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ATTUALITÀ | 11 febbraio 2026, 12:05

Rifiuti in Valle d’Aosta: viaggio nella scatola nera da 80.000 tonnellate

La raccolta differenziata cresce e i cittadini fanno la loro parte, ma sui costi reali del sistema regna l’opacità. La TARIP resta una tariffa “puntuale” solo nel prelievo, mentre la trasparenza continua a mancare

Rifiuti in Valle d’Aosta: viaggio nella scatola nera da 80.000 tonnellate

Ogni anno la Valle d’Aosta produce circa 80.000 tonnellate di rifiuti. Una quantità enorme per una regione così piccola, che richiede una macchina organizzativa complessa: raccolta, trasporto, trattamento, smaltimento, discarica, impianti, amministrazione. Una macchina che costa decine di milioni di euro. Eppure, nonostante il peso economico e ambientale, il sistema resta avvolto in una nebbia che sa più di opacità che di montagna.

La promessa della trasparenza: differenziare sì, capire no

Il cittadino valdostano è chiamato a differenziare con una precisione quasi maniacale.
E lo fa. La raccolta differenziata cresce, i comportamenti migliorano, la sensibilità ambientale aumenta.
Basti pensare che nel 2024 la differenziata ha raggiunto il 71%, uno dei migliori risultati in Italia.

Ma quando si passa dalla cucina di casa agli impianti di trattamento, la trasparenza evapora.

La TARIP — la tariffa puntuale — viene presentata come un incentivo alla virtuosità.
Peccato che sia “puntuale” solo nel nome: nella realtà è un contenitore unico che ingloba raccolta, trasporto, trattamento, smaltimento, discarica e costi amministrativi.

Un vero e proprio “all inclusive” che nessuno spiega davvero. Secondo i dati disponibili, il sistema rifiuti valdostano muove cifre importanti:

Costo totale di smaltimento: tra 10 e 12 milioni di euro l’anno; Ricavi dal riciclo: tra 2,5 e 4,3 milioni

Tradotto: il riciclo copre dal 21% al 43% dei costi, ma sarebbe il caso di essere un pelino più precisi, a mio avviso.

Il resto lo pagano i cittadini, tramite la TARIP. Eppure queste informazioni non compaiono nelle comunicazioni ufficiali.
Non ci sono nei volantini, non nelle campagne informative, non nei siti istituzionali.

È come se il sistema funzionasse grazie a un tacito accordo: “Tu differenzia, noi gestiamo. Non fare troppe domande.”

Le società che gestiscono la filiera — dai Sub ATO agli impianti — pubblicano bilanci tecnici, spesso difficili da interpretare.
Eppure credo che ai cittadini farebbe piacere (e forse sarebbero anche più indulgenti davanti a certe cifre) avere le cose chiare.

Oggi non esiste un documento unico, chiaro e leggibile che spieghi: quanto costa ogni fase del servizio; quanto incide la discarica; quanto si risparmia grazie al riciclo; quanto pesano i costi amministrativi; perché la tariffa aumenta anche quando la differenziata cresce; Il cittadino paga, ma non vede. E quando prova a capire, si trova davanti a un labirinto di delibere, sigle, tabelle e rimandi.

La domanda che nessuno vuole affrontare: Se la raccolta differenziata aumenta, se i cittadini fanno la loro parte, se i ricavi del riciclo crescono,  perché la tariffa non scende?

È una domanda semplice e, proprio per questo, scomoda. La Valle d’Aosta non ha un problema di cittadini poco virtuosi.
Ha un problema di informazione poco virtuosa. Un sistema che gestisce milioni di euro l’anno dovrebbe essere un esempio di trasparenza.
Invece, la trasparenza è il vero rifiuto non riciclabile: quello che non trova spazio né nei comunicati né nei bilanci divulgativi.

Finché non verrà aperta la scatola nera dei costi, dei ricavi e delle responsabilità, la fiducia dei cittadini resterà in discarica. E la TARIP continuerà a essere una tariffa puntuale solo nel prelievo, non nella chiarezza. Anche perché, a dirla tutta, oggi non ci si lamenta tanto dello smaltimento quanto di una cattiva raccolta. Ed è su questo dato che le aziende dovrebbero riflettere, chiedendosi se non sia il caso di fare un passo indietro.

Basterebbe che i responsabili guardassero la miriade di foto di immondizia accatastata vicino ai bidoni per porsi una semplice domanda:
“Perché prima non succedeva?”

Vittore Lume-Rezoli

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