l Decreto bollette delude i cittadini anche nella sua conversione in legge. Nessuno sforzo in più per aiutare le famiglie, passi indietro sul fronte ambientale.
Come previsto, il Governo ha posto la fiducia sul decreto bollette, un provvedimento molto atteso alla luce dei fortissimi aumenti di gas ed energia elettrica a cui stiamo assistendo, anche a causa della guerra in Medio Oriente.
Il conflitto, infatti, non sta sconvolgendo solo i prezzi dei carburanti, ma, a cascata, anche quelli di tutti gli altri beni, a partire da quelli di prima necessità come i prodotti alimentari. I dati ISTAT sull’inflazione lo testimoniano chiaramente.
Di fronte a questa situazione, i cui esiti restano incerti, il Decreto bollette, nella sua versione definitiva, è lontanissimo dal rappresentare una risposta significativa e di impatto immediato. I cittadini si aspettavano, dopo le promesse fatte, un provvedimento davvero in grado di aiutarli. Rimarranno delusi.
Per quanto riguarda gli aiuti concreti, il decreto non modifica sostanzialmente l’impostazione iniziale, precedente alla guerra, che già era stata giudicata del tutto insufficiente, anche in condizioni “normali”. Nonostante le richieste di ampliamento, viene confermato un bonus una tantum, limitato al 2026 e solo per l’energia elettrica, pari a 115 euro — un importo quasi dimezzato rispetto all’anno passato — destinato esclusivamente ai nuclei con ISEE fino a 9.794 euro (contro i 25.000 euro della soglia precedente).
Trova conferma anche il bonus a discrezione delle aziende, che potranno utilizzare la misura a fini pubblicitari. Una scelta che attiene alle logiche di mercato e che difficilmente dovrebbe trovare spazio in una legge dello Stato.
Le numerose richieste di rivedere in modo strutturale il sistema dei bonus sono state ignorate. Allo stesso modo, non trovano spazio interventi su oneri di sistema e IVA. L’unica eccezione positiva, dopo anni di pressioni anche da parte di Federconsumatori, è l’istituzione di un bonus per gli utenti del teleriscaldamento in condizioni di disagio economico, una platea finora ingiustamente esclusa.
Il decreto contiene anche alcuni elementi migliorativi. Vanno nella giusta direzione le restrizioni alle telefonate commerciali e al teleselling nel settore energia, spesso fonte di pratiche ingannevoli e dannose per i cittadini. Positivo anche l’obbligo di indicare in bolletta il nominativo dell’intermediario con cui è stato sottoscritto il contratto, così come il rafforzamento dei controlli sui dati del Sistema Informativo Integrato (SII), misura che mira a contrastare fughe di dati e abusi ai danni degli utenti.
Fortemente negativa, invece, la proroga delle centrali a carbone fino al 2038. Una scelta che appare strumentale, giustificata dall’emergenza internazionale, ma che di fatto segna un passo indietro sul piano ambientale e sanitario, confermando una visione energetica miope e ancorata al passato.
Infine, si torna a parlare di disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas (TTF/PSV), un tema da tempo sollevato. Tuttavia, il riferimento introdotto resta ancora vago e privo di un chiaro percorso attuativo.
Resta, in definitiva, l’impressione di un’occasione mancata: un provvedimento che avrebbe potuto segnare una svolta e che invece si limita a rincorrere l’emergenza, senza affrontarla davvero.













