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CRONACA | 01 dicembre 2019, 12:03

Gli occhi di Camardella continueranno a vedere le montagne con la donazione delle cornee

Edoardo Camardella nell'ultima foto postata sul suo profilo facebook il 26 novembre

Edoardo Camardella nell'ultima foto postata sul suo profilo facebook il 26 novembre

Brilleranno negli occhi di qualcun'altro le cornee di Edoardo Camardella, 28enne di La Thuile, maestro di sci ed esperto di freerider morto ieri mentre sciava fuoripista dopo essere stato travolto da una valanga caduta sotto punta Helbronner, a 3.000 metri di quota vicino alla stazione di arrivo della Funivia SkyWay Monte Bianco.

I familiari hanno deciso di donarle alla Usl VdA per eventuale trapianto e hanno anche fatto sapere che al termine delle esequie del figlio (la data non è stata ancora stabilita), organizzeranno un'asta benefica dell'attrezzatura sportiva di Edorardo, il cui ricavato sarà devoluto al sostegno dei bambini malati di fibrosi cistica "per far sì che la sua passione - hanno detto - la sua vita, diano un senso a questa situazione irreale e dolorosa per noi tutti". 

Insieme a Camardella ieri mattina è morto anche il 32enne Luca Martini, di Finale Ligure (a lato i due amici e le operazioni di soccorso sulla valanga) ma così appassionato della montagna che da qualche tempo risiedeva a Chamonix. I due giovani sciatori sono stati falciati da una grande slavina che loro stessi e i loro tre amici scampati alla tragedia potrebbero aver provocato passando su un accumulo di neve ventata. La tempestività dei soccorsi non è servita: Camardella e Martini sono morti sul colpo, dopo essere stati trascinati a valle per 300 metri dalla forza d'urto della neve e sbalzati giù da un salto di roccia.

La morte di Edoardo Camardella ha destato profonda commozione a La Thuile; il sindaco, Mathieu Ferraris e l’Amministrazione comunale hanno espresso "cordoglio, vicinanza e le più sentite condoglianze ai parenti, amici ed alla comunità tutta, per la prematura ed improvvisa scomparsa del caro Edoardo".

Il sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi, a nome della comunità ha manifestato la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, alla comunità di La Thuile e all’associazione Maestri di sci valdostana. “La montagna è luogo sensibile, meraviglioso e a volte traditore come nella triste vicenda di oggi - ha commenta Miserocchi - i due giovani erano appassionati e conoscitori della montagna, una montagna che oggi ha manifestato il suo volto più duro”.
E sui profili social delle due vittime si susseguono i commenti di amici e altri appassionati di freerider: "Non è sciare, è volare", ha scritto un amico di Martini sintetizzando in poche parole la passione di due amici legati in vita e in morte dall'amore 'estremo' per la montagna.

 

 

p.g.

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