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CRONACA | 05 gennaio 2026, 18:22

La Befana e l’Epifania, tra carbone e doni: tradizione e fede sulle nostre montagne

Il 6 gennaio la Valle d’Aosta celebra l’Epifania, unendo riti religiosi, folklore e piccoli gesti di gioia. Tra la Befana che porta doni e la memoria dei Re Magi, le nostre comunità custodiscono storie e aneddoti di generazioni

La Befana e l’Epifania, tra carbone e doni: tradizione e fede sulle nostre montagne

Ogni anno, quando l’inverno raggiunge il suo cuore più freddo, le case della Valle d’Aosta si preparano a ricevere la visita di una figura tanto temuta quanto amata: la Befana. Con la scopa sotto il braccio e il sacco pieno di doni – o di carbone, per i più birichini –, attraversa le notti che seguono il Natale portando sorrisi, stupore e, soprattutto, la memoria di una tradizione che affonda le radici nel tempo.

La festa del 6 gennaio, conosciuta come Epifania, ha un’origine antica e religiosa. Racconta la Bibbia dell’arrivo dei Re Magi a Betlemme, guidati dalla stella cometa, per adorare il Bambino Gesù e offrirgli oro, incenso e mirra. Nel corso dei secoli, alla leggenda dei Magi si è affiancata la figura popolare della Befana, che in molte regioni italiane incarna lo spirito del dono e della riflessione: non solo premi per chi è stato bravo, ma anche ammonimento gentile per chi ha trascurato la bontà e la generosità.

Nella Valle d’Aosta, la Befana ha sempre avuto un carattere tutto suo. Tra borghi e frazioni, i racconti tramandati dai nonni ricordano la vecchina che scivola sui tetti sotto la luna invernale, fermandosi davanti alle finestre illuminate da lumini accesi in segno di accoglienza. Non mancano episodi divertenti: c’è chi giura di aver trovato la scopa della Befana ancora fumante davanti alla porta, chi ha trovato un sacco “smontato” e riempito di doni di fortuna, dal pane dolce alle mele rosse, fino a qualche piccola sorpresa artigianale. La tradizione, pur adattandosi ai tempi moderni, conserva sempre quel senso di comunità e attenzione agli altri, che è la vera essenza della festa.

Oltre al folklore, l’Epifania è anche momento di devozione. In molte parrocchie valdostane, la messa del 6 gennaio ricorda la venuta dei Magi e invita a riflettere sul dono più grande: la luce della fede, capace di illuminare anche le giornate più buie. I presepi viventi, organizzati in numerosi paesi, offrono un’occasione per rievocare l’incontro tra umanità e divino, con bambini e adulti che interpretano pastori, re e angeli tra le strade e le piazze dei borghi innevati.

«L’Epifania è più di una festa per i bambini – spiega don Paolo di Saint-Vincent – è un momento di unione tra tradizione religiosa e cultura popolare. La Befana, con il suo sacco di doni o di carbone, ricorda che la bontà va coltivata ogni giorno, e che ogni gesto di attenzione verso gli altri ha valore».

E così, tra carbone dolce e cioccolata calda, tra preghiera e risate, la Valle d’Aosta celebra la fine delle festività natalizie con lo sguardo rivolto al nuovo anno. La Befana passa di casa in casa, di cuore in cuore, portando un messaggio semplice ma profondo: la gioia di dare, la memoria delle tradizioni e la luce della fede non devono mai spegnersi, neanche nelle notti più fredde di gennaio.

In questa fusione di sacro e profano, di aneddoti e devozione, di risate e riflessione, l’Epifania valdostana ricorda a tutti che la tradizione non è mai solo storia: è vita vissuta, partecipata, condivisa, pronta a trasmettere insegnamenti antichi alle nuove generazioni. E chissà, tra una scopa e un sacco di doni, c’è sempre qualche bambino – e qualche adulto curioso – che alza lo sguardo al cielo, sperando di intravedere la stella cometa che guidò i Re Magi.

je.fe.

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