“Il documento di Chivasso costituisce una pietra miliare nella storia dell’antifascismo; ma qui ci dobbiamo chiedere se esso trascenda la contingenza storica nel quale fu ideato, e se possa quindi costituire un punto di riferimento anche per noi oggi, in una prospettiva che è rivolta a un mondo sempre più complesso socialmente, economicamente e culturalmente”. Lo ha detto il Presidente della Regione, Augusto Rollandin, aprendo i lavori del Forum “Dalla Dichiarazione di Chivasso all’Autonomia speciale delle Regioni Alpine (1943-2013)”, in corso di svolgimento a Cogne, ribadendo che “la dichiarazione di Chivasso è uno dei capisaldi dell’autonomia valdostana e del federalismo alpino”.
Nel chiedersi “Quanto sono ancora attuali i suoi contenuti , oggi?”, Rollandin ha ricordato: “La Dichiarazione fu concepita in pieno regime totalitario, reso più duro e opprimente dalla guerra in corso. Gli effetti di un ventennio di Fascismo erano poi particolarmente evidenti in un ambito ‘alpino’, economicamente fragile e assai diverso, sul piano culturale e linguistico, dal resto dello Stato italiano.
Sotto il profilo storico, la prospettiva nella quale deve essere letta la “Dichiarazione” è eminentemente federalista, ed è proprio nell’opuscolo di Émile Chanoux Federalismo ed autonomie che vanno ricercati la spiegazione e lo sviluppo dei temi affrontati a Chivasso nel 1943”.
Venendo ai giorni nostri ha osservato che “sotto l’aspetto economico, è fuori di dubbio che certi aspetti deteriori della globalizzazione e la cieca obbedienza alle leggi di mercato, a livello sia nazionale sia europeo, finiscono per avere effetti deleteri sulle economie delle zone economicamente meno forti, quali sono appunto le regioni alpine, a causa dell’idolatria degli aspetti puramente quantitativi dei fenomeni socio-economici”.
Quanto agli aspetti culturali, se da un lato i nuovi mezzi di comunicazione e d’informazione forniscono alle comunità minoritarie possibilità di espressione inimmaginabili settant’anni or sono, “d’altra parte – ha osservato il Presidente - diffondono modelli e valori che mettono in crisi i patrimoni di civiltà, di tradizioni e di comportamenti che si sono sviluppati a partire dalle concrete situazioni di vita vissuta. Si rischia così di cancellare l’esistente basato sull’esperienza e il sapere accumulati nei secoli, sostituendolo con falsi miti e realtà puramente virtuali, senza rapporto con la concretezza della ‘vita vera’, con le sue durezze e le sue difficoltà: e questo, naturalmente, riguarda non solo le nostre piccole realtà alpine, ma l’insieme del mondo contemporaneo”.
In questo scenario, per Rollandin, si conferma, in Italia, l’importanza delle Regioni a statuto speciale e delle Province Autonome “sia come riconoscimento delle specificità storiche, geografiche, economiche, culturali e linguistiche che ne motivarono l’istituzione; sia come esperienze-pilota di autogoverno utile a segnare la via per l’applicazione concreta del regionalismo, garantito dalla Costituzione, all’intero territorio nazionale”.
Augusto Rolladin ha immaginato per le Alpi il ruolo di “laboratorio politico e cerniera secolare che, attraverso l’incontro tra i loro popoli, rinsaldano il cuore dell’Europa”. Il riferimento alla macroregione delle Alpi della quale la prossima settimana, a Grenoble, si definiranno i confini istituzionali.










