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CULTURA | 13 gennaio 2022, 10:30

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Appuntamento settimanale del giovedì con Gianfranco Fisanotti sui temi dell'autonomia valdostana, sulla sua evoluzione, sulla sua involuzione, sui personaggi che hanno creato le premesse e su chi non ha saputo valorizzarla

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Il “memorandum” del Presidente Dino Vierin volge alle ultime battute con riflessioni sul quadro normativo di riferimento e sulle relative criticità per superare la scadenza nel 2029 delle concessioni della CVA. Viene esaminata l’azione della Regione VDA e, con essa, la relazione della Commissione speciale sui possibili scenari volti a garantire le migliori condizioni di operatività della CVA. Il Prof. Vierin ci parla della nuova Commissione Paritetica e dello schema di una norma di attuazione risolutiva ed in linea con la direttiva dell’Unione Europea, fermo restando che sono tutt’ora in vigore i vincoli della legge Madia. Siamo di fronte a tematiche di rango costituzionale difficili da tradurre in nuove possibilità di mantenimento della demanialità delle acque valdostane in capo alla Regione Valle d’Aosta: occorre un impegno imponente e collegiale tale da indurre il Parlamento della Repubblica ad allineare le competenze statutarie della Valle d’Aosta in materia di concessioni di derivazione d’acqua a quelle del Trentino Alto Adige. Seguirà la conclusione sul riordino delle competenze (“un percorso difficile ed aleatorio”), sulle soluzioni alternative, su una “opzione ulteriore” con l’invito ad evitare la “Politique politicienne” ed infine sulle fonti del “Rapporto” presentato al SAVT e poi aggiornato. Sono molti, infine, gli interrogativi sulla capacità dell’attuale classe politica di affrontare e di risolvere il “Caso CVA” così vitale e strategico per l’economia della Valle d’Aosta, malgrado il dichiarato impegno di tutte le parti politiche.

COME SI E’ MOSSA LA REGIONE?

Così delineati il quadro normativo di riferimento  e le connesse problematiche o  criticità, che cosa è stato fatto per superarle?  

Nel dicembre 2016, il Consiglio Valle aveva dato avvio al processo di quotazione della CVA. Tale processo è stato, in seguito, dapprima provvisoriamente sospeso per l’esigenza di approfondire il dettaglio fornito in sede di presentazione del primo documento di registrazione e poi sospeso definitivamente nel dicembre 2018.

E ciò, a fronte della costituzione di una Commissione speciale per l’analisi delle sue determinazioni in relazione ai seguenti tre scenari riguardanti la CVA: società interamente pubblica, società quotata in Borsa o altre forme societarie.

Nel marzo del 2019, lo stesso Consiglio, approvando una mozione avente per oggetto la “Predisposizione di uno schema di norma di attuazione dello Statuto speciale della Valle d’Aosta in materia di utilizzo delle acque a scopo, idroelettrico” ha impegnato il Governo valdostano a sottoporre tale proposta alla Commissione paritetica.

GLI SCENARI

La Commissione speciale, al termine dei suoi lavori, ha presentato al Consiglio Valle una relazione nella quale, prospettaper la CVA, mettendone in evidenza i punti di forza e di criticità, i possibili seguenti scenari:

a) quotazione di una parte delle azioni (30/35%) su un mercato regolamentato di Borsa italiana;

b) norma di attuazione dello Statuto per esentarla dall’applicazione della legge Madia;

c)  mantenimento dello status attuale;

d) cessione delle azioni ad un altro operatore privato.

La stessa commissione ha poi concluso, osservando come “emergano due possibili scenari atti a soddisfare la necessità di garantire le migliori condizioni di operatività della CVA, a beneficio della comunità valdostana. E cioè, uno relativo all’approvazione di apposite norme di attuazione e l’altro che preveda la quotazione in Borsa di una parte delle azioni, fermo restando la proprietà della Regione sulla maggioranza del pacchetto azionario.

Nella risoluzione approvata nel maggio 2019, al termine del dibattito sulla relazione suddetta, il Consiglio Valle,ha impegnato, quindi, il Governo valdostano:

-  a proseguire, con sollecitudine, il percorso della norma di attuazione. Percorso ulteriormente ribadito da una successiva risoluzione del luglio 2019, che ha auspicato procedure particolari nella riassegnazione delle autorizzazioni delle grandi derivazioni per una società che sia interamente pubblica, organo strumentale della Regione;

- a predisporre uno specifico disegno di legge per consentire la ripresa dell’iter di quotazione di CVA, con la previsione di alcuni nuovi elementi: la fissazione della percentuale massima collocabile, la riserva di una quota da destinarsi all’azionariato popolaree, prima della sua approvazione,  il dare corso all’iter di un referendum consultivo.

SOLO BUONI PROPOSITI E LA CRISI POLITICA

Ritornando alle deliberazioni del Consiglio Valle, possiamo dire che si tratta, senza alcun dubbio, di buoni propositi, anche se di natura quasi esclusivamente programmatici e, quindi, non ancora attuati.

In  Regione, si è poi, nel frattempo,  aperta una crisi politica. Crisi che, nel febbraio 2020, ha portato allo scioglimento del Consiglio regionale ed all’indizione di elezioni anticipate che, causa pandemia, si sono svolte solamente nell’ottobre dello stesso anno.

Nell’ambito della legislazione d’emergenza per il contrasto alla diffusione del Covid-19, il termine del 31 marzo 2020 è stato poi prorogato al 31 ottobre 2020 e, per le Regioni, come la Valle d’Aosta,  interessate da elezioni regionali nel 2020 di ulteriori sette mesi decorrenti dalla data di insediamento del nuovo Consiglio regionale, il termine – per noi il 1 giugno 2021 -  per l’emanazione da parte delle regioni della disciplina sulle modalità e le  procedure di assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni d’acqua a scopo idroelettrico.

LA NUOVA COMMISSIONE PARITETICA

Il Consiglio regionale ha provveduto alla nomina dei componenti di parte regionale nella  nuova Commissione paritetica solamente nel giugno di quest’anno e la stessa si è insediata il successivo 3 agosto. All’attenzione della stessa è stato riproposto il testo,  già inviato nel giugno 2019, di una bozza di schema di norma di attuazione in materia di concessioni di derivazione d’acqua. Tale bozza, la cui versione definitiva – non conosciuta - è all’attenzione dei ministeri competenti, dando piena attuazione alla competenza concorrente,  prevede:

- la titolarità in capo alla Regione della disciplina, con legge regionale da approvarsi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della norma di attuazione, delle modalità e delle procedure di assegnazione delle concessioni;

- l’aggiunta, oltre alle tre ipotesi stabilite dal decreto semplificazioni, della possibilità di assegnare le stesse a società a totale controllo  pubblico, costituite per soddisfare preminenti interessi generali connessi alla produzione dell’energia nel territorio regionale.

Per contro, in base alla direttiva dell’UE che impone al demanio di concedere i suoi possedimenti con gare aperte ed a equo prezzo, nel disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza approvato dal Consiglio dei ministri il4 novembre u.s., si è ribaditoche le procedure di assegnazione delle concessioni devono svolgersi secondo parametri competitivi, equi e trasparenti e che il percorso di assegnazione dovrà essere avviato entro il 31 dicembre 2022.Dopodiché, in caso di ritardi, interverrà il Governo, promuovendo l’esercizio di poteri sostitutivi.

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Così delineato il contesto di riferimento, possiamo, ora, fare il punto della situazione e giungere alla conclusione.

Per quanto riguarda i vincoli della Madia, gli stessi sono tutt’ora in vigore. Gli emendamenti presentati in Parlamento sono stati sinora sempre bocciati, Neppure lo schema di decreto sottoposto all’esame della Paritetica prevede una deroga alla stessa-. Per contro, i limiti imposti dalla legge regionale sono stati rimossi con la previsione della sua non applicabilità alla CVA.

Per l’eventuale quotazione in Borsa di Cva o anche solamente di un società del gruppo – tempo previsto pari o superiore ad un anno – è necessario approvare un nuovo provvedimento legislativo. Per la presentazione di tale  provvedimento, ancora da formulare, non è chiaro se si voglia aspettare la conclusione dell’iter di approvazione della norma di attuazione. In ogni caso, alla luce della risoluzione del luglio 2019, prima di essere esaminato ed approvato dal Consiglio Valle, lo stesso, con l’osservanza dei relativi tempi procedurali, dovrà essere sottoposto a referendum consultivo.

Gian Franco Fisanotti

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