La vertenza sulla mensa dell’Azienda USL della Valle d’Aosta non è una questione marginale né tecnica. È una battaglia sindacale che riguarda diritti riconosciuti, condizioni di lavoro e rispetto per chi ogni giorno garantisce servizi essenziali alla collettività. È con questo spirito che l’11 febbraio 2026 si è svolto in Prefettura il tentativo di conciliazione tra FP CGIL, UIL FPL, le RSU e l’Azienda USL.
Nel corso dell’incontro, FP CGIL e UIL FPL hanno ribadito con fermezza che il tavolo tecnico proposto dall’Azienda non può essere considerato una risposta adeguata a problematiche urgenti e quotidiane. Uno strumento dai tempi lunghi, che rischia di rinviare le soluzioni senza affrontare nell’immediato le criticità segnalate dalle lavoratrici e dai lavoratori del comparto sanitario.
Al centro della vertenza c’è un principio non negoziabile: il diritto al pasto. Un diritto giuridicamente riconosciuto, strettamente legato al recupero psico-fisico durante il servizio e al corretto funzionamento dell’organizzazione del lavoro. Non un beneficio accessorio, non una concessione discrezionale, ma una tutela fondamentale che deve essere garantita in modo pieno ed effettivo.
Le organizzazioni sindacali hanno inoltre denunciato come la loro piena partecipazione ai tavoli aziendali sia stata, nei fatti, ostacolata. Un elemento grave, che mette in discussione la rappresentatività sindacale e il diritto a un confronto reale e trasparente su questioni che incidono direttamente sulle condizioni di lavoro di centinaia di dipendenti.
A destare ulteriore preoccupazione sono state anche le risposte fornite dall’Assessore Marzi in Consiglio regionale. Secondo FP CGIL e UIL FPL, si tratta di dichiarazioni evasive e non definitive, che delineano una prospettiva provvisoria e priva di soluzioni strutturali. Un approccio che alimenta incertezza e che non dà garanzie concrete a chi oggi vive quotidianamente le conseguenze di una gestione inadeguata del servizio mensa.
Nel corso dell’incontro in Prefettura è stata accettata una sospensione temporanea della procedura, con rinvio al 19 febbraio. Una scelta di responsabilità che ha però portato a un primo risultato concreto: la revoca immediata del divieto di asporto, misura che aveva aggravato ulteriormente la situazione.
Il prossimo confronto servirà a entrare nel merito delle criticità indicate dall’Azienda USL. In base agli esiti, FP CGIL e UIL FPL assumeranno le decisioni conseguenti, compresa l’eventuale prosecuzione dello stato di agitazione.
La posizione dei sindacati è chiara: la vertenza potrà dirsi chiusa solo con il pieno ripristino del diritto al pasto e con impegni chiari, vincolanti e accompagnati da tempistiche certe, in particolare per quanto riguarda la disponibilità di spazi adeguati.
Ad oggi, queste condizioni non sono ancora garantite. E finché non lo saranno, la mobilitazione resta aperta.













