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Chez Nous | 02 marzo 2019, 12:45

Fine di un ciclo

Fine di un ciclo

Ancora una volta la Valle d’Aosta è arrivata al capolinea.  Già era successo nel secolo scorso. Ma la Valle d’Aosta si è sempre ripresa. Ora è più difficile. E’ giunta ancora una volta alla fine di ciclo determinato dalla magistratura. Questa volta in modo ancor più grave perché il triplice suono di fischietto l’ha dato l’antimafia.

Pur senza essere giustizialisti è tempo di prendere atto della dissoluzione della Valle d’Aosta. Una dissoluzione causata da troppe ombre sull’agire della politica e dalle poche luci di un Popolo che ha perso la stella cometa della sua storia, della sua tradizione, della sua cultura, della sua ragione di essere.

Un popolo che scientemente per interesse ed egoismo personale ha calpestato l’Autonomia e che ora non può certo addossare responsabilità a questo o quel personaggio. Nella Petite Patrie si diventa potenti con i voti ed i voti li danno gli elettori e quindi le responsabilità, se responsabilità ci sono, sono da ripartire equamente tra eletti ed elettori.

E’ finito il tempo dei miraggi utopici e di conclusioni consolatorie. A nulla serve oggi ricordare il passato. Ripercorrere la storia di questo o quello o ingessarsi su ‘io l’avevo detto io l’avevo fatto’ è tempo perso. E’ tempo di riprendere in mano i libri e gli scritti dei padri dell’Autonomia. E’ tempo di riscoprire lo Statuto speciale. E’ tempo di leggere le frasi di Papa Francesco sulla politica o leggere l’opera di Giorgio La Pira.

L’antimafia, la magistratura, i giudici ordinari e contabili hanno scritto la parola fine. Qualunque siano le conclusione delle inchieste giudiziarie, penali e contabili si deve prendere atto che è tempo di voltare pagina.

Avvenimenti così dirompenti come quelli che sta vivendo la Valle d’Aosta meritano un'analisi più approfondita. Quando accadono, sono sempre conseguenza di cause profonde, anche se difficili da cogliere con la necessaria tempestività.

La politica dovrebbe rappresentare interessi, interpretare ideali, colmare il divario tra sogno e realtà, come ha detto Giovanni Floris, non può essere fatta solo sottolineando i vizi del proprio avversario. Ma proprio questo ha fatto la politica valdostana: è stata fatta solo sottolineando i vizi del proprio avversario.

Di brutte pagine la Valle d’Aosta ne ha lette tante, ma quella che stiamo leggendo che raccontano di infiltrazioni mafiose nelle istituzioni  è la più brutta. Saint Pierre e Aosta rischiano di essere sciolti per infiltrazioni mafiose. Saint Pierre e Aosta rischiano di comparire nell’elenco con San Luca in Calabria. E questo è davvero drammatico. Drammatico perché c’è chi è stato avvicinato per uno scambio di voti ma ha taciuto. Solo per questo dovrebbe essere rimosso.

L’inizio di un nuovo ciclo politico è possibile. Tutto dipende dai valdostani.

piero.minuzzo@gmail.com

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