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AMBIENTE | 14 maggio 2019, 07:07

Legambiente e Tutela fiumi, 'torna il Far West delle centraline idroelettriche'

Legambiente e Tutela fiumi, 'torna il Far West delle centraline idroelettriche'

"Pare proprio che anche sul fronte della tutela dei corsi d'acqua naturali, non ci sarà il cambiamento promesso; il "Far West" delle centraline non finirà". Così inizia una nota del Coordinamento tutela fiumi diffusa da Legambiente della Valle d'Aosta.

"Il governo - prosegue il comunicato - sta per ripristinare proprio quegli incentivi al mini-idroelettrico che hanno permesso, negli ultimi dieci anni, la devastazione di moltissimi corsi d'acqua naturali e di interi ecosistemi sulle Alpi e sugli Appennini. Si parla, a livello nazionale, di circa 550 nuovi progetti già autorizzati per fare energia che di "verde" hanno ben poco. Saranno centinaia i corsi d'acqua interessati a livello nazionale.

Il Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi - Free Rivers Italia, che riunisce oltre cinquanta tra comitati e associazioni sulle Alpi e gli Appennini, fa notare che "il mini-idroelettrico, oltre ad avere un impatto devastante sugli ultimi torrenti ancora liberi, dà pure un contributo trascurabile al fabbisogno energetico nazionale. E riceve oltre un miliardo di euro di incentivi all'anno". Secondo il Gestore Servizi Energetici (la società che per conto del ministero dello Sviluppo Economico distribuisce gli incentivi), dal 2014 la produzione di energia idroelettrica è in calo. Nel 2017, in particolare, è diminuita nonostante nel 2016 siano entrati in funzione 538 nuovi impianti. "Ciò è dovuto a fattori meteorologici -  affermano gli ambientalisti - sono gli effetti del cambiamento climatico e le previsioni future suggeriscono che questa sarà la tendenza. Ma va evidenziato che, anche in presenza di precipitazioni più abbondanti e costanti, la produzione delle piccole centraline, le uniche per cui c'è ancora spazio, resta trascurabile. E non solo la fonte idroelettrica in Italia è oramai ipersfruttata, ma gli impianti di piccola dimensione risultano anche assai più costosi di altre fonti rinnovabili, come riportato nella Strategia Energetica Nazionale". Alla luce dei danni ambientali, l'Europa ha aperto una procedura di infrazione per il mancato rispetto della Direttiva Quadro Acque nei processi autorizzativi degli impianti.

"La realizzazione di nuove opere potrebbe dunque portare a una sanzione europea. Incentivando nuove centraline anche sui torrenti naturali, si rischierebbe quindi di dover far pagare due volte i cittadini, prima per gli incentivi, poi per un'eventuale infrazione comunitaria. Oltre il danno, la beffa. Vallate alpine e appenniniche integre potrebbero invece rappresentare il fulcro di nuove attività economiche, per lo sviluppo di un turismo lento e sostenibile, legato agli sport di acqua viva, sempre più apprezzati e ricercati. Vanno inoltre considerati i servizi ecosistemici, ovvero i vantaggi che la natura, in quanto tale, fornisce gratuitamente all'uomo e che bisognerebbe quantificare in termini monetari. Ma oggi, con l'annunciata reintroduzione dell'incentivo all’idroelettrico, la tutela degli ultimi corsi d’acqua integri nel nostro Paese rischia di essere compromessa, con l'aggravante che rispetto alla bozza Calenda del precedente governo, le tariffe in decreto sono state addirittura aumentate".

i.d.

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