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CULTURA | 21 novembre 2021, 11:00

LIBRARTE: Francisco de Zurbarán e la “Natura morta con limoni, arance e una rosa”

A cura di Manuela Moschin del blog www.librarte.eu e del gruppo Facebook Storie di Libri di Pasquale Cavalera https://www.facebook.com/groups/storiedilibriCOM/

LIBRARTE: Francisco de Zurbarán e la “Natura morta con limoni, arance e una rosa”

Buongiorno in arte 🎨

Oggi vi parlo del pittore spagnolo Francisco de Zurbarán (1598-1664) che fu, assieme a Velázquez e a Murillo, uno dei protagonisti del siglo de oro spagnolo. Zurbarán, artista profondamente religioso, solitamente è noto per i suoi ritratti raffiguranti soggetti sacri, soprattutto di santi e monaci dal carattere particolarmente spirituale. C’è un dipinto che mi colpisce moltissimo che ho potuto ammirare dal vivo. Si tratta dell'opera intitolata “S.Francesco in meditazione” 1635-39 conservato alla National Gallery di Londra, un vortice di forti emozioni particolarmente commovente.

 

Oltre a ciò il pittore rappresentava anche nature morte, se così si può dire, poiché il risultato acquisito è tutt’altro che spento. Al contrario direi che si potrebbero definire “nature vive”, poiché sono caratterizzate da un naturalismo caravaggesco alquanto realista. È dallo sfondo scuro che emergono soggetti dettagliati, dotati di un effetto luministico sorprendente, ottenuto mediante contrasti di luce e ombra che ne esaltano la forma. Anche l'opera intitolata "Natura morta con limoni, arance e una rosa" contiene temi cristiani aventi un significato simbolico, in cui la disposizione realizzata in tre gruppi di soggetti è alludente alla Santissima Trinità.

 

C’è un interessante volume dello storico dell’arte prof. Tomaso Montanari intitolato "L'ora d'arte" nel quale l'autore esprime per questo dipinto una grande ammirazione:

”Su un tavolo lucidissimo di legno poggiano un piatto di metallo con quattro limoni, un cesto di vimini colmo di frutti e fiori di arancio, e infine una tazza piena d’acqua, al centro di un piatto che contiene acqua a sua volta, e a cui è appoggiata una rosa senza spine. E tutto questo si staglia su uno sfondo scurissimo: quasi fossero intarsi di pietre colorate su una pietra nera e lucida…” “E, con le sue mani e il suo pennello, Francisco ci ha donato per sempre i suoi occhi, il suo sguardo, la sua intelligenza poetica del mondo. Di fronte a questo quadro noi siamo un po’ Francisco Zurbaran: perché ne possediamo, un po’, gli occhi. E un po’ il cuore, e la fantasia."

Credo che Whistler sia stato veramente illuminato nel rispondere in questo modo, è stato davvero geniale.

A tal proposito scrisse E.H.Gombrich:«Eppure è strano vedere quanti punti gli avversari di questa triste vicenda giudiziaria avessero in comune. Entrambi erano profondamente insoddisfatti del loro ambiente squallido e brutto. Ma mentre Ruskin, più anziano, sperava di portare i propri contemporanei ad apprezzare meglio il bello, sollecitando il loro senso morale, Whistler divenne una figura di primo piano del cosiddetto “estetismo”, secondo il quale la sensibilità artistica è l’unica cosa seria nella vita”.

A cura di Manuela Moschin curatrice della pagina Facebook e Blog www.librarte.eu

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