C’è qualcosa di profondamente ironico – e un po’ amaro – in quanto accaduto ad Aosta, in via San Giocondo, lungo l’antico muro di cinta della Curia. Ignoti, con ogni probabilità più inclini all’improvvisazione che all’archeologia, hanno pensato bene di “rubare” la cosiddetta Pietra delle Immunità. O meglio: la sua copia. Un calco. Una replica. Insomma, nulla che potesse davvero soddisfare le fantasie da predoni medievali.
Perché la verità – ed è qui che la vicenda scivola dal drammatico al grottesco – è che l’originale è al sicuro da anni, custodito altrove proprio per proteggerlo dal tempo, dalle intemperie e, evidentemente, anche da qualche moderno cercatore di tesori un po’ distratto. Sul muro è rimasto solo un frammento del calco, come una beffarda testimonianza dell’impresa.
A segnalare l’accaduto è stato lo storico Mauro Nicolotti Caniggia, che nel suo blog ha raccontato l’episodio con la consueta precisione, accompagnandolo con una riflessione tanto pungente quanto efficace: un tempo le immunità servivano a proteggere dai poteri medievali, oggi – a quanto pare – non bastano contro la stupidità contemporanea.
E in effetti, la “pietra delle immunità” non è un semplice manufatto decorativo. È un simbolo di un’epoca in cui determinati luoghi – spesso legati alla Chiesa – godevano di privilegi giuridici particolari: spazi sottratti alla giurisdizione ordinaria, rifugi in cui il potere civile non poteva intervenire con la stessa libertà. Una testimonianza concreta di un sistema complesso di rapporti tra autorità religiosa e potere temporale, che ha segnato profondamente la storia urbana e istituzionale di Aosta.
Pensare che qualcuno abbia scambiato un calco moderno per un reperto di valore storico – o peggio, che abbia agito senza nemmeno porsi il problema – aggiunge un ulteriore livello di paradosso. Viene quasi da immaginarseli, questi improbabili tombaroli, mentre si allontanano soddisfatti con il loro bottino, ignari di aver sottratto poco più di una scenografia.
Il danno, tuttavia, resta. Non tanto per il valore materiale dell’oggetto, quanto per il gesto in sé: un atto di incuria, di superficialità, che colpisce un luogo carico di significato. Perché anche una copia, in contesti come questi, svolge una funzione importante: racconta, ricorda, collega il presente a una storia che altrimenti rischierebbe di diventare invisibile.
Resta ora da capire se e quando il calco verrà ripristinato. Nel frattempo, la vicenda offre uno spunto di riflessione che va oltre la cronaca: la tutela del patrimonio non passa solo attraverso teche e depositi, ma anche – e soprattutto – attraverso il rispetto diffuso, la consapevolezza, la capacità di riconoscere il valore delle cose, anche quando non brillano d’oro.
Per chi volesse approfondire davvero, lasciando perdere le scorciatoie da avventura improvvisata, vale la pena leggere il contributo originale dello stesso Nauro Nicolotti Caniggia (nella foto):
👉 https://www.caniggia.eu/alla-ricerca-della-pietra-delle...
Lì sì che si trova il vero tesoro. Non quello che si porta via sotto braccio, ma quello che resta – ostinatamente – nella memoria.













