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Chez Nous | 05 settembre 2020, 12:00

Procella elettorale

Dopo il 21 settembre il mosaico politico valdostano sarà formato da frammenti di forze e movimenti politici tutti determinanti per la formazione di una qualsiasi maggioranza

Procella elettorale

In praesens autem, summo cum paterni animi angore cernimus novam, acerrimamque huic Augusta Praetoria impendere procellam.

Nelle circostanze presenti poi, con profonda angoscia dell'animo paterno notiamo che una nuova e furiosa tempesta incombe su questa Valle d’Aosta; così parlerebbe l’autodefinito Divino Otelma se fosse interpellato sul futuro della Petite Patrie in relazione all’attuale situazione politica.

Infatti, il 20 e 21 settembre i valdostani sono chiamati al voto per eleggere il Consiglio regionale, i sindaci, i vice sindaci e rinnovare gran parte dei Consigli Comunali.

Anche se i Comuni sparsi sul territorio ed i loro sindaci e amministratori rappresentano la forza del Popolo Valdostano, l’attenzione politica è rivolta a Piazza Deffeyes e al Comune di Aosta.

Al Comune di Aosta si guarda con grande attenzione con la speranza di un rinascimento dopo cinque anni di decadenza che ha sfiorato l’oscurantismo. Si guarda alle elezioni del Comune di Aosta con la speranza di vedere rifiorire la bellezza della nostra Capitale, lo sviluppo di attività culturali, la crescita di una rinnovata comunità civile, la consapevolezza di chi amministra la cosa pubblica che lo deve fare con responsabilità e attenzione alle richieste dei cittadini.

Ovviamente del consiglio comunale e giunta uscenti non si può fare di tutta l’erba un fascio: tanti i consiglieri impegnati anche se spesso sono stati inascoltati dal timoniere e dalla sua seconda che hanno lasciato la zattera in balia delle onde. Così come per gli assessori tra i quali Luca Girasole (Stella alpina) e Delio Donzel (Uv) che hanno fatto un ottimo lavoro ma non sono in lista. Per Delio Donzel, grande artefice della raccolta differenziata dei rifiuti, l’Uv ha ripetuto il medesimo errore commesso quando ha deciso di non ricandidare Alberto Bertino Follien e Bruno Giordano lasciando così il gruppo sguarnito di memoria storica e conoscenze amministrative; ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Altro discorso è per Luca Girasole, assessore ai servizi sociali attento ai bisogni dei giovani e degli anziani che ha svolto un enorme lavoro per dare dignità alle fasce deboli e creare momenti di aggregazione generazionale.

Faceva parte dell’elenco dei candidati della Stella alpina, lista che sosteneva i candidati sindaco, Gianni Nuti, e vice sindaco, Josette Borre, espressi dalla coalizione Aosta 2020 formata da Alliance, Progetto civico progressista e Uv.

Della coalizione avrebbe dovuto far parte anche al lista della Stella alpina, ma a causa di un irregolarità formale è stata esclusa dalla competizione elettorale. Si potrebbe dissertare sul perché la lista della Stella Alpina è stata esclusa dalla Commissione prima, dal Tar di poi e definitivamente dal Consiglio di Stato, mentre per analogo errore formale altri Tribunali è stato giustificato e le liste contestate ammesse alla competizione.

Rimane il fatto che chi sbaglia paga; o quanto meno dovrebbe pagare. In questo caso a sbagliare sono stati i vertici del movimento i quali, però, si sono guardati bene dal rassegnare le dimissioni, ancorché formali e di solidarietà agli amministratori, agli assessori che erano stati ricandidati e a tutti coloro che erano disposti a metterci la faccia per rissolevare le sorti di Aosta.

Ma dai vertici del movimento silenzio assoluto. Chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto. E questo non è un buon segnale per la comunità che ancora una volta deve prendere atto che chi è al timone lo tiene ben saldo mentre chi è penalizzato per responsabilità di chi manovra la barca altro non può fare che leccarsi le ferite morali e politiche.

E tutto questo favorisce l’arrivo di una violenta procella elettorale che sarà rinforzata dall’esito del voto per le regionali.

E’ facile prevede, anche senza consultare l’autodefinito Divino Otelma, che dalle urne uscirà una situazione peggiore dell’attuale. Avremo un Consiglio spezzatino, con pochi primi attori e tante comparse. Un cast buono solo per garantire instabilità politica. Insomma sarà una ripetizione mal riuscita della legislatura che si è conclusa la cui agonia è stata prolungata dal covid-19.

Per questo prepariamoci a tornare a votare tra un anno o nella primavera del 2022 perché nessuno, nemmeno l’autodefinito Divino Otelma, può spiegare perché chi ci ha portato allo scioglimento anticipato del Consiglio dopo il 21 settembre sarà capace di trovare intese solide e durature.

Dopo il 21 settembre il mosaico politico valdostano sarà formato da frammenti di forze e movimenti politici tutti determinanti per la formazioni di una qualsiasi maggioranza. Questo produrrà una enorme quantità di condizionamenti, di vendette politiche, personali e trasversali.

E a farne le spese sarà la Petite Patrie ed il suo Peuple.

Ma se vogliamo evitare la procella elettorale guardiamo al voto utile e non a quello delle promesse. Votiamo chi ha già dimostrato coerenza, forza ideologica, progettualità e capacità.

Fermiamo la procella che incombe sulla nostra Petite Patrie.

piero.minuzzo@gmail.com

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