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CRONACA | 03 gennaio 2026, 12:05

Crans-Montana, la tragedia e il tempo dell’attesa: l’appello dei docenti dei Diritti umani

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sulla tragedia di Crans-Montana, richiamando istituzioni e comunità internazionale al rispetto della verità, della dignità delle vittime e alla responsabilità nella prevenzione e nella comunicazione

ph.rsi

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Non può essere archiviata come una semplice notizia di cronaca la tragedia che ha colpito Crans-Montana, causando decine di vittime, numerosi feriti in condizioni critiche e un numero ancora incerto di dispersi, tra cui cittadini italiani. A dirlo è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che prende posizione con un intervento netto, improntato a un forte senso di responsabilità civile e istituzionale.

Il presidente del CNDDU, professor Romano Pesavento, sottolinea come l’evento interpelli direttamente le istituzioni sul piano della tutela dei diritti fondamentali:

«Si tratta di un evento che non può essere relegato alla sola dimensione della cronaca, ma che chiama in causa il diritto alla vita, alla sicurezza e alla dignità della persona».

In queste ore dominate dall’incertezza informativa, il Coordinamento richiama con forza il tema del cosiddetto “tempo dell’attesa”, quel limbo doloroso che separa una notizia dalla sua conferma ufficiale. Un tempo che, secondo Pesavento, diventa esso stesso una forma di sofferenza:

«Il tempo dell’attesa priva le famiglie del diritto alla certezza e le costringe a vivere in una sospensione emotiva e giuridica che le istituzioni hanno il dovere di riconoscere e alleviare».

Emblematica, in questo senso, la vicenda del giovane Emanuele Galeppini, ancora formalmente inserito tra i dispersi in attesa di identificazione scientifica. Un caso che, per il CNDDU, impone prudenza e rispetto assoluto:

«Il diritto alla verità e alla riservatezza deve prevalere su qualsiasi forma di anticipazione non fondata su dati certi. Quando sono coinvolti giovani e minori, la tutela della dignità personale e familiare non è negoziabile».

Accanto al tema della comunicazione, il Coordinamento solleva interrogativi stringenti sul piano della prevenzione e della sicurezza. Il diritto all’incolumità personale, viene ricordato, impone standard rigorosi nell’organizzazione di eventi pubblici e privati, soprattutto in ambienti chiusi e ad alta concentrazione di persone.

«La gestione dei flussi, i piani di emergenza, i controlli preventivi e la formazione del personale non possono essere considerati aspetti accessori, ma responsabilità istituzionali centrali», afferma Pesavento.

Da qui l’appello alle autorità italiane e svizzere affinché le indagini in corso siano condotte con la massima trasparenza, rapidità ed efficacia, nel pieno rispetto dello Stato di diritto. Il CNDDU chiede che venga chiarito ogni aspetto della dinamica dell’incendio e di eventuali omissioni o negligenze, rafforzando la cooperazione internazionale già avviata.

Non meno importante, secondo il Coordinamento, è il sostegno alle famiglie delle vittime, dei feriti e dei dispersi, che non può limitarsi alla fase emergenziale:

«Il supporto psicologico, legale e umano deve essere strutturato e duraturo, capace di accompagnare nel tempo l’elaborazione di un trauma così profondo».

Infine, uno sguardo al ruolo della scuola e del sistema educativo, chiamati a trasformare una tragedia in occasione di crescita civile:

«Promuovere una cultura della prevenzione e della responsabilità significa formare cittadini consapevoli, capaci di comprendere che sicurezza, legalità e rispetto delle regole sono presìdi essenziali di civiltà».

Nel dolore, nell’incertezza e nell’attesa, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova così il proprio impegno a difesa della dignità della persona, del diritto alla verità e della memoria delle vittime, affinché da Crans-Montana nasca una rinnovata assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e della società tutta.

je.fe.

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