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ECONOMIA | 25 gennaio 2026, 11:24

Per il trasporto pubblico non di linea serve una riforma organica: i taxi diventino insostituibili nella mobilità pubblica

Nel corso dell’audizione in Commissione Trasporti alla Camera, Confartigianato Taxi ha chiesto una riforma organica del trasporto pubblico locale non di linea. Alla luce dei profondi cambiamenti socioeconomici e tecnologici degli ultimi anni, l’associazione rivendica il ruolo centrale e insostituibile dei taxi nella mobilità pubblica, un tema che riguarda da vicino anche territori montani come la Valle d’Aosta, dove l’integrazione tra servizi e il collegamento con le località periferiche rappresentano una sfida cruciale

Per il trasporto pubblico non di linea serve una riforma organica: i taxi diventino insostituibili nella mobilità pubblica

Il trasporto pubblico locale non di linea si trova oggi di fronte a una fase di trasformazione profonda, che richiede risposte normative rapide e strutturate. È questo il messaggio emerso con forza dall’audizione dei rappresentanti di Confartigianato Taxi, svoltasi il 20 gennaio davanti alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’indagine conoscitiva dedicata al settore.

Negli ultimi anni il comparto del trasporto persone è stato investito da cambiamenti radicali. La pandemia ha modificato abitudini, flussi e priorità di spostamento; la crisi economica ha inciso sulla sostenibilità dei servizi; il progresso tecnologico ha introdotto nuove piattaforme, nuove modalità di prenotazione e nuove aspettative da parte dell’utenza. Tutto questo ha determinato una rottura evidente rispetto alla tradizionale organizzazione dell’offerta di mobilità, mettendo in discussione un impianto normativo che appare sempre meno adeguato al contesto attuale.

Secondo Confartigianato, il trasporto pubblico locale non di linea rappresenta un settore strategico e non più rinviabile a interventi parziali o emergenziali. Occorre, al contrario, una riforma organica capace di rendere il sistema più flessibile, competitivo e coerente con le nuove forme di mobilità, sia dal lato della domanda sia da quello dell’offerta. L’obiettivo è coordinare e aggiornare le normative esistenti, comprese quelle introdotte più recentemente, superando frammentazioni e sovrapposizioni che oggi creano incertezza per operatori e utenti.

Una riflessione che riguarda da vicino anche la Valle d’Aosta, territorio montano per definizione, caratterizzato da una forte dispersione insediativa, da collegamenti complessi e da una domanda di mobilità spesso discontinua ma essenziale. Nei comuni di montagna e nelle località turistiche, il trasporto pubblico di linea non sempre riesce a garantire copertura capillare, frequenze adeguate e flessibilità negli orari. In questo contesto, il trasporto pubblico non di linea e in particolare il servizio taxi può svolgere un ruolo determinante nel collegare vallate laterali, frazioni, stazioni ferroviarie, ospedali, scuole e poli turistici, contribuendo a contrastare l’isolamento territoriale e sociale.

La proposta avanzata da Confartigianato punta a una regolamentazione più chiara e omogenea, che valorizzi il ruolo delle Regioni nella definizione di criteri e requisiti coerenti con le caratteristiche dei diversi territori e dei nodi di traffico. Una regolazione che tenga conto delle specificità locali, della domanda reale di mobilità e delle esigenze di integrazione con il trasporto pubblico di linea. Centrale, in questo quadro, è anche il tema delle tariffe, che devono essere commisurate ai costi effettivi della prestazione, garantire la sostenibilità economica dei servizi, assicurare una remunerazione adeguata agli operatori e, allo stesso tempo, un accesso facilitato per l’utenza.

Confartigianato Taxi ha però posto un confine netto rispetto a possibili ipotesi di riforma. Qualsiasi intervento normativo, è stato sottolineato, non può prescindere dal riconoscimento del servizio pubblico svolto dal trasporto non di linea, dal ruolo esclusivo delle Regioni, dalla salvaguardia dell’artigianato e della cooperazione e da una regolazione tariffaria che tuteli concretamente i cittadini. Aperture indiscriminate o deregolamentazioni rischierebbero di compromettere qualità, sicurezza e affidabilità del servizio, soprattutto nei territori più fragili.

Nel corso dell’audizione è stato inoltre dedicato ampio spazio ai servizi integrativi del trasporto pubblico di linea, come quelli a chiamata o sperimentali. Si tratta di soluzioni che, se correttamente incentivate e regolamentate, possono migliorare la programmazione dei servizi, aumentare l’indice di carico dei mezzi, favorire la condivisione dei veicoli e ridurre sia il numero di auto in circolazione sia i percorsi a vuoto, con benefici ambientali ed economici anche per l’utenza. In aree montane come la Valle d’Aosta, questi strumenti possono rappresentare una leva concreta per garantire collegamenti efficienti anche dove la domanda è ridotta ma socialmente indispensabile.

Un altro nodo cruciale riguarda le piattaforme tecnologiche. Confartigianato ha evidenziato la necessità di superare la frammentazione attuale, favorendo l’integrazione e la confluenza in un’unica piattaforma di riferimento a livello territoriale, all’interno del modello MaaS (Mobility as a Service). Un passaggio ritenuto essenziale per rendere più semplice l’accesso ai servizi, ottimizzare le risorse e migliorare la pianificazione dei trasporti, anche in ambiti complessi come quelli alpini.

In questo quadro, i rappresentanti di Confartigianato Taxi hanno ribadito con forza un punto politico chiave: i taxi devono diventare insostituibili nell’ambito della mobilità pubblica. Non un servizio residuale o accessorio, ma una risorsa fondamentale per cittadini e amministrazioni, in grado di garantire continuità, professionalità e qualità del servizio, soprattutto laddove altre forme di trasporto non risultano sostenibili o adeguate.

Da qui l’appello al legislatore: una riforma è necessaria, ma deve essere organica, coerente e orientata all’interesse generale. Una riforma che riconosca il valore del trasporto pubblico non di linea anche nei territori di montagna, come la Valle d’Aosta, dove garantire il diritto alla mobilità significa anche garantire coesione territoriale, accesso ai servizi e qualità della vita.

je.fe.

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