Non siamo davanti alla solita iniziativa spot, ma a un progetto che prova davvero a mettere insieme salute, ambiente e comunità. E già questo, di questi tempi, non è poco.
È stato presentato venerdì 27 marzo, nella cornice dell’Hôtel des États in piazza Chanoux ad Aosta, “Pedalare verso salute e benessere”, un’iniziativa che porta la firma di Fiab Aosta à Vélo e dell’associazione Barbara&Co. Un progetto che parte da un’idea semplice, quasi disarmante nella sua evidenza: pedalare fa bene. Ma dietro questa semplicità c’è una costruzione molto più articolata.
Ad aprire i lavori è stato Claudio Latino, presidente del CSV VDA-ODV, che ha ricordato come l’iniziativa rientri in un quadro più ampio di finanziamenti ministeriali: ben quattordici progetti sostenuti grazie alla sinergia con la Regione autonoma Valle d’Aosta e la Fondazione Comunitaria. Un segnale chiaro: quando le risorse vengono messe in rete, qualcosa si muove davvero.
Poi è toccato a Natale Dodaro entrare nel cuore dell’iniziativa, raccontando il lavoro quotidiano di Fiab: promozione della mobilità ciclabile, sicurezza, educazione nelle scuole, sviluppo del cicloturismo. Ma soprattutto una visione: usare la bicicletta non solo come mezzo di trasporto, ma come strumento di prevenzione. Perché pedalare non è solo sostenibile, è anche terapeutico. Riduce i rischi di molte patologie e migliora la qualità della vita.
Ed è qui che si innesta la collaborazione con Anna Grassis, in rappresentanza di Barbara&Co. Un’associazione che lavora ogni giorno accanto a persone che affrontano il tumore, offrendo supporto concreto ma anche opportunità di socialità e ripartenza. Due mondi diversi, ma con un obiettivo comune: il benessere della persona.
A spiegare nel dettaglio il progetto è stata Oriana Pecchio. Cinque uscite, percorsi accessibili a tutti, niente performance da atleti ma esperienze inclusive: piste ciclabili, strade poco trafficate, tratti sterrati. E soprattutto un elemento chiave: le biciclette a pedalata assistita saranno messe gratuitamente a disposizione di chi non ne possiede una. Tradotto: nessuno resta indietro.
Non solo pedalate, però. Il progetto ha un’anima educativa molto forte. Accanto alle uscite, sono previsti incontri con professionisti che accompagneranno i partecipanti in un percorso completo.
Le nutrizioniste Caterina Ciancamerla e Alice Brillo affronteranno il tema dell’alimentazione legata allo sforzo fisico, con un occhio attento alla sostenibilità: prodotti locali, filiera corta, riduzione degli sprechi. Un messaggio che va oltre la bici e tocca direttamente lo stile di vita.
Il fisioterapista Lorenzo Visconti si concentrerà invece su postura, riscaldamento e recupero: dettagli che fanno la differenza tra un’attività salutare e un’esperienza che può diventare controproducente.
E poi c’è anche la parte pratica, quella che spesso viene sottovalutata: il ciclomeccanico Mauro Olivero insegnerà come gestire le piccole emergenze, dalla foratura alla catena che salta. Perché l’autonomia, anche in sella, è parte del divertimento.
Il calendario è già definito, almeno sulla carta: si parte il 18 aprile con il percorso Aosta–Sarre, poi il 24 maggio Montjovet–Issogne, il 13 giugno Aosta–Quart, il 19 luglio in Valgrisenche e il 5 settembre con la salita al rifugio Magià. Date e mete potranno cambiare in base al meteo, ma la struttura resta solida.
E qui viene la parte interessante.
Perché questo progetto non è solo una serie di gite in bici. È un piccolo laboratorio sociale. Mette insieme salute pubblica, inclusione, educazione e ambiente. Prova a intercettare persone che magari non farebbero mai attività fisica da sole. Offre strumenti, accompagnamento, competenze.
In un momento in cui si parla tanto – e spesso a vuoto – di prevenzione, qui si passa finalmente dalle parole ai fatti.
E forse è proprio questo il punto: riscoprire che il benessere non nasce da soluzioni complicate, ma da gesti semplici, condivisi e accessibili.
Come salire su una bici e iniziare a pedalare.













