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Chez Nous | 12 luglio 2021, 07:00

Servizi (di)sociali

Giusto occuparsi di chi è in difficoltà ma è doveroso occuparsi anche di chi subisce disagi si chi è assistito dai servizi sociali

Servizi (di)sociali

L’assistenza sociale comprende l’insieme di compiti della pubblica amministrazione consistenti nella fornitura di prestazioni, normalmente gratuite, dirette all’eliminazione delle disuguaglianze economiche e sociali all’interno della società.

Tutto giusto, anche perché i servizi sociali nascono da ideali umanitari e democratici; i valori sui quali si fonda la mission sono la giustizia sociale, i diritti umani, il rispetto delle diversità, la responsabilità collettiva, l’uguaglianza e la dignità di tutte le persone.

Di più, l’assistenza sociale si occupa di elaborare misure efficaci per la prevenzione, la riduzione o, nella migliore delle ipotesi, l’eliminazione delle condizioni di disagio, che siano di natura economica o sociale; per questo gli  interventi si inseriscono in una sfera che riguarda sia la salute fisica che il benessere psicologico, sociale e relazionale. Dunque l’obiettivo finale è abilitare gli individui a sviluppare il proprio potenziale.

Tutto bene; tutto democratico; tutto giusto.

Ma cittadini che per loro fortuna non devono essere assistite dai servizi sociali è giusto che subiscano i disagi provocati di chi è seguito dai servizi sociali? Penso proprio di no. In redazione giungono continue proteste di chi quotidianamente deve fare ‘i conti con le angherie’; di chi deve sopportare a causa di chi, seguito dai servizi sociali, non ha alcun rispetto per i vicini di casa.

E questo avviene soprattutto nei condomini ‘misti’ dove la proprietà privata dovrebbe convivere con la proprietà pubblica ovvero con l’Agenzia regionale edilizia residenziale che ha in carico un patrimonio di alloggi da gestire ma che mille ragioni non ha capeinza finanziaria, né di organici ma deve dar corso alle politiche della Regione.

Troppo speso i servizi sociali poca attenzione fanno alle questioni igienico sanitarie, al decoro alla quiete pubblica che è un diritto. Per ribadire: l’assistenza sociale comprende una serie di attività finalizzate alla fornitura di prestazioni, normalmente gratuite, dirette all’eliminazione delle disuguaglianze economiche e sociali all’interno della società. In altre parole, comprende un insieme di attività che hanno come scopo quello di dare assistenza a persone che versano in situazioni di bisogno (famiglie, bambini, anziani, immigrati, soggetti con problemi di tossicodipendenza, ecc.).

Tutto bene, tutto giusto. Ma spesso in molti casi i servizi sociali diventano un diservizio sociale nei confronti di chi non è assistito. Eppure l’art. 659 Cp, prevede che chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi.

La giurisprudenza è univoca nel ritenere configurato il reato contravvenzionale di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone allorquando i rumori, eccedenti la normale tollerabilità, siano virtualmente in grado di infastidire un numero indeterminato di persone.

Di più, con riferimento alle immissioni rumorose in condominio, queste non solo non devono arrecare disturbo alla quiete degli occupanti gli appartamenti superiori o inferiori, ma anche agli occupanti gli appartamenti in condominio.

I servizi sociali ne tengano conto e l’Arer solleciti a Regione per essere messa in condizioni di tutelare i diritti di tutti i condomini che gestisce; che siano assistiti o proprietari.

 

piero.minuzzo@gmail.com

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