», ma soprattutto la capacità di raccontare un conflitto universale: quello tra desiderio individuale e aspettative familiari. «La paura che precede la violenza» diventa materia narrativa, così come il percorso di emancipazione della protagonista, in un equilibrio delicato tra tensione e liberazione.

Sul versante della saggistica, il premio speciale dedicato al tema del confine è andato a Linda Laura Sabbadini per Il Paese che conta (Marsilio). Un’opera che dimostra come anche i numeri possano raccontare storie. «Attraverso i dati, una narrazione ampia e articolata della società contemporanea», capace di attraversare discipline e linguaggi, restituendo complessità senza rinunciare alla chiarezza.

E poi c’è la comunità. Perché questo premio non è soltanto una giuria tecnica, ma anche uno spazio condiviso. Cento lettori valdostani hanno partecipato alla giuria popolare, esprimendo il proprio voto in una consultazione telematica che ha premiato proprio Giulia Scomazzon. Un segnale importante: la letteratura non è mai solo degli autori o dei critici, ma vive nel dialogo con chi legge.

Lo ha ricordato anche l’assessore Erik Lavevaz, con parole che suonano quasi come un invito a rallentare: «Il tempo della lettura non è sottratto alla nostra vita frenetica, ma aggiunto per coltivare una profondità di pensiero che oggi è indispensabile». Una riflessione che va oltre il premio, e che tocca il senso stesso del leggere oggi.

Ad Aosta, in una cornice che continua a rafforzare il legame tra territorio e cultura, il Premio Letterario Valle d’Aosta si conferma così come qualcosa di più di una semplice competizione. È un laboratorio, un punto d’incontro, un luogo dove la letteratura contemporanea trova spazio per interrogarsi e, soprattutto, per rischiare.

E forse non è un caso che a vincere sia stato proprio un romanzo che dello “sbilico” fa la sua cifra. Perché, in fondo, è lì – nell’instabilità, nella tensione, nella ricerca – che la letteratura continua a restare viva.

pi.mi.

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