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ATTUALITÀ POLITICA | 05 novembre 2026, 20:58

Marguerettaz alla prova del Consiglio, tra voglia di ripartire e vecchie ferite politiche

La maggioranza punta su stabilità, continuità amministrativa e nuovo metodo di governo. Le opposizioni chiedono conto della crisi che ha portato alla decadenza di Testolin e avvertono: cambiare presidente non significa aver cambiato politica. Duro Carrel: «Restano gli stessi equilibri e lo stesso programma»

Marguerettaz

Marguerettaz

La Valle d'Aosta deve ripartire, ma il cambio al vertice della Regione non basta, da solo, a cancellare le tensioni politiche che hanno accompagnato la fine del governo di Renzo Testolin. È questo il filo rosso del dibattito in Consiglio Valle sull'elezione di Aurelio Marguerettaz alla presidenza della Regione. Da una parte una maggioranza che rivendica la necessità di ricostituire rapidamente un esecutivo operativo, approvare il bilancio e garantire continuità all'amministrazione; dall'altra minoranze che, pur dichiarandosi disponibili a un confronto sui provvedimenti, chiedono chiarezza sulle responsabilità della crisi e soprattutto segnali concreti di discontinuità nel metodo di governo.

A difendere la scelta di Marguerettaz è stato Michel Martinet dell'Union Valdôtaine, che ha parlato di una decisione dettata dal buon senso e dal pragmatismo. «La Valle d'Aosta ha bisogno di un governo regionale pienamente operativo, in grado di prendere decisioni e di fornire risposte concrete ai bisogni della popolazione», ha sottolineato, indicando nell'approvazione del bilancio una priorità non più rinviabile. Per Martinet, l'esperienza politica e amministrativa del nuovo presidente rappresenta una garanzia per affrontare questioni che vanno dalla sanità ai trasporti, dalla scuola alla casa, fino allo sviluppo economico e alla transizione energetica.

Sulla stessa linea Marco Viérin, capogruppo del Centro autonomista, che ha rivendicato la rapidità della ricostituzione del governo e la necessità di superare una contrapposizione politica tra destra e sinistra che, a suo giudizio, non deve condizionare le scelte nell'interesse della Valle d'Aosta. Il CA condivide l'attuale perimetro della maggioranza, ma punta su un metodo di lavoro fondato su un confronto più costante, anche con le minoranze, sulla condivisione delle priorità e sulla verifica dei tempi e dei risultati. Tra i dossier indicati da Viérin figurano il costo della vita in montagna, il sostegno alle famiglie e alla natalità, l'agricoltura, la finanza locale e la gestione dei rifiuti, con la ricerca di un'alternativa alla discarica di Brissogne per contenere il peso delle tariffe su famiglie e imprese.

Ma è proprio sul significato politico del cambio della guardia che si è concentrato l'intervento più netto di Marco Carrel, capogruppo degli Autonomisti di Centro (nella foto). La sua posizione non lascia spazio a interpretazioni: la crisi non può essere archiviata semplicemente cambiando il presidente della Regione e ridistribuendo alcuni incarichi. «Il cambio alla presidenza non basta a chiudere la crisi politica e istituzionale che abbiamo attraversato», ha affermato, chiedendo che vengano riconosciute le responsabilità delle scelte che hanno portato alla decadenza di Testolin e della Giunta.

Carrel ha riportato al centro del dibattito la questione dei limiti di mandato, ricordando che il problema era noto prima delle elezioni e che la maggioranza aveva scelto di non affrontarlo. Un passaggio che assume un significato particolarmente rilevante per una forza politica che richiama esplicitamente i valori dell'autonomia. «L'autonomia significa innanzitutto rispetto delle regole che ci siamo dati», ha rimarcato. E poi l'affondo sulla natura del nuovo esecutivo: «Con il nuovo governo non nasce una nuova stagione politica: cambiano il presidente e alcuni incarichi, ma restano gli stessi equilibri e lo stesso programma».

Per Carrel, insomma, si è persa l'occasione di utilizzare la crisi per aprire una riflessione più ampia sul progetto autonomista e sulla necessità di costruire una prospettiva politica capace di andare oltre gli attuali assetti. Il suo è un giudizio che mette in discussione non tanto la figura di Marguerettaz, quanto la scelta della maggioranza di mantenere sostanzialmente invariata la propria architettura politica, senza affrontare fino in fondo le ragioni dello scontro istituzionale.

Un richiamo al passato che ha trovato sponda anche nell'intervento di Chiara Minelli, capogruppo di AVS, che ha individuato nell'inosservanza della legge regionale sui limiti di mandato, riconosciuta dai giudici ordinari e dalla Corte d'Appello, l'origine della crisi. Secondo Minelli, la maggioranza avrebbe dovuto prendere atto per tempo della situazione e individuare candidature alternative alla presidenza e alla vicepresidenza, evitando di arrivare a uno scontro istituzionale che ha finito per coinvolgere l'intero sistema politico regionale.

Sul fronte delle opposizioni, tuttavia, non c'è soltanto la richiesta di fare i conti con il passato. C'è anche la verifica delle aperture al dialogo annunciate dal nuovo presidente. Eleonora Baccini, capogruppo de La Renaissance Valdôtaine (nella foto), ha riconosciuto la necessità di rimettere in moto la macchina amministrativa, ma ha avvertito che il confronto con la minoranza dovrà essere sostanziale e non limitarsi alle dichiarazioni di principio. «Il dialogo deve tradursi in fatti, con informazioni complete, proposte valutate nel merito e possibilità di incidere sulle decisioni», ha affermato, indicando sanità, trasporti, scuola, sostegno alle famiglie e alle imprese, trasparenza nelle società partecipate e autonomia dei Comuni come banchi di prova della nuova stagione.

Anche Alberto Zucchi, capogruppo di Fratelli d'Italia, ha dichiarato la disponibilità a sostenere i provvedimenti utili alla comunità valdostana, ma ha sollevato una questione politica delicata nei rapporti tra autonomia regionale e partiti nazionali: la posizione dell'Union Valdôtaine sulla nuova legge elettorale nazionale. Zucchi ha messo in dubbio l'opportunità di promuovere un ulteriore ricorso alla Corte costituzionale proprio mentre la nuova maggioranza dichiara di voler ricercare collaborazione e leale confronto istituzionale.

Più articolata la posizione di Andrea Manfrin, capogruppo della Lega Vallée d'Aoste. Il cambiamento di metodo annunciato da Marguerettaz viene giudicato positivamente, ma per ora, secondo Manfrin, resta sulla carta. Il capogruppo ha riconosciuto che le cinque priorità presentate dalla Lega durante il confronto con il presidente incaricato hanno trovato riscontro nella relazione programmatica: caro energia, riduzione dei costi dei carburanti, contrasto allo spopolamento delle terre alte, sostegno al commercio di prossimità, sicurezza e gestione dei flussi migratori. Restano però centrali anche la sanità, la valorizzazione del personale e il sostegno alle famiglie che assistono persone fragili. «Non intendiamo firmare cambiali in bianco», ha avvertito, chiedendo che alle aperture seguano decisioni verificabili.

Dal PD-Federalisti Progressisti VdA, Jean-Pierre Guichardaz ha invece evidenziato una contraddizione politica: il programma presentato da Marguerettaz contiene numerosi elementi condivisibili, molti dei quali riprendono percorsi già avviati nella precedente legislatura. «Una continuità che ci conforta, ma pone una domanda politica: quale beneficio ha giustificato la rottura di un anno fa?», ha osservato, criticando la conferma dell'alleanza con Forza Italia e i risultati che questa avrebbe prodotto rispetto alle aspettative. Guichardaz ha comunque escluso un'opposizione pregiudiziale, rivendicando la disponibilità a collaborare sui provvedimenti utili alla comunità, senza rinunciare ai valori autonomisti, progressisti e antifascisti.

Nel mezzo di questo confronto si colloca la proposta di governo di Aurelio Marguerettaz, che ha chiesto fiducia sulla base di un impegno preciso: trasformare le possibilità offerte dall'autonomia in risultati visibili nella vita quotidiana. Una scuola che resta aperta nelle vallate, cure accessibili, una casa per le famiglie, opportunità per le imprese e condizioni che consentano ai giovani di scegliere di vivere in Valle d'Aosta. Il nuovo presidente ha richiamato anche l'importanza dei contrappesi democratici e della responsabilità di chi governa, sottolineando che la fiducia si conquista attraverso impegni realizzabili, decisioni equilibrate e rispetto dell'intera comunità.

La nuova squadra dovrà ora dimostrare di essere in grado di passare dalle dichiarazioni agli atti. Laurent Viérin entra nell'esecutivo con le deleghe allo Sviluppo economico, Formazione e lavoro, Trasporti e mobilità sostenibile, mentre Giulio Grojacques assume la vicepresidenza della Regione.

Il confronto in Consiglio ha dunque restituito una maggioranza che chiede di voltare pagina senza interrompere la continuità amministrativa e un'opposizione che, pur senza chiudere la porta al dialogo, pretende risposte sulla crisi appena attraversata. La vera partita di Marguerettaz comincia adesso: non basterà ricostituire la Giunta e approvare il bilancio. Servirà dimostrare che il nuovo metodo annunciato può davvero modificare i rapporti tra maggioranza e minoranze e che la stabilità politica non si traduca semplicemente nella conservazione degli equilibri esistenti. È proprio questo, in fondo, il punto sollevato da Carrel: cambia il presidente, ma è davvero cambiata la politica?

pi.mi./je.fe.

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