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CRONACA | 25 novembre 2020, 16:01

Morte coniugi Mattioli nella frana in Val Ferret, il gip si è riservato la decisione sul proseguimento processuale

Morte coniugi Mattioli nella frana in Val Ferret, il gip si è riservato la decisione sul proseguimento processuale

Bisognerà attendere ancora per conoscere il destino del procedimento penale per il decesso dei coniugi Mattioli, travolti dalla frana che il 6 agosto 2018 si abbatté sulla strada comunale della Val Ferret, a Courmayeur, seminando morte e distruzione. Oggi, mercoledì 25 novembre, in tribunale ad Aosta (in videoconferenza causa Covid), si è tenuta l’udienza per discutere l’opposizione proposta dai legali dei familiari delle vittime contro la richiesta di archiviazione presentata lo scorso anno dal pm Eugenia Menichetti del fascicolo a carico dell’allora sindaco della nota località turistica, Stefano Miserocchi, indagato per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravissime, reato omissivo improprio e disastro colposo per frana e messa a rischio dei pubblici trasporti.

Il gip incaricato, Giuseppe Colazingari, si è riservato la decisione, che comunicherà in un secondo tempo. Vincenzo Mattioli e Barbara Gulizia, 71 e 69 anni, di Milano, che da tempo passavano le vacanze a Courmayeur dove avevano una casa, quel giorno erano di ritorno da un’escursione ed erano appena saliti sulla loro Panda, parcheggiata pochi metri oltre il ponte sulla Dora della Val Ferret, quando, verso le 17, 30, furono investiti da una grossa colata detritica formatasi lungo il torrente Margueraz in concomitanza con una pioggia intensa: una valanga di fango e detriti che travolse diverse auto con i loro occupanti e anche pedoni. Ma se le altre persone sono miracolosamente sopravvissute cavandosela con politraumi, non è stato così per la coppia milanese, che non ha avuto scampo.

La Procura di Aosta ha aperto un procedimento indagando il sindaco di Courmayeur in virtù della sua posizione di garanzia, ma il sostituto procuratore, dopo le indagini svolte dal Corpo Forestale valdostano e dopo il deposito della consulenza tecnica affidata alla geologa Elisabetta Drigo, ha ritenuto che non si potesse imputargli alcuna responsabilità. Nonostante l’inchiesta abbia fatto emergere diverse lacune nel piano comunale di protezione civile, che per inciso nella circostanza non era stato neppure attivato, per gli inquirenti l’evento non era connotato dagli imprescindibili requisiti di prevedibilità e prevenibilità. Posizione su cui nell’udienza odierna, a sostengo della richiesta di archiviazione, ha battuto anche il legale dell’imputato, asserendo che un fenomeno di tale portata distruttiva non era prevedibile e che, comunque, non si sarebbe potuto intervenire su un’area così vasta.

Tesi contrastata con forza dai figli delle vittime che, per fare piena luce sui fatti e ottenere giustizia, tramite la consulente personale Sara Donati, si sono affidati a Studio3A-Valore Spa, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che li assiste unitamente all'avvocato del Foro di Padova Alberto Berardi. Il quale, dopo l’opposizione, ha presentato un’articolata memoria difensiva in cui confuta le conclusioni della Procura, ponendo l’accento su una serie di contraddizioni, che ha riproposto quest’oggi davanti al giudice e che peraltro sono state supportate anche dai legali degli altri danneggiati superstiti, intervenuti a loro volta in video-conferenza. L’avvocato Berardi ha obiettato che quell’evento di “debris flow”, ossia la colata detritica, rientrava in realtà pienamente nella classe degli avvenimenti prevedibili in quel sito, dove si erano già verificati episodi consimili, anche nell’entità, nel recente passato, ragion per cui anche quello del 6 agosto doveva essere previsto in quella zona specifica.

Il legale si è anche soffermato anche sul temporale che non sarebbe stato idoneo a causare un fenomeno di tale devastazione e a richiedere un’allerta meteo. In verità, la Regione Valle d’Aosta aveva inviato già nel 2009 ai Comuni il “Sistema di allertamento per rischio meteorologico, idrogeologico e idraulico”, in cui li si invitava a informarsi costantemente sulle previsioni meteo consultando il bollettino regionale, essendo possibile “che eventi non particolarmente significativi, come temporali d’intensità non rilevante, possano provocare fenomeni puntuali di dissesto o allagamenti in situazioni di particolare vulnerabilità territoriale”: esattamente quanto accaduto quel 6 agosto. Ma Berardi ha puntato anche sulla evitabilità “specifica” della tragedia, imputando al sindaco non solo la mancata adozione di qualsivoglia cautela nel caso di specie, né di natura eccezionale né ordinaria, ad esempio chiudendo la strada, ma anche e soprattutto la scelta da parte del Comune da lui rappresentato di ubicare un parcheggio, quello dove i coniugi Mattioli hanno trovato la morte, in un luogo laddove il rischio frana è ancora maggiore rispetto al tratto stradale.

Di qui dunque la rinnovata richiesta del legale dei Mattioli al gip di formulare l’imputazione per i reati ascritti al sindaco, in quanto (anche) autorità territoriale di protezione civile, o, in via subordinata, di ritrasmettere il fascicolo al pm per un ulteriore approfondimento delle indagini sulle varie questioni sollevate.

red. cro.

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