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CRONACA | 17 marzo 2026, 20:51

Medici di famiglia, una crisi silenziosa: carenze anche in Valle d’Aosta

L’analisi della Fondazione GIMBE fotografa una sanità territoriale in difficoltà: in Italia mancano oltre 5.700 medici di base. In Valle d’Aosta la situazione è meno grave ma in peggioramento, tra pensionamenti imminenti e scarsa attrattività della professione

Medici di famiglia, una crisi silenziosa: carenze anche in Valle d’Aosta

La crisi dei medici di famiglia non è più un’ombra lontana, ma una realtà sempre più concreta che attraversa l’intero Paese e tocca, seppur con numeri più contenuti, anche la Valle d’Aosta. L’analisi della Fondazione GIMBE mette in fila dati e tendenze che raccontano un sistema sotto pressione, stretto tra invecchiamento della popolazione, carenza di ricambio generazionale e difficoltà strutturali mai davvero affrontate.

A livello nazionale, il quadro è netto: «in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale», con carenze diffuse in 18 Regioni. Tra il 2019 e il 2024 il numero dei medici è diminuito di oltre 5.000 unità (-14,1%), mentre cresce la domanda di assistenza, trainata da una popolazione sempre più anziana e fragile. Oggi ogni medico di famiglia ha in media 1.383 assistiti, ben oltre il rapporto ottimale di 1.200.

«La carenza dei medici di medicina generale – afferma Nino Cartabellotta – è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata», sottolineando come negli anni non sia stato garantito un adeguato ricambio rispetto ai pensionamenti.

In questo scenario, la Valle d’Aosta presenta numeri più piccoli ma dinamiche simili. Al 1° gennaio 2025 il numero medio di assistiti per medico di famiglia è pari a 1.432, superiore alla media nazionale. Un dato che fotografa già oggi una pressione significativa sul territorio, soprattutto se si considera la particolare conformazione geografica e la dispersione della popolazione.

Secondo le stime GIMBE, in regione mancano attualmente 15 medici di medicina generale. Un deficit che, pur lontano dalle cifre delle grandi regioni, rischia di pesare in modo ancora più marcato in un contesto montano, dove la prossimità dei servizi rappresenta un elemento essenziale.

Il problema è destinato ad accentuarsi nel breve periodo. Entro il 2028, infatti, 10 medici di famiglia valdostani raggiungeranno l’età pensionabile. E se a livello nazionale si prevedono oltre 8.000 uscite, il nodo del ricambio resta irrisolto anche a livello locale.

«Le nuove leve non riusciranno a coprire i pensionamenti attesi», avverte Cartabellotta, evidenziando come il sistema formativo non sia ancora in grado di rispondere alla domanda.

A complicare ulteriormente il quadro è la scarsa attrattività della professione. In Valle d’Aosta, nel 2025, i candidati al corso di formazione specifica in medicina generale sono stati inferiori ai posti disponibili, con un dato particolarmente critico: -60% rispetto alle borse finanziate. Un segnale chiaro di disaffezione, che si inserisce in una tendenza più ampia.

«Questa spia rossa è accesa da anni – osserva il presidente della Fondazione GIMBE – e segnala criticità particolarmente gravi in alcune Regioni dove la carenza rischia di aggravarsi ulteriormente».

Nel frattempo, il numero complessivo dei medici di famiglia in Valle d’Aosta è già diminuito del 9,3% tra il 2019 e il 2024, un calo inferiore alla media nazionale ma comunque significativo.

Dietro ai numeri, emerge un problema strutturale che riguarda l’organizzazione stessa della medicina territoriale. Il modello attuale, basato su convenzioni e su un massimale di assistiti ormai datato, fatica a reggere l’impatto di una popolazione sempre più anziana e con bisogni complessi.

«Senza una visione d’insieme – avverte Cartabellotta – Governo e Regioni continueranno a mettere in campo soluzioni frammentate», mentre il rischio è quello di perdere progressivamente il presidio più vicino ai cittadini.

E proprio sul territorio, la percezione della crisi è già evidente: cresce il numero di persone che faticano a trovare un medico di famiglia, anche in contesti che fino a pochi anni fa non presentavano criticità. Una difficoltà che, nelle aree montane come la Valle d’Aosta, può tradursi rapidamente in isolamento sanitario.

La fotografia scattata dalla Fondazione GIMBE, in definitiva, restituisce un sistema in equilibrio precario. E mentre il dibattito politico si concentra ancora su modelli organizzativi e ipotesi di riforma, la realtà quotidiana racconta di un servizio essenziale sempre più sotto pressione. «Oggi il problema si è spostato dalla mancata programmazione alla scarsa attrattività della professione», conclude Cartabellotta.

Una sintesi che vale per l’Italia intera, ma che in Valle d’Aosta assume contorni ancora più delicati, dove anche pochi numeri possono fare la differenza.

pi.mi.

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