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CRONACA | 08 luglio 2020, 11:08

Traffico illecito di rifiuti, la Dda sequestra terreni di società a Champdepraz; cinque indagati

I sequestri sono stati effettuati dalla Guardia di finanza

I sequestri sono stati effettuati dalla Guardia di finanza

Un'area di 17 mila metri quadrati nel territorio di Champdepraz, nei pressi del torrente Chalamy, è stata sequestrata preventivamente dalla Guardia di finanza nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Torino per traffico illecito di rifiuti. Il reato è contestato a Luigi Berger, Attilia Buillas, Gianluca Berger, Paola Allietto e Federica Berger, che secondo gli inquirenti coordinati dal pm torinese Valerio Longi sarebbero "legati da vincoli di parentela e forti della titolarità delle quote societarie della Costruzioni stradali Bgf srl, della Servival srl e della Alfatech srl". Sono inoltre in corso perquisizioni da parte dei finanzieri del Gruppo Aosta finalizzate a trovare ulteriori elementi di prova.

"Il tutto trae origine - fanno sapere le Fiamme Gialle - da un procedimento penale instaurato presso la procura della Repubblica di Aosta", a cura del pm Eugenia Menichetti, "conclusosi con la formulazione, a carico degli indagati, della richiesta di Decreto penale per abuso edilizio e discarica abusiva". Si tratta dell'inchiesta sulla discarica di Pompiod, conclusasi nei giorni scorsi con quattro indagati e per due di loro è stato infatti chiesto decreto penale di condanna.

L'intera area, spiega la Finanza, "di proprietà della società Alfatech Srl, è stata utilizzata per lo scarico di oltre 10 mila tonnellate di fresato d'asfalto, materiale che, oltre a dover essere smaltito in altro modo, è stato destinato a finalità e usi non consentiti dalla normativa vigente, mantenendo, pertanto, la qualifica di rifiuto. Tale pratica illecita, oltre al risparmio dei costi di smaltimento del conglomerato bituminoso, avrebbe anche permesso la riqualificazione, mediante sollevamento del piano di campagna, di un'area ubicata nel conoide del torrente Chalamy, il tutto in assenza delle prescritte autorizzazioni".
Per la Dda "gli indagati hanno creato un articolato sistema di gestione del rifiuto, occupandosi, senza il coinvolgimento di soggetti terzi, della creazione, del trasporto e del suo successivo deposito".


red. cro.

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