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ECONOMIA | 10 giugno 2022, 14:56

Per albergatori valdostani situazione problematica per mancanza personale

Gérard (Adava) “situazione difficile, ma dobbiamo trovare il modo tutti insieme di rendere maggiormente attrattivo il nostro settore”. La ricerca del personale dipendente per affrontare la stagione estiva si è dimostrata un’impresa sempre più difficoltosa nel settore turistico ricettivo valdostano

Filippo Gérard, presidente albergatori valdostani

Filippo Gérard, presidente albergatori valdostani

“La ricerca del personale sta diventando un’impresa sempre più ardua e le cause non sono riconducibili ad un solo fattore, ma ad un insieme di motivi che ci obbligano a correre ai ripari. Nonostante abbia sicuramente giocato un ruolo importante, non è sufficiente indicare come capro espiatorio il solo reddito di cittadinanza o semplicemente dire che dobbiamo pagare di più i nostri collaboratori”. il Presidente dell’Adava, Filippo Gérard, commenta quanto emerso da una indagine conoscitiva tra i propri associati voluta per avere un quadro aggiornato della situazione, ma anche di cercare di indagare quali siano le cause che rendono poco attrattivo il settore alberghiero.

Al questionario hanno risposto poco più di 230 strutture ricettive, di cui l’80% ha risposto di avere maggiori difficoltà nel reperimento del personale rispetto al 2019, anno pre-covid.

Alla domanda “Attualmente sei riuscito a completare l'organico della tua azienda?”, il 72% ha risposto di no, al 63% di questi mancano ancora da 1 a 3 persone per completare l’organico.

Venendo ai settori in cui si sono riscontrate le maggiori difficoltà abbiamo in ordine: 33% sala/bar, 26% cucina, 19% housekeeping.

“E’ da evidenziare – si legge nella nota di accompagnamento - che la maggior parte delle strutture che hanno risposto forniscono vitto (80%) e alloggio (75%); e relativamente alla durata della stagione e ai mesi di lavoro offerti, il 44% ha dichiarato di offrire oltre i 4 mesi, il 35% da 2 a 3 mesi e il 21% da 3 a 4 mesi”.

La stragrande maggioranza degli intervistati (85%) ritiene che la crisi nella ricerca del personale sia un problema strutturale e che le principali motivazioni siano:

1)    differenza troppo bassa tra reddito da lavoro e altre forme di assistenzialismo (50%)

2)    cambiamento nell’approccio relativo al valore attribuito al tempo libero (36%)

3)    retribuzioni non adeguate rispetto al numero di ore e al sacrificio richiesto (14%)

La riduzione della tassazione in particolar modo sul personale stagionale e sugli straordinari è stata indicata dall’81% del campione come soluzione per migliorare la situazione, mentre la maggioranza (60%) non è d’accordo con l’inserimento di una mancia obbligatoria a carico dei clienti da girare ai lavoratori ad integrazione della retribuzione.

Soluzione interessante è invece stata individuata nell’avvio di collaborazioni con scuole alberghiere al di fuori dell’Italia e dell’Europa, con il 52% che ha risposto “Sì” e 46% “Forse”.

Gérard spiega che “Molti lavoratori che prima della pandemia lavoravano nel nostro settore si sono riversati su altri settori, non sempre ottenendo retribuzioni maggiori, ma spesso non lavorando nei weekend o nei periodi delle festività”.

Per molti altri c’è stato invece un vero e proprio cambio di paradigma che ha cambiato totalmente l’approccio relativo alla propria vita e al valore attribuito al tempo libero, magari da dedicare alla propria famiglia (e questo è ancora più vero per i nostri collaboratori che vengono da fuori Valle).

“L’unica soluzione per uscire da questa impasse – rimarca Gérard - è creare le condizioni di attrattività del settore a 360°: su questa tematica esiste già un tavolo di confronto nell’ambito del Consiglio per le Politiche del lavoro e credo che solo da lì e da un ragionamento congiunto tra tutte le parti rappresentate in quella sede si possano individuare le iniziative da mettere in campo”.

L’analisi dell’indagine evidenzia, infine, che l’(0% delle strutture ricettive offrono il vitto  ed il 75% l’alloggio (75%).

“Questa situazione – commenta Filippo Gérard - a differenza di altre realtà: ad esempio gli alberghi nelle città d’arte, per le attività stagionali rappresenta un aumento rilevante dei costi per il personale da parte degli imprenditori che, a fronte della detrazione del valore convenzionale giornaliero previsto dal contratto di lavoro pari a 16 centesimi di euro per la colazione, 90 per il pranzo e 1 euro per il pernottamento, sono obbligati a reperire le soluzioni abitative sul mercato al costo degli affitti turistici”.

 

 

pi.mi.

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