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Chez Nous | 28 dicembre 2019, 13:42

Se questa è l’Autonomia

Se questa è l’Autonomia

Lo spettacolo di oggi è tristissimo: stiamo scrivendo una pagina indegna della politica valdostana. Lo ha detto in aula la neo consigliera regionale Alessia Favre. E come darle torto. La mancata approvazione del Bilancio della Regione per l’anno 2020 di per sé non ha grandi ripercussioni sul piano  pratico; ha invece una enorme valenza sul piano politico per 35 consiglieri regionali, pagati lautamente, che per bagatelle da cortile non sono riusciti a trovare un’intesa in merito.

Gli interessi della Valle sono passati, per i 35, in secondo piano rispetto alla guerra in atto tra chi vuole sciogliere il Consiglio Valle per manifesta incapacità di formare una maggioranza stabile e solida, e chi invece alla sedia è attaccato. Ognuno si sente autorizzato, ad ogni stormir di fronde, cambiare casacca e a rifiutare le direttive dei rispettivi partiti.

I 35 di oggi ed i 35 consiglieri del maggio 2018 hanno di fatto sepolto l’Autonomia; hanno portato la politica valdostana ai livelli più bassi che si possono riscontrare in Italia. Sicuramente chi ha combattuto per l’Autonomia valdostano non immaginava che i suoi sacrifici fossero calpestati senza vergogna alcuna.

Quale credibilità può avere chi chiede di andare al voto per fare ciò che non riesce a fare oggi? E’ semplicemente un paravento per chi guarda ai proprio interessi.

Mi piace ricordare cosa scrisse Luciano Caveri il 18 maggio 2014 in occasione dell’anniversario dell’assassinio fascista di Emile Chanoux avvenuto nel 1944: “Non è un'immagine eroica ma distante quella che dobbiamo avere di lui, come se fosse un santino destinato nel tempo a perdere il colore o una persona cui sono dedicate piazze o vie, ma è nella realtà vittima di un oblio. Dobbiamo avere in lui, invece e sempre, un'acqua di fonte cui abbeverarci, sapendo che spetta ad ogni generazione fare la sua parte, senza aspettarci che altri dal passato ci risolvano il presente. Ma i riferimenti e gli esempi sono quelli che danno radici anche alle piante della politica contro gli incapaci, i disonesti e i profittatori, che avvolgono come piante parassite anche la nostra Valle d'Aosta. E che nessuno, soprattutto, pronunci il nome di Chanoux invano”.

Cosa rimane di Emile Chanoux? La risposta la fornì allora sempre Caveri: “Chanoux mi è stato descritto come un uomo semplice, intelligente e razionale, che aborriva da buon montanaro e da homme cultivé quella retorica fascista che, non solo con i suoi orpelli, ma anche con il volto feroce del Regime, aveva deciso di strangolare la libertà e l'identità del popolo valdostano. E lui, capendo da subito il concentrato di violenza del fascismo, non solo si era ribellato e aveva avuto un ruolo eminente nell'antifascismo, ma aveva posto sotto la sua ala e il suo magistero tanti giovani, guardando al di là del periodo triste e scuro che vivevano allora”.

E oggi riviviamo quel periodo triste e oscuro. Non c’è infatti bisogno di olio di ricino, fucilazioni, arresti e deportazioni per vedere morire la democrazia e la libertà. Un Popolo muore anche perché vengono meno i principi che sono la ragione del suo essere Popolo.

E questo avviene in Valle d’Aosta dove l’Autonomia, il Suo Statuto Speciale, le sue prerogative, le sue culture vengono calpestati e stuprati più volte al giorno. Un Popolo muore perché dimentica le sue origini.

Chi dei magnifici 35 conosce o ha anche letto il saggio Federalismo e autonomie di Emile Chanoux che sono la base della Dichiarazione di Chivasso?

Eppure tutti si riempiono la bocca di Autonomia. Ricordo che in qualche occasione lo storico Roberto Nicco disse grossomodo: “La Carta di Chivasso, si inserisce in un percorso secolare e più ampio di autonomia e di autogoverno: il tentativo di ricostruire lo Stato su basi federaliste. Essa rappresenta uno sforzo nella direzione di un percorso capace di portare alla radicale trasformazione dello Stato, che doveva essere volto a far sì che ogni persona potesse esprimere puntualmente se stessa all’interno della comunità, della nazione e dell’Europa".

È proprio sui valori etnici che si deve risorgere e  adeguarci alla realtà europea. Invece quella valdostana è diventata una politica negativa, basata sul principio che non esiste il Popolo.

Quella di oggi non è più Autonomia ma soggezione del Popolo valdostano ad una classe politica che calpesta e abiura le fondamenta dell’Autonomia valdostana.

SE questa è l'Autonomia.

piero.minuzzo@gmail.com

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