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Chez Nous | 16 maggio 2020, 12:00

Caro Alberto

PRUDENZA IL CORONAVIRUS E' IN AGGUATO -

Caro Alberto

Caro Piero

riconoscendoti l’indiscutibile merito di aver espresso pubblicamente molto tempo prima di me il tuo pensiero riguardo all’ineguatezza assoluta di quelli che hai definito politichini (riconosco che all’inizio non condividevo) affido alla tua attenzione la seguente riflessione in merito alla situazione tragica che stiamo vivendo.

Non mi stupisco più di niente!

Sono molto amareggiato ma non  più di tanto stupito della situazione in atto in Valle D’Aosta.

Non mi stupisco per l’atteggiamento dei governanti locali perché in fondo sono lo specchio del popolo che li ha votati.

Un popolo costituito in stragrande maggioranza da dipendenti pubblici da record mondiale in rapporto alla popolazione per cui la Sicilia è una dilettante in confronto.

Non mi stupisco pertanto dell’indifferenza della stragrande maggioranza dei valdostani di fronte a provvedimenti scritti da dirigenti strapagati, inamovibili e insindacabili che si appropriano pure della funzione dell’indirizzo politico per la manifesta incapacità di chi questi indirizzi li dovrebbe dare a loro.

Non mi stupisco che, di fronte a questa situazione senza precedenti che ha colpito duramente chi produce e che di fatto mantiene chi decide per loro, si possa aver il coraggio di presentare una bozza di progetto anticrisi a sostegno delle partite Iva che preveda indennizzi a fondo perso con procedure e tempi di erogazione da irresponsabili.

Avendo tutti costoro il culo al caldo, semplicemente se ne fottono della sorte e della vita di chi li ha mantenuti al di sopra dei loro meriti e di chi offre lavoro ad un comparto privato considerato da sempre da serie B, indegno di tutela.

Così molte imprese e molti lavoratori autonomi dovranno chiudere e con loro tanti rimarranno senza lavoro.

Questi sciagurati non si rendono conto che se minano la sorgente da cui scorre il fiume che permette loro di vivere nel loro mondo dorato anche loro molto presto spariranno.

Ma quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi.


Alberto Zucchi

Caro Alberto grazie. Grazie per riconoscermi di aver visto lungo anche se oggi devo confessarti che rivaluto chi pensavo non fosse all'altezza. L'oggi, infatti,  fa rimpiangere il ieri.

Condivido e sottoscrivo tutto quanto hai scritto salvo dissentire quando sostieni che i governanti sono “lo specchio del popolo che li ha votati”. Penso che i Valdostani siano una cosa e chi si assembra abusivamente Piazza Deffeyes nulla abbiano a che fare, per buona parte, con la Valdostanità.

Che colpa ha un elettore se esprime fiducia ad una personale che il giorno dopo cambia casacca e si inventa partiti e movimenti per mantenere la poltrona?

Che responsabilità ha l’elettore se il suo eletto si mette in berretto in testo e si sente un capostazione?

Cosa può fare l’elettore se quando l’eletto si prende il fischietto e pensa di essere, con grande supponenza, di essere il comandante dei vigili urbani?

Come può intervenire oggi l’elettore se chi ha eletto tradisce l’impegno preso al momento del voto?

Che colpa ha l'elettore se l'eletto in una squadra si mette in proprio?

Mi dirai che sarà necessario meditare a lungo prima di votare, quando si voterà. Anche su questo condivido.

Essendo tu un esponente politico ti faccio una proposta, che vale per tutte le altre forze e movimenti politici: alle prossime elezioni lasciate a casa tutti quelli, come scrivi tu, sciagurati che non si rendono conto che se minano la sorgente da cui scorre il fiume che permette loro di vivere nel loro mondo dorato.

Mettette in campo i sindaci che conoscono i veri problemi dei Valdostani. Mettete in campo imprenditori che sanno come funziona un’azienda. E gestire il pubblico è come gestire un'azienda all'insegna dell'efficieza, tempestica, priva di pastoie burocratiche.

Giustamente tu prendi in considerazione la questione economica, ma la stessa banda brancaleone cosa ha fatto sul piano sanitario?

Ha fatto tutto ed il contrario di tutto. Se stiamo uscendo dall’emergenza, se il coronavirus è stato debilitato, se tanti Valdostani non sono morti è grazie al senso di responsabilità di medici, infermieri, personale sanitario che si sono assunti responsabilità che non erano loro ma che hanno sopperito con capacità professionalità e dedizione alle carenze e manchevolezze di troppi inamovibili fedeli alla filosofia ‘fin che la barca va lasciala andare’.

Deluso dalla politichetta di questi ultimi mesi ho ripreso a rileggere la storia della Valle d’Aosta. Ad ogni pagina che leggo, soprattutto di André Zanotto, di Bernard Janin, di Marco Cuaz  e del monumento della storia valdostana J.-B. De Tillier, mi rendo conto delle ragioni per le quali la Valle d’Aosta è scaduta a meno di una regione a statuto ordinario, fatto salvo quello che resta del riparto fiscale.

Mi permetto di suggerire a Luciano Caveri, che si occupa della programmazione Rai VdA, di ripescare dalle teche Rai e riproporre le puntate della trasmissione televisiva di Marco Cuaz, voluta da Gianni Bertone, curata e realizzata da Stefano Viaggio, ‘La Valle d’Aosta e la sua storia’. Farebbe cosa buona e utile per tutti, soprattutto per chi si dice autonomista ma è più centralista di un sistema dittatoriale.

Parafrasando alcune affermazioni di Emile Chanoux nel 1941, di nuovo la Valle d’Aosta ha toccato il fondo per colpa di quanti definendosi autonomisti e regionalisti immolano l’autonomia alla dea poltrona e agli dei  denaro e potere.  

Caro Alberto ho la convinzione che i Valdostani siano impegnati in una guerra subdola perché invisibile, senza eserciti, senza bombardamenti rumorosi e devastanti. Tante, tantissime vittime senza nome, o rappresentanza. Tutto questo per l’arroganza, la supponenza, la sicumera, di chi è convinto di avere diritto di vita e di morte sui Valdostani mortificandoli e umiliandoli con comportamenti irresponsabili.

I Valdostani sono stati svuotati di capacità decisionale, gestione diretta di beni e servizi. Tutto questo nell’indifferenza dei più e nell’ottusa ubriacatura delle forze autonomiste, che nei vari livelli istituzionali in cui hanno governato si sono chinate supinamente alla burocrazia, al ricatto del qualunquismo e della demagogia permanenti.

Per il momento i Valdostani hanno perso una battaglia ma sicuramente vinceranno la guerra.

Sempre più frequente si fa vivo il tarlo dell’abbandonare tutto. Ma poi penso che un’altra Valle d’Aosta è possibile.

Caro Alberto pensaci.

 

 


piero.minuzzo@gmail.com

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