È scoppiata un'altra guerra in Medio Oriente. Lo so, lo so: anche stavolta è una sorpresa totale. Chi poteva immaginarlo? Il prezzo della benzina è schizzato alle stelle, il gas ha ripreso a comportarsi come un nobile capriccioso e noi italiani siamo tornati a fare quello che sappiamo fare meglio: lamentarci al distributore, condividere battutacce sul caro carburante e aspettare che il governo faccia qualcosa.
Permettetemi un piccolo esercizio di memoria.
Nel 1973 ci fu lo shock petrolifero: domeniche a piedi, razionamento, crisi. Il mondo intero capì che dipendere dal petrolio arabo era una follia. Nacquero progetti meravigliosi: ridurre i consumi, isolare le case, sviluppare energie alternative. Una presa di coscienza collettiva, storica.
Poi il petrolio calò di prezzo e ci dimenticammo di tutto.
Nel 2008 altra crisi energetica. Prezzi alle stelle. Panico. Promesse solenni. “Mai più dipendenti”, “transizione energetica”, “efficienza”.
Poi il petrolio calò di prezzo e ci dimenticammo di tutto.
Nel 2022, guerra in Ucraina: il gas russo smise di arrivare. Freddo, bollette raddoppiate, stato di emergenza. “Adesso cambiamo davvero”, dissero tutti. “Adesso impariamo la lezione”.
Poi i prezzi scesero un po’ e… avete capito.
Ed eccoci qua. Nuova crisi in Medio Oriente. Stessi volti allarmati in televisione. Stessi esperti che spiegano che “la situazione è complessa”. Stesse richieste al governo di tagliare le accise, provvedimento tampone glorioso che risolve tutto per tre settimane e non risolve nulla per sempre.
C’è una statistica che dovrebbe farci vergognare come se avessimo bruciato banconote nel camino — il che, tra l’altro, sarebbe quasi equivalente: le nostre case consumano il 50-60% di tutta l’energia che utilizziamo. Metà. Più della metà. Per riscaldarci, per l’acqua calda, per mantenere in temperatura edifici costruiti quando l’isolamento termico era considerato un lusso superfluo.
Abbiamo caldaie di ultima generazione che pompano calore verso finestre del 1975 con le guarnizioni rifatte col nastro adesivo. È come comprare una Ferrari e lasciarla senza olio. È come fare una dieta rigidissima e poi mangiare una pizza ogni sera. Funziona, ma non nel senso che ci aspettiamo.
Eppure basterebbe guardarsi intorno per capire che soluzioni esistono, funzionano e non richiedono nessuna tecnologia fantascientifica. Cappotto termico, serramenti moderni, pannelli solari termici per l’acqua calda.
Chi li ha installati (e sono ancora una minoranza che fa quasi tenerezza per la sua lungimiranza solitaria) risparmia fino alla metà sulla bolletta. Ogni anno. Senza fare nulla.
Aspettiamo sempre che qualcuno (il governo, l’Europa, il mercato, Dio) risolva il problema dei prezzi energetici. È una strategia affascinante nella sua totale inefficacia.
I prezzi dell’energia non scendono. O meglio: scendono, poi risalgono, poi scendono, poi risalgono più di prima.
Una casa ben isolata consuma un decimo rispetto a una casa non isolata. Un decimo. Non il 10% in meno: un decimo di tutto.
Chi ha installato pannelli solari termici (tecnologia matura, affidabile, non particolarmente costosa) ha quasi dimezzato il consumo per l’acqua calda sanitaria. Chi ha rifatto i serramenti ha scoperto che in casa d’estate si sente meno caldo e d’inverno meno freddo, con buona pace della caldaia che lavora la metà.
Non è fantascienza. Non richiede grandi sacrifici. Richiede investimento, sì, e richiede che il governo smetta di considerare questi interventi come un optional da incentivare quando va bene e da tagliare quando il bilancio è in difficoltà, per trattarli invece come ciò che sono: infrastruttura strategica nazionale.
Ogni euro investito oggi nell’efficienza energetica degli edifici è un euro che domani non finirà nelle tasche di qualche regime petrolifero, non sarà bruciato in una crisi geopolitica, non si trasformerà in panico al distributore.
Nel frattempo la prossima crisi si sta già preparando da qualche parte. Non sappiamo dove, non sappiamo quando. Ma sappiamo — con certezza matematica, con la precisione di un orologio rotto che segna l’ora giusta due volte al giorno — che quando arriverà saremo di nuovo sorpresi.
E saremo di nuovo lì, a chiedere che qualcuno tagli le accise.













