La parola che ricorre più spesso è “drammatica”. Ed è con questo termine che Uniti a Sinistra, ADGA, M5S, PRC e RS descrivono la situazione della Cogne Acciai Speciali: una crisi che, scrivono, “sta colpendo la società Cogne Acciai Speciali e, con essa, centinaia di lavoratrici e lavoratori e l’intero tessuto economico della nostra Regione”.
Non un passaggio isolato, ma un vero atto d’accusa. “Di fronte a uno scenario sempre più critico, caratterizzato da incertezza produttiva, tensioni occupazionali e prospettive industriali poco chiare – si legge nella nota – assistiamo ancora una volta all’inerzia del Governo regionale e del Governo nazionale”. Parole pesanti, che culminano in una denuncia netta: “Un immobilismo che non è più tollerabile”.
La fotografia sociale è altrettanto allarmante. “Siamo vicini ai lavoratori coinvolti e alle loro famiglie, che devono tirare avanti con contratti di solidarietà dopo mesi di cassa integrazione: tutto questo non può e non deve diventare la normalità”. Una frase che racchiude la paura di un progressivo scivolamento verso una precarietà strutturale.
Secondo i firmatari, “ciò che è inaccettabile è l’inerzia del Governo regionale che non sollecita il Governo nazionale a farsi carico di una crisi che era ampiamente prevedibile e che oggi si manifesta con tutta la sua forza, in un settore strategico per l’economia nazionale ed europea”. Non solo ritardi, dunque, ma responsabilità politiche precise.
Nel mirino finisce anche l’atteggiamento attendista: “La Valle d’Aosta non può permettersi di attendere il decorso del 2026, sperando in interventi dell’Unione europea. Serve ora un’azione politica forte e coordinata”. Un richiamo diretto alla necessità di decisioni immediate, senza rinvii.
L’appello è chiaro e nominativo. “Chiediamo che il Presidente Testolin e l’Assessore Bertschy sollecitino un intervento immediato del Governo nazionale a sostegno del comparto siderurgico strategico”. Un invito che suona come un ultimatum politico.
Non solo Roma, però. Anche il Consiglio regionale della Valle d'Aosta è chiamato in causa: “Chiediamo altresì che il Consiglio regionale, dopo le gite in fabbrica, approvi misure regionali straordinarie a tutela del reddito delle famiglie con contratti di solidarietà o in cassa integrazione, come ad esempio un bonus semestrale di solidarietà”.
La conclusione è un monito che pesa come un macigno: “La crisi della Cogne è una questione industriale, sociale e politica che riguarda l’intera comunità valdostana. Ogni giorno perso nell’attesa è un giorno sottratto alla possibilità di costruire una risposta credibile e duratura”.
E infine l’impegno: “Continueremo a vigilare e a mobilitarci affinché la difesa del lavoro e dell’industria regionale torni al centro dell’agenda politica”.
Parole che non lasciano spazio a interpretazioni. La tensione è alta, il clima è pesante. E mentre la crisi avanza, la domanda resta sospesa: quanto tempo può ancora permettersi di perdere la Valle d’Aosta?













