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CRONACA | 23 gennaio 2020, 15:10

Condanne per 8 anni di carcere imputati crac Cannatà

foto repertorio

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Accogliendo le richieste del pm Luca Ceccanti, il gup Davide Paladino ha condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione Francesco Cannata', di 75 anni, e a due anni il figlio Vasco Cannata' (46). L'altro figlio, Milo Cannata' (42) ha patteggiato un anno e otto mesi. L'accusa di bancarotta fraudolenta e riguardava due società operanti nel settore delle forniture alimementari.

rancesco Cannatà 74 anni, esercente aostano e i suoi due suoi figli Vasco (45) e Milo (41), sono stati arrestati dalla Guardia di finanza di Aosta per bancarotta fraudolenta. La misura cautelare degli arresti domiciliari è stata disposta dal gip Giuseppe Colazingari su richiesta del pm Luca Ceccanti. Una quarta persona è indagata a piede libero.

L'inchiesta, si legge in una nota delle Fiamme Gialle, riguarda due società operanti nel settore delle forniture alimentari e dichiarate fallite nell'agosto 2016 e nell'agosto 2018 dal tribunale. Gli inquirenti hanno accertato distrazioni dai patrimoni aziendali per 2,5 milioni di euro.

I Cannatà gestivano discount a Sarre, Saint-Christophe e Pont-Saint-Martin; nell''agosto del 2018 nel corso di verifiche fiscali la Finanza individuò una base imponibile sottratta a tassazione per oltre 23 milioni di euro. I tre furono arrestati e denunciati per il reato fiscale di dichiarazione infedele.
Le indagini, fecero sapere le Fiamme Gialle, hanno permesso di "individuare oltre 2.200.000 euro trasferiti dalle fallite a favore di altre società, circa 200.000 euro trasferiti sui conti personali degli amministratori ed altri 100.000 euro circa impiegati per scopi assolutamente personali attraverso l'uso delle carte di credito aziendali (acquisto di capi d'abbigliamento presso noti outlet del nord Italia, smartphone, biglietti aerei, gioielli ed anche per il download di software e brani musicali dagli store apple ed android, nonché per il pagamento di cure odontoiatriche).

Altri 50.000 euro circa, infine, sono stati destinati a finanziare" una "nuova società, operante nel settore della ristorazione, riconducibile alla moglie di uno degli arrestati".

Oltre alla presunta evasione (quella ipotizzata per l'Iva è di 7,5 milioni di euro), è emerso che "le società erano in grave dissesto economico e gli amministratori del 'gruppo di società', per mascherare tale situazione, non hanno fatto altro che spostare le risorse finanziarie disponibili da una società all'altra, senza alcuna ragione giuridica od economica, in totale spregio dell'autonomia gestionale ed amministrativa che dovrebbe caratterizzare ogni singolo soggetto giuridico ed aggravando ulteriormente lo stato di decozione. Così facendo, la maggior parte dei debiti sono rimasti in capo alle società fallite, avviate così all'ineluttabile fallimento".

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