Dopo aver incontrato il segnatore e completato la prima e la seconda segnatura per risolvere l’attacco di Herpes Zoster che la colpisce, la protagonista riflette sulla personalità di Leonildo: l’ambiente in cui tutto avviene, il suo arredo e le poche parole scambiate con lui la lasciano sempre più sorpresa.
Come previsto, questa sera l’appuntamento è anticipato. Per via di quella segnatura a domicilio, Leonildo la vedrà un’oretta prima. Dovrebbe essere l’ultima fase: ogni segnatura è fatta di tre fasi, non una di meno, non una di più. Mi chiedo se sarà così anche per me. Ma soprattutto, cosa succederà da domani al mio tronco piagato?
Sono di nuovo davanti al garage. Stasera non è ancora del tutto buio; sono le diciotto e le giornate serene come oggi regalano ogni giorno un po’ più di luce. Diversamente dalle altre volte, Leonildo non si affaccia al portone e così, con ridicolo timore, busso impercettibilmente, apro ed entro. È seduto alla scrivania, impegnato in una telefonata nella quale parla di moto usate da mettere in mostra o da vendere; non capisco bene, anche se mi pare finalmente di intuire il suo lavoro. Da tutte quelle riviste sul motociclismo, dai caschi da centauro e da un paio di attestati conferitigli per qualche vittoria, avrei dovuto capirlo subito.
Mi fa cenno di attendere un attimo e, mentre ascolto involontariamente sprazzi della telefonata, osservo con più attenzione la mole di oggetti che affollano il locale. Noto allora un flipper, che forse avevo visto anche le altre sere ma che non avevo memorizzato. C’è anche un pianoforte verticale, sul quale poggia una fila di trottole in uso a bambini oggi ottantenni.
Leonildo finalmente si libera e, fattami alzare la maglia, inizia la terza ed ultima segnatura. Ribadisce che vado meglio (mah!) e conferma che con stasera finirà. Lo spauracchio di dover fare ulteriori sedute – normalmente non previste dal rituale del buon segnatore – un pochino mi rinfranca.
Mentre passa col legnetto acceso sulle piaghe delle labbra, riconosco il leggero, ma incomprensibile, borbottio. Poi passa ad oliarmi come un grosso pesce da mettere al forno. Prendo coraggio e gli richiedo che olio sia. Leonildo, più sciolto delle sere precedenti, mi dice che lo prende dai frati. Una volta, dice, quando andava a prenderlo con sua nonna, lo regalavano; adesso invece lo fanno pagare a caro prezzo.
Provo a scardinare il segreto chiedendogli dove va a prenderlo. Mi risponde in Liguria. Gli chiedo allora dove. Mi risponde verso Ventimiglia e cambia discorso, mantenendo così il segreto. Allora mi azzardo a chiedergli di che legno è il bastoncino che accende. Mi dice: “nocciolo”. Io replico, stupidamente, che lo avevo immaginato, anche se non era vero assolutamente.
Al termine dell’oliatura mi rivesto e cerco in Leonildo la sicurezza che tutto questo rituale, ai limiti della ragionevolezza, sia efficace. Lui replica con un sorriso largo, benevolo e confortante: “è certo al cento per cento”. Gli chiedo quando passeranno queste macchie, che a volte mi sembrano in attenuazione, altre volte invece nuovamente accese. Lui, appoggiato alla scrivania, mi dice serafico che ci vorranno una quindicina di giorni e mi chiede di telefonargli tra una settimana per dirgli come sta andando. Se ci fossero ancora segni, dice, possiamo anche fare un paio di segnature ancora. “Ma non succederà”, aggiunge con una sicurezza disarmante.
Io lo guardo, sorrido e spero di tutto cuore che questo suo convincimento sia trionfante sulla ragione, che mi fa pensare invece tutto il contrario. Gli chiedo quanto devo e lui, fermo, mi dice: quaranta. Appoggio le due banconote da venti euro sulla scrivania e lo ringrazio. Gli stringo la mano e contraccambio il suo sorriso, che voglio portare con me a sostegno di tutta questa storia che forse non ha senso e nella quale mi sono tuffata a capofitto senza sapere bene cosa stessi facendo.
Salgo in auto e, mentre faccio inversione nel cortile della cascina, vedo il mio segnatore chiudere a chiave il portone della rimessa ed entrare in una porta in fondo all’aia. Così, di spalle, sembra un contadino che ha appena finito di lavorare nei campi; invece è uno che vende moto usate e scaccia il Fuoco di Sant’Antonio agli allocchi come me.
Segue domani
La presentazione - cap.1 - cap.2 - cap.3













