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ECONOMIA | 20 marzo 2026, 09:37

Lavoro domestico, Assindatcolf: essenziale ma poco desiderato

Un’indagine del Censis per Assindatcolf rivela una contraddizione profonda: gli italiani riconoscono il valore sociale del lavoro domestico, ma lo considerano poco attrattivo e scarsamente prestigioso, soprattutto per il futuro dei propri figli

Lavoro domestico, Assindatcolf: essenziale ma poco desiderato

Il lavoro domestico resta intrappolato in un paradosso difficile da sciogliere: indispensabile nella pratica quotidiana, ma debole nella percezione collettiva. Secondo il primo Paper del Rapporto 2026 Family (Net) Work, il 72% degli italiani ritiene che questa attività sia poco o per niente stimata socialmente. Solo una minoranza, pari al 28%, le riconosce un adeguato livello di considerazione.

A pesare è anche l’idea diffusa che si tratti di una scelta obbligata: oltre la metà degli intervistati (52,3%) pensa che chi svolge questo lavoro lo faccia per mancanza di alternative. A ciò si aggiunge una percezione di scarse tutele: per il 57,3% il settore non è adeguatamente protetto dallo Stato. L’ampia diffusione del lavoro irregolare contribuisce ulteriormente a minarne l’immagine.

Il dato più emblematico riguarda le aspettative familiari: il 54,4% degli italiani non vorrebbe che un figlio o una figlia intraprendesse un lavoro domestico. Solo il 30,5% si dichiara favorevole, mentre una quota minoritaria resta indifferente.

Tra chi esprime contrarietà emergono soprattutto motivazioni economiche e professionali: il 43,8% ritiene che offra poche opportunità di crescita, il 42% lo giudica poco retribuito e un quarto lo considera faticoso. Anche il prestigio sociale gioca un ruolo, seppur meno centrale.

Al contrario, chi guarda positivamente a questa professione ne sottolinea la dignità (59,6%) e il valore umano legato alla cura delle persone (33,4%), oltre agli aspetti relazionali e alla relativa stabilità occupazionale.

Nonostante le criticità, il riconoscimento dell’importanza del lavoro domestico è quasi unanime: l’80,1% degli italiani lo considera un’attività fondamentale e l’89,4% ritiene che contribuisca in modo significativo al benessere della società.

Tuttavia, anche tra coloro che ne riconoscono il valore, prevale l’idea che sia poco valorizzato: il 67,1% parla di un lavoro importante ma non adeguatamente riconosciuto, mentre solo una minoranza lo considera realmente rispettato.

Il lavoro domestico viene ritenuto indispensabile, ma continua a essere considerato di “serie B”. Negli ultimi dieci anni, secondo l’indagine, la reputazione del settore è rimasta sostanzialmente invariata per oltre la metà degli italiani.

In un contesto segnato da un progressivo invecchiamento della popolazione e da crescenti bisogni di assistenza, il tema assume una rilevanza strategica. Per migliorare la percezione sociale, gli intervistati indicano due priorità: incentivare la regolarizzazione contrattuale e aumentare le retribuzioni.

Il lavoro domestico si conferma dunque una colonna portante del sistema sociale italiano, ma ancora privo del riconoscimento che meriterebbe. La sfida, per istituzioni e società, sarà trasformare questa consapevolezza diffusa in politiche concrete capaci di valorizzarlo davvero, superando stigma e precarietà.

Bruno Albertinelli

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