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ATTUALITÀ POLITICA | 24 giugno 2022, 08:30

SUL "TRUC LA MURA” UN’AVVENTURA DA RACCONTARE

A cura di Lodovico Marchisio con la collaborazione di Roberta Maffiodo e Walter Marchisio

La Mura con suo segnale di vetta

La Mura con suo segnale di vetta

Partito in solitaria giovedì 25 ottobre 2018 (un ricordo che a tutt’oggi non mi abbandona mai) verso l’una da Condove, comune all'imbocco della Val di Susa della Città Metropolitana di Torino. Dopo aver parcheggiato in fondo a via Matteotti, imbocco la mulattiera del “Truc La Mura” (o “Le Mura”) per lasciarla dopo circa 200 metri verso destra in corrispondenza di un’edicola religiosa con a lato una panchina.

Il sentiero segnato in blu “devalla” verso Caprie e il pilone votivo fa da spartiacque tre le due località della bassa valle di Susa. Proseguendo per un’esile traccia che si perde nel fitto del fogliame (sempre a destra di chi sale da Condove), ci si trova sulla lunga cresta che termina verso il piano sopra la “ex cava di Caprie” dove vi è un reticolato che segnala il pericolo dell’incombente residuato della cava.

Ma per raggiungere il punto culminante (che il mio altimetro segnalerà, una volta arrivato, forse in eccesso per variazioni termiche, la quota di 673 m) il cammino è lungo e periglioso in quanto la traccia si perde in un sentierino attualmente impercorribile invaso da spine e caduta di rami, dovuti allo spaventoso incendio del 2017, di cui vi sono tuttora (a distanza di 4 anni da quando l’ho salito) evidenti tracce, aggravato altresì dall’incendio notturno scatenatosi nei boschi tra Condove e Caprie, le cui fiamme sono divampate intorno alle 2 di notte e sono proseguite fino alla mattina di sabato 25 agosto del 2018, quando sono state sedate dai valorosi vigili del fuoco della val di Susa.

Va da sé che le tracce del sentiero che conducevano in vetta si perdono in questo marasma di rami caduti e delle spine che (rinate per prime) hanno invaso il passaggio. Per raggiungere la cima da Condove non vi è quindi altro sistema, ancora oggi, che proseguire lungo la cresta composta da evidenti affioramenti rocciosi, senza lasciarsi ingannare da sporadiche frecce bianche dipinte chissà da chi, confusamente, su alcuni risalti rocciosi, in maniera molto sporadica e non continuativa che pertanto non indicano la via da seguire, ma confondono solamente l’escursionista.

La logica quindi porta a seguire la cresta libera da spine che però costringe a salire e scendere ogni risalto roccioso (e sono ben quattro le varie anticime da scavalcare) per scendere obbligatoriamente e non comodamente in vista del prossimo salto nei punti meno scoscesi. Pur avendo con me uno spezzone di corda e qualche rinvio con fettucce da infilare eventualmente attorno a qualche masso, proseguo “in libera” per avanzare tempo.

Dove però mi trovo in maggiore difficoltà è tra un torrione e l’altro perché devo comunque purtroppo scendere nella zona boschiva e attraversare parti invase da spine e rami caduti che ostruiscono il passaggio e occludono ogni possibilità di proseguire speditamente. Facendomi largo tra le spine arrivo in vista dell’ultimo salto dove un palo di ferro e il recinto (con cartelli di pericolo), prima citati, mi segnalano con certezza che sono giunto sul lato più orientale della cima, dal versante di Caprie anche identificato come “Rocca della cava”. Davanti  a me si vedono solo il vuoto e il fondovalle e a lato la Rocca Bianca di Caprie, di poco più elevata.

Dal parcheggio alla cima, a causa dell’intervallo impiegato per farmi largo tra le spine e scavalcare con prudenza i salti rocciosi, calcolare 2 ore circa. Essendo solo le 15 ho ancora più di 3 ore di chiaro per tornare da dove sono partito, visto che è impensabile l’idea di scendere direttamente nei pressi di Caprie.

Ma la smania di raggiungere la vetta ad ogni costo gioca brutti scherzi, tanto più che avevo allora 71 anni già sul groppone e non si dovrebbe mai avventurasi da soli in luoghi che non si conoscono, anche se ho salito nella mia vita molte cime oltre i 4000 metri e arrampicato in valle un po’ dappertutto. Ripercorrere a ritroso il percorso dell’andata diventa estenuante, eppure ogni volta che tento di evitare la cresta rocciosa, m’infilo in grovigli di spine che mi bloccano il passaggio e le ore trascorrono veloci. Quando finalmente inizio a vedere in basso i primi caseggiati di Condove sono le 17 passate e il sole comincia ad imbrunire.

Per la fretta di non farmi cogliere dal buio, sprovvisto di pila frontale e avendo un cellulare vecchio stampo, senza torcia incorporata, cerco di scendere direttamente l’ennesimo salto roccioso, quando improvvisamente un appiglio cede e mi trovo a cadere nel vuoto.

A brandelli dopo una caduta

Mi frenano la caduta i pantaloni che si squarciano completamente e mi arresto 4 metri più in basso, sotto una provvidenziale crepa nella roccia colma di rovi che (sembra ridicolo dirlo) mi fanno da cuscino e mi frenano dal volare molto più in giù con esiti ritengo fatali. La mano destra, il gomito e il ginocchio sinistri, sanguinano copiosamente, ma se avessi perso coscienza, lì nessuno mi avrebbe potuto mai trovare. Così senza perdermi d’animo risalgo in libera il salto roccioso e una volta in cima chiamo il 118.

Il validissimo soccorso alpino valsusino si mobilita subito e conoscendomi di “fama”, appreso che posso camminare, m’invitano di continuare a scendere il più possibile finché è chiaro. Miracolosamente raggiungo il pilone votivo e qui, più rilassato, posso attendere il volontario che mi sorregge fino a valle e mi presta le prime cure fino all’arrivo della Croce Rossa di zona, i cui volontari con altrettanta abnegazione mi bloccano l’emorragia capillare dei vari tessuti e mi provano tutti i valori essenziali mentre mi conducono all’ospedale di Susa dove vengo curato in maniera encomiabile in quanto i medici mi ricuciono le parti ferite e mi praticano un “Check­up” completo per scongiurare ogni tipo di frattura o emorragia interna, mentre gli inservienti mi lavano e mi ripuliscono completamente e gli infermieri mi praticano tutti i prelievi e le incombenze necessarie.

Dimesso il giorno seguente, dopo attenti esami, con una sola costola lesionata a parte le varie ferite superficiali ben ricucite, non ho parole sufficienti per ringraziare dovutamente tutti gli intervenuti. Caparbiamente, nonostante le patologie attuali che ben conoscete, guarito anche dal Covid, chiedo all’amica Roberta Maffiodo di Caprie, se secondo lei esiste ancora una via di salita da questo versante che resta il più diretto, in quanto evita il lungo attraversamento di cresta da Condove, se si riuscisse a sbucare in vetta oltre il reticolato un tempo posto sulla cima (ora dimesso).

Caprie vista da La Mura

Ma nelle mie condizioni attuali, pur con immutato desiderio di ascenderla e trovare la via più diretta, spine, grovigli di sterpaglie, alberi caduti e intoppi di ogni genere che bloccano il cammino, ci costringono a desistere perché anche da qui il sentiero non esiste praticamente più. Ci torniamo però ancora una volta il 15 giugno 2022 e stessa sorte è accaduta a mio figlio Walter che con Roberta e me siamo tornati sull’unica cresta che sarebbe percorribile se adeguatamente ripulita. Partendo da Caprie abbiamo percorso via Peroldrado vicino al pilone di Via Borgata Chiodo.

Si segue da questo versante una traccia verso destra fino a imboccare un ripido sentiero con sbiaditi segni rossi fino a raggiungere la prima anticima (ore 1), dalla quale mio figlio Walter si è ricongiunto alla via da me percorsa 4 anni fa per pervenire in solitaria sulla cima principale e poterci ragguagliare definitivamente. In discesa, noi lasciato Walter, continuiamo verso il pilone votivo che collega Caprie con Condove devallando sulla destra verso “Case Giuliani “ e un po’ più sotto dove ci sono le “Case Comba”.

Il pilone votivo con l'immagine della Madonna del Rocciamelone

Da qui si raggiunge la strada che conduce al paese ovvero a Caprie (totale, ore 2). Roberta Maffiodo in quel posto serbava tanti ricordi della sua infanzia mentre aiutava i suoi genitori a portare al pascolo le sue adorate caprette e ricorda i suoi cari che la conducevano su quella montagna che amava tanto. Ora la natura ha invaso ogni passaggio e solo la giovane età di Walter (39 anni) e le sue capacità alpinistiche l’hanno fatto arrivare però fino sulla vetta più alta che si sporge sulla cava di Caprie.

Il punto culminante del Truc La Mura

Ma a che prezzo? Pieno di graffi per i rovi e pungitopo, ha seguito per tirarsi fuori dai guai, in discesa una via alternativa sul lato di Condove in prossimità dei resti del Castello del Conte Verde, trovando il percorso ostruito da diversi insediamenti urbani costruiti sulle pendici di questa montagna. Quindi con quest’ultimo sopralluogo ormai c’è la sicurezza assoluta che il Truc La Mura, è impercorribile. Peccato, perché sarebbe (se fosse resa agibile) una bella cresta rocciosa ed è anche la sommità che sovrasta l’abitato di Caprie. Volevamo dedicare un sentiero che conducesse su fino alla cima per ricordare con rimpianto infinito un ragazzo speciale che suonava nella banda locale. Il suo nome era Luca Croce, mancato prematuramente a soli 48 anni ed era il volto della musica, ma più in generale il volto del volontariato per una comunità, quella di Caprie, alla quale ha sempre dato tutto se stesso. Il suo cuore ha cessato di battere domenica 22 maggio 2022 a causa di un brutto male che aveva scoperto sul finire dello scorso anno, e che nel giro di pochi mesi, nonostante un’operazione e le numerose cure, se l’è portato via. I funerali sono stati celebrati martedì 24 nella chiesa parrocchiale di Caprie: ad accompagnarlo, nell’ultimo viaggio, c’erano i suoi famigliari e molti amici, a cominciare da quelli con cui ha condiviso tante avventure musicali, dalla Società filarmonica Giuseppe Verdi all’Ice’s Eyes Band, dove ha sempre suonato la batteria. Caprie lo ricorderà per tutta la vita. Da tutti noi: “Ciao Luca”.

Walter in cima da solo (15 giugno 2022)

Ma Walter non si arrende e sta ripulendo da solo sommariamente la traccia da noi individuata, mettendo nei punti più critici degli spezzoni di corda. Potrebbe essere uno sprone per iniziare davvero un percorso che valorizzi questa montagna e ne daremo notizia appena questo tentativo di rivalorizzazione artigianale sarà concluso, con relativa documentazione fotografica  …

ascova

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