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ECONOMIA | 25 ottobre 2021, 10:28

Giornata mondiale del risparmio: in due anni sono aumentati risparmi e povertà

Giovedì 21 ottobre si è celebrata la Giornata mondiale del risparmio, giunta all’edizione numero 97, organizzata ogni anno dall’Acri, l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa. Quest’anno il tema è stato “Risparmio privato e risorse europee per la ripartenza del Paese”

Giornata mondiale del risparmio: in due anni sono aumentati risparmi e povertà

In due anni sono cresciuti risparmio e povertà. Insieme. Questo significa che la pandemia ha allargato le disuguaglianze esistenti e ha scavato un solco fra quanti hanno mantenuto reddito, e destinato a risparmio quello che non poteva andare in consumi, e quanti hanno visto peggiorare la propria situazione economica e hanno attinto ai risparmi che avevano per andare avanti ogni giorno.

Nel suo discorso per la giornata, il presidente di Acri Francesco Profumo ha fatto il punto, fra l’altro, sul risparmio degli italiani (quello a oggi fermo in liquidità) e sulle disuguaglianze che la pandemia ha accentuato.  Le risorse accantonate dagli italiani ferme sui conti correnti, che avevano continuato a crescere nel corso dell’ultimo decennio, hanno registrato un fortissimo incremento nei mesi della pandemia, arrivando a sfiorare i 1.800 miliardi di euro – Le chiusure forzate del biennio 2020-2021, imposte per contenere la diffusione del contagio da Covid-19, e il generale clima di incertezza, causato dalla pandemia, hanno decisamente contratto i consumi degli italiani.

Come conseguenza, i risparmi sono cresciuti a una velocità mai vista prima. Anche le imprese, ha aggiunto, hanno smesso di investire. C’è dunque una «gigantesca liquidità privata, ferma sui conti correnti». Se l’incertezza ci spinge a non rischiare e a tenere bloccati i risparmi sul conto, è la fiducia e la speranza nel futuro che ci sprona a liberare le risorse per contribuire a un processo più grande – ha detto il presidente Acri – La campagna vaccinale – pianificata e realizzata con successo – sta accompagnando la generale ripartenza del Paese. Il riavvio delle attività, le progressive riaperture dei luoghi di svago e di aggregazione, la riattivazione delle scuole in presenza… Tutto questo può contribuire a diffondere un clima di crescente fiducia e speranza, prerequisito indispensabile per sbloccare i risparmi e riavviare gli investimenti.

Ma durante la pandemia non è cresciuto solo il risparmio. È aumentata anche la povertà. A fronte dello scenario di crescita del risparmio c’è un altro dato da ricordare che è cresciuto vertiginosamente in questo biennio: la povertà – Alcuni lo hanno definito un paradosso.  La pandemia ha semplicemente svelato un Paese lacerato da profonde disuguaglianze economiche, sociali e territoriali, e ha inoltre contribuito ad allargare ulteriormente i divari esistenti. Da qui i numeri impietosi che fotografano lo stato della povertà in Italia. Oggi ci sono 2 milioni di famiglie in povertà assoluta, pari al 7,7% del totale e il valore più alto dal 2005, ha ricordato il presidente Acri. Ci sono oltre 5,6 milioni di poveri.

I “nuovi poveri” che per la prima volta hanno chiesto aiuto per mangiare solo oltre 450 mila. Questo vuol dire che l’accumulazione dei risparmi a cui facevo riferimento ha interessato solo una parte – numericamente consistente – dei nostri connazionali, ovvero quelli che hanno un lavoro dipendente a tempo indeterminato in aziende medio-grandi, che lavorano nel pubblico o sono pensionati. Per tutti loro, a parità di reddito percepito, la contrazione dei consumi si è tradotta in una crescita del risparmio.

Al contrario, lavoratori precari, autonomi, commercianti e tutti i cittadini in difficili condizioni economiche, in questi mesi hanno dovuto ricorrere – laddove possibile – ai risparmi accumulati in precedenza. A questi si aggiungono tutti coloro, soprattutto donne, che hanno perso o hanno dovuto rinunciare al lavoro per dedicarsi alla cura di bambini o anziani.

Bruno Albertinelli

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