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CRONACA | 24 dicembre 2021, 09:52

Aiguille de Bonalè - Guglia di Bonalè

A cura di Lodovico Marchisio

Aiguille de Bonalè

Aiguille de Bonalè

Anni fa il Comune di La Salle ci aveva concesso di transitare con la nostra jeep nel Vallone di Planaval, sino all’alpeggio di Bonalè con copia trasmessa agli atti alla stazione forestale di Pré Saint Didier e Stazione carabinieri di Morgex.

Questo permesso era allora stato richiesto per verificare con calma la parte alta del percorso in esame, rifare la segnaletica (ometti) viste le poche tracce che conducono al Colle di Bonalè e documentare con più esattezza salite di vie normali come questa che per troppa noncuranza e a volte pressapochismo, vengono mal descritte e declassate, quasi chi scrivesse avesse paura di essere svilito se scende a più modesti livelli di valutazione oggettiva descrivendo, magari solo per troppa sicurezza personale, in maniera non approfondita questi itinerari sui quali occorre procedere invece con estrema prudenza, raccontando le cose come stanno e non temendo di essere pignoli, dando anzi importanza ai classici “Mauvais pas”.

Il rifugio Bonalè

In questo caso mi riferisco alla cresta esposta da entrambi le parti che dal Colle di Bonalè conduce (destra di chi arriva al Colle) al passo chiave e cioè al caminetto – canale che permette in quest’unico punto di superare senza eccessive difficoltà tecniche, ma solo con sicurezza di piede ed assenza di vertigini, lo zoccolo roccioso che cinge da ogni parte questa curiosa e stupenda montagna.

Scrivendo su alcune guide: EEA senza dare sufficienti spiegazioni dei pericoli oggettivi da affrontare, sembra quasi voler declassare questa salita a una via escursionistica, che potrebbe trarre in inganno escursionisti che amano tali guglie dalle parvenze estetiche fatalmente attraenti, ma che non vanno sottovalutate per i punti esposti con frequenti sfasciumi e rocce poco stabili sospese su considerevoli abissi, su cui si transita.

Il passo chiave per salire

Un grazie ai compagni di cordata: Giampiero Salomone e Susanna Siddiqui.

Scheda Tecnica:

Difficoltà: Media difficoltà (F+) NB. Richiede molta attenzione al passo “chiave”

Materiale occorrente: Spezzone di corda da 30 metri, imbragatura, qualche moschettone e cordini

Tempo di salita: Dal parcheggio di Planaval 5 h

Tempo di discesa: 4 h

Altezza massima raggiungibile: (Vetta): 3201 m

Dislivello: 1500 m circa

Possibili pernottamenti: Alberghetti a “La Salle”

Accesso: Autostrada per Aosta, Uscita a La Salle, strada per Planaval (Planavalle 1750 m) 

Annotazioni: La Via normale non è contrassegnata da numeri o segnavia, ma solo da ometti in parte da noi ripristinati 

Segno di vetta: Ometto in pietra sul punto più elevato

Ultimo tratto verso la cima

Salita: Considerando che abitualmente se non si devono fare particolari sopralluoghi tecnici come quello da noi effettuato anni or sono, si sale a piedi da Planaval, anche perché i permessi vengono giustamente rilasciati solo per effettive ricerche, eccovi l’itinerario da fondovalle. Da Planaval imboccare lo sterrato che si diparte sulla destra e che percorre il vallone lungo la sua destra idrografica compiendo alcuni tornanti fino alle case di Bantin e che, dopo un tratto quasi pianeggiante, perviene all'alpeggio di Bonalè (2340 m).  

Da tale alpeggio si traversa su mammelloni erbosi (zona di pascolo) interamente l'ampia conca acquitrinosa in direzione NO, sino alla base del vallone che divide la Grande Rochère dalla nostra meta. Risalire proprio sotto la vasta balza rocciosa dell’Aiguille de Bonalè, alla base di alcuni evidenti canaloni detritici. Tenersi sulla destra su un declivio erboso (almeno questo e l’itinerario che abbiamo valutato meno ripido) proseguendo a zig-zag e poco più in alto innalzandoci diagonalmente lungo il pendio, sino a guadagnare l'imbocco di un valloncello ove sembra più facile scavalcare per immetterci nel lunare e aspro vallone che conduce al Colle di Bonalè.

Quindi evitare di risalire il sovrastante ripido dosso erboso che muore contro la balza rocciosa perché è ben più agevole entrare come prima specificato, poco più in basso in suddetto vallone. Risalire quindi tra grossi massi e quasi impercettibili canyon scavati dall’acqua, l’ampio vallone che conduce al Colle di Bonalè. Poco prima del colle un nevaio permanente fa da ottimo riferimento per muovere verso la sua direzione (sinistra di chi sale) individuando poco più in alto una traccia evidente scavata nella terra che sempre più ripida sale verso l'ormai sovrastante colle di Bonalè (2925 m). Quello che colpisce qua giunti è l’asprezza, a prima vista, tetra del luogo.

Il tratto finale con la valle sotto

Sull’opposto versante vi è la Val Ferret e da qui se è sereno si gode di un’impagabile vista sul Monte Bianco e Grandes Jorasses. Ma non bisogna distrarsi. Se tutto il vallone risalito è accattivante per la sua selvaggia bellezza, dal lato opposto vi è un vallone quasi verticale, dirupato e con scivoli ghiacciati che incutono veramente timore. A destra si ha finalmente sentore della cresta da percorrere.

All’inizio una traccia s’incunea tra piccole aree verdi e rocce, che diviene meno marcata quando la cresta si assottiglia. Sul nascere conviene percorrere una stretta ma evidente cengia sul lato della Val Ferret (opposto a quello di salita), ma subito dopo, essa si perde su caotici blocchi di frane e strapiombi che cadono a picco sulla vallata menzionata. A questo punto conviene scavalcare la cresta anche se si fa via-via più stretta ed aerea e percorrerla quasi camminando sul lato di Planaval da cui siamo saliti (I° grado).

Se è indispensabile assicurare a corda i meno esperti e chi soffre di vertigini, è comunque consigliabile a tutti procedere in cordata (fa fine, non impegna ed evita spiacevoli e fatali scivolate).

Si giunge così alla base di uno stretto ed evidente canalino roccioso che sulle prime si supera diagonalmente tra un masso e l’altro (tracce) fino a quando si chiude verticalmente per i restanti 10 metri circa che richiedono tale superamento con passaggi di 2° grado.

Esso sbuca sui pendii sommitali della montagna, ormai sopra la balza rocciosa che d'ora in poi si lascia percorrere quasi agevolmente, seguendo tracce non sempre evidenti tra ampie zone detritiche. Tenendosi preferibilmente a sinistra (lato di salita), senza però sporgersi troppo sui dirupi della Val Ferret, si giunge fino ai 3201 metri dell'Aiguille di Bonalè. Il punto culminante si trova spostato un po’ a sinistra su un cucuzzolo roccioso sormontato da un ometto. Sulla destra, poco più in basso della cima raggiunta, una lama rocciosa sporgente sul vuoto, è la prospettiva che caratterizza dal basso questa affilata guglia. Tutt’intorno a noi il vuoto regna sovrano.

In vetta

Discesa: È prudente, come abbiamo fatto noi, lasciare un segno visibile in prossimità del canale di discesa perché tracce sbagliate conducono sopra gli strapiombi basali e dato che l’unico punto vulnerabile della montagna e percorribile è lo stretto canalino, guai non individuarlo (ricostruito da noi nei pressi anche un ometto per maggior sicurezza).

Per il resto si percorre fedelmente il percorso dell’andata scendendo assicurati sia il canale che la cresta che ci riporta nei pressi del colle. Da qui all’Alpe Bonolè scendere senza percorso obbligato per gli ampi dossi erbosi e detritici e poi per lo stesso itinerario di salita si fa ritorno a Planaval.

ascova

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