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ISTRUZIONE E FORMAZIONE | 13 gennaio 2026, 11:15

La scuola che riparte davvero dalle famiglie: iscrizioni online nazionali, ma in Valle d’Aosta si fa ancora sul serio, di persona

Aperte le iscrizioni alle prime classi per l’anno scolastico 2026/2027. Mentre a livello nazionale tutto passa attraverso piattaforme digitali e identità elettroniche, in Valle d’Aosta resiste — non per nostalgia, ma per scelta organizzativa e culturale — la domanda cartacea presentata nelle segreterie. Un modello più umano, che obbliga a guardarsi in faccia e a parlare con la scuola reale, non solo con quella “nel metaverso”

La scuola che riparte davvero dalle famiglie: iscrizioni online nazionali, ma in Valle d’Aosta si fa ancora sul serio, di persona

Da oggi e fino al 14 febbraio 2026 si apre il consueto rito delle iscrizioni alle classi iniziali per l’anno scolastico 2026/2027. A livello nazionale i numeri sono giganteschi: parliamo di 1.342.504 studenti coinvolti, milioni di genitori alle prese con password, piattaforme, credenziali Spid, Cie, Cns ed eIDAS, e con la ormai onnipresente macchina amministrativa digitale che detta tempi e modi. La regola generale in Italia è semplice: tutto online, sulla piattaforma “Unica”, con servizi di orientamento, ricerca scuole, statistiche su lavoro e studio, persino sezioni sul “metaverso”. L’idea è quella di una scuola sempre più digitale, sempre più procedurale e sempre meno fisica. Tutto comodo, tutto a portata di clic — almeno per chi ha connessione, competenze e pazienza.

Poi c’è la Valle d’Aosta. Qui, insieme a Trento e Bolzano, il modello rompe la logica nazionale: niente iscrizioni online per le scuole del territorio, ma domanda cartacea da presentare direttamente nelle segreterie. Sì, proprio come una volta: si entra in una scuola vera, si parla con persone in carne e ossa, ci si guarda negli occhi e si consegna un foglio compilato. Non è arretratezza, come qualche burocrate di Roma potrebbe pensare con sufficienza. È, semmai, la scelta di mantenere un rapporto diretto fra famiglie e istituzioni scolastiche, in una regione piccola, di comunità, dove il contatto umano conta ancora qualcosa.

La piattaforma nazionale mette a disposizione “Il tuo percorso”, “E-Portfolio”, “Docente tutor”, “Guida alla scelta”, “Statistiche su istruzione e lavoro” e persino “What’s Next: l’orientamento nel Metaverso”. Strumenti utili, per carità. Ma il rischio è chiaro: trasformare la scelta della scuola in una pratica burocratica da sbrigare online, anziché in un momento di confronto reale tra famiglie, dirigenti, insegnanti e territorio. In Valle d’Aosta, la modulistica cartacea costringe invece a un passaggio concreto: andare a scuola. Vedere gli spazi, fare domande, chiedere spiegazioni. In un momento storico in cui tutto diventa clic, questo piccolo gesto fisico ha quasi il sapore di una resistenza culturale.

Qui il sistema scolastico non è solo un codice meccanografico su un portale, ma una rete di comunità educanti che va dalla scuola dell’infanzia fino ai percorsi superiori e professionali, calata in un contesto linguistico e autonomistico speciale. La scelta di mantenere l’iscrizione cartacea fa emergere anche un’altra realtà: il divario digitale esiste, e non tutti genitori sono acrobati tra SPID e QR code. Per molti, parlare in segreteria è ancora il modo migliore per capire e non sbagliare. E in una regione montana, con famiglie sparse sul territorio, non è un dettaglio.

Il paradosso nazionale è che mentre si spinge verso procedure sempre più telematiche e astratte, aumenta la necessità di facilitatori digitali, sportelli di aiuto, piattaforme di orientamento virtuale. In Valle d’Aosta, almeno sul fronte delle iscrizioni, si continua invece a scegliere la via semplice: vieni in segreteria, parli con qualcuno e iscriv i tuo figlio. Niente avatar nel metaverso, niente labirinti di password. Solo scuola, persone e carta.

Ora la partita vera è un’altra ed è tutta politica e culturale: capire se questo modello “più umano” verrà difeso e valorizzato oppure lentamente inghiottito da direttive nazionali e centraliste che spingono verso un’uniformità digitale totale. Perché dietro un modulo cartaceo c’è una visione precisa: la scuola come luogo di relazione, non solo come servizio amministrativo da gestire con un clic. E in una regione autonoma, che fa dell’identità e della prossimità i suoi punti di forza, questa differenza non è solo tecnica — è sostanza.

j-p. sa.

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