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ATTUALITÀ POLITICA | 07 novembre 2026, 12:00

La genesi della politica valdostana: l'Union, una grande famiglia dalla quale si esce e alla quale si ritorna

Dalle scissioni alla Rèunion del 2024, la storia dell'Union Valdôtaine racconta una peculiarità della politica valdostana: una grande famiglia autonomista dalla quale si può uscire, allontanarsi e persino prendere le distanze, ma alla quale, spesso, si finisce per tornare. Cambiano i simboli e le alleanze, molto meno le persone e la cultura politica di riferimento

La genesi della politica valdostana: l'Union, una grande famiglia dalla quale si esce e alla quale si ritorna

In questi giorni Aurelio Marguerettaz è diventato il ventunesimo Presidente della Regione autonoma Valle d'Aosta. Un risultato ottenuto grazie a una maggioranza che ha saputo ricompattarsi attorno al suo nome e che conferma, ancora una volta, la straordinaria capacità dell'Union Valdôtaine di rimanere il perno della politica valdostana. Piaccia o no, questo è il dato politico più oggettivo emerso dall'ultima crisi regionale.

Per comprendere davvero ciò che accade oggi a Palazzo regionale occorre forse fare un passo indietro, molto indietro.

Dal 1949, anno della sua fondazione, l'Union Valdôtaine non è stata soltanto un partito: è stata una vera e propria scuola politica, un laboratorio di autonomia, un luogo nel quale si sono formate intere generazioni di amministratori, sindaci, assessori, consiglieri regionali e parlamentari.

Ed è proprio qui che inizia il paradosso valdostano.

Se osservassimo oggi i trentacinque consiglieri regionali e gran parte della classe dirigente degli ultimi decenni, scopriremmo che una quota significativa di loro è passata, direttamente o indirettamente, attraverso la galassia unionista. Alcuni sono rimasti fedeli alla casa madre per tutta la loro carriera. Molti altri, invece, a un certo punto hanno deciso di lasciare il nido.

La storia autonomista valdostana degli ultimi vent'anni è infatti costellata di scissioni.

Da una costola unionista sono nate esperienze come ALPE, l'Union Valdôtaine Progressiste e, successivamente, Alliance Valdôtaine. Più tardi sono arrivate nuove aggregazioni politiche, nuovi simboli, nuovi congressi e nuove promesse di discontinuità. Persino MOUV, nato come esperienza alternativa nel panorama autonomista, ha poi partecipato al percorso che nel 2024 ha portato alla cosiddetta «Rèunion», rientrando nell'alveo unionista.

A ben vedere, quella valdostana assomiglia meno a una competizione tra partiti diversi e più a una lunga saga familiare.

Ci si divide, ci si allontana, ci si contesta. Si fondano nuovi movimenti e si celebrano congressi che sembrano segnare rotture definitive. Poi, dopo qualche anno, ci si ritrova nuovamente seduti allo stesso tavolo.

La Rèunion del 2024 ne rappresenta forse l'esempio più emblematico: movimenti e personalità che per anni avevano rappresentato alternative all'Union hanno scelto di rientrare in una casa politica comune.

Naturalmente non tutti sono tornati. Alcuni hanno continuato il proprio percorso politico autonomamente; altri hanno scelto strade differenti, persino collocazioni lontane dalla tradizione autonomista storica. Ma il dato rimane significativo: gran parte dei protagonisti della politica valdostana contemporanea, indipendentemente dal simbolo che oggi rappresenta, ha avuto almeno una fase della propria vita pubblica riconducibile all'universo unionista.

Per questo la Valle d'Aosta possiede probabilmente un primato tutto suo.

A Roma si parla spesso di trasformismo e cambi di casacca come di una patologia della politica. In Valle d'Aosta il fenomeno assume quasi una dimensione antropologica.

Non perché i consiglieri passino continuamente da destra a sinistra o viceversa, ma perché gran parte dei cambiamenti avviene all'interno di una stessa area culturale: quella autonomista.

Cambiano i simboli. Cambiano i nomi. Cambiano le alleanze. Talvolta cambiano perfino gli avversari. Molto più raramente cambiano le persone.

E così può accadere che chi ieri sedeva all'opposizione dell'Union oggi governi con l'Union e che chi ieri lasciava il movimento, giurando che non sarebbe mai tornato, qualche anno dopo ne condivida nuovamente il percorso politico.

Forse è proprio questa la peculiarità della politica valdostana: una terra nella quale le rivoluzioni spesso assomigliano a separazioni consensuali, le scissioni a momentanei dissapori familiari e i ritorni a grandi pranzi di riconciliazione.

D'altronde, dopo oltre settant'anni di storia, l'Union Valdôtaine continua a dimostrare una caratteristica che pochi altri movimenti regionali italiani possono vantare con la stessa evidenza: perdere figli politici e riuscire comunque, prima o poi, a ritrovarne molti attorno allo stesso tavolo.

Come tutte le madri di famiglie numerose, probabilmente ha smesso da tempo di contare le porte sbattute. Ma continua ostinatamente a lasciare la luce accesa.

Vittore Lume-Rezoli

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