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ATTUALITÀ POLITICA | 03 novembre 2026, 20:24

Dopo Testolin, il risiko della maggioranza: Marguerettaz alla guida, Forza Italia rilancia il centrodestra

Il Consiglio Valle è convocato giovedì 5 novembre per eleggere il nuovo presidente e la Giunta regionale. L'Union Valdôtaine punta sul capogruppo Aurelio Marguerettaz e sulla continuità dell'esecutivo, mentre Forza Italia rilancia l'idea di riunire il centrodestra anche in Valle d'Aosta. Sul tavolo le urgenze amministrative, il bilancio 2027-2029, il caro bollette e un programma di governo che dovrà fare i conti con una situazione economica e sociale profondamente cambiata

Dopo Testolin, il risiko della maggioranza: Marguerettaz alla guida, Forza Italia rilancia il centrodestra

La parola d'ordine è ripartire. Ma dietro l'apparente volontà di chiudere rapidamente la crisi istituzionale provocata dalla decadenza di Renzo Testolin si muove una partita politica che potrebbe avere conseguenze ben più profonde di un semplice cambio della guida di Palazzo regionale. Giovedì 5 novembre, il Consiglio Valle sarà chiamato a eleggere il nuovo presidente della Regione e i componenti della Giunta. Il candidato indicato dall'Union Valdôtaine è Aurelio Marguerettaz, 63 anni, commercialista e attuale capogruppo del movimento autonomista. Un nome che rappresenta l'esperienza e la continuità, ma che dovrà anche dimostrare di saper tenere insieme sensibilità e ambizioni differenti all'interno di una maggioranza tutt'altro che immune da tensioni.

La vicenda nasce dalla sentenza della Corte d'Appello di Torino del 27 ottobre, che ha confermato l'ineleggibilità di Renzo Testolin per il superamento del limite dei mandati consecutivi in Giunta, facendo decadere il presidente dalla carica. I giudici hanno ritenuto che la normativa regionale fosse chiara: dopo avere ricoperto incarichi in Giunta per tre legislature consecutive, non poteva assumere nuovamente la presidenza nella legislatura successiva. Una decisione che ha chiuso, almeno sul piano istituzionale, una vicenda giudiziaria che aveva già attraversato il Tribunale di Aosta e che ha improvvisamente costretto la maggioranza a rimettere mano ai propri equilibri.

L'Union Valdôtaine ha reagito individuando rapidamente in Marguerettaz il successore, affidandogli il compito di condurre le consultazioni e costruire le condizioni per una ripartenza. Il messaggio che arriva dalle forze di governo, Union Valdôtaine, Centro Autonomista e Forza Italia, è quello della continuità. Gli incontri con i gruppi di minoranza, secondo quanto riferito in una nota congiunta, hanno consentito di condividere «la necessità di riprendere nel più breve tempo possibile l'attività dell'amministrazione regionale», recuperando i provvedimenti rimasti sospesi e avviando tempestivamente il confronto in Commissione sul bilancio 2027-2029.

Un'intesa che, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, sembra mettere tutti d'accordo sulla necessità di non lasciare la Regione in una situazione di incertezza. Ma la condivisione delle urgenze non significa necessariamente condivisione delle prospettive politiche. La maggioranza, infatti, ha chiarito di voler mantenere valido il programma di legislatura 2025-2030, così come l'attuale squadra di governo, salvo le modifiche necessarie per dare attuazione alla sentenza. In altre parole, il cambio del presidente non dovrebbe comportare una revisione sostanziale degli assetti politici e amministrativi.

È proprio qui che si apre il primo interrogativo: può davvero bastare una sostituzione al vertice per superare una crisi che, oltre alla sentenza, ha messo in evidenza la fragilità degli equilibri politici? Marguerettaz eredita una maggioranza che dovrà dimostrare di avere non soltanto i numeri per eleggere il nuovo esecutivo, ma anche la capacità di governare con una visione condivisa. La stessa designazione del candidato unionista, espressione di una classe dirigente di lunga esperienza, sembra privilegiare la necessità di garantire una transizione senza scosse rispetto all'apertura di una nuova fase politica.

Il nuovo presidente incaricato dovrà inoltre confrontarsi con una situazione economica che non consente di limitarsi alla gestione ordinaria. Nella stessa nota, le forze di maggioranza riconoscono che il programma dovrà essere «integrato e aggiornato alla luce della situazione che si è venuta a creare in seguito alla crisi energetica e alle difficoltà emerse a livello sociale e produttivo». Un'ammissione importante, perché riconosce che le condizioni nelle quali era stato costruito il programma di governo non sono più le stesse. Il costo dell'energia, le difficoltà delle imprese, la pressione sui bilanci familiari e la necessità di sostenere il sistema produttivo valdostano impongono risposte concrete e tempi rapidi.

Su questo terreno Forza Italia ha deciso di alzare il tono del confronto politico. Alla vigilia del voto, la commissione politica del partito ha ribadito la necessità di ripartire rapidamente, ma ha soprattutto rilanciato un obiettivo che va oltre la gestione della crisi: «Il nostro auspicio resta quello di riunire anche in Valle d'Aosta il centrodestra, insieme all'Union Valdôtaine e alle forze autonomiste di centro». Una dichiarazione che merita attenzione, perché introduce una prospettiva politica diversa dalla semplice conferma dell'attuale maggioranza.

Gli azzurri guardano infatti anche al rapporto con il Governo nazionale, sottolineando la possibilità di costruire «sinergie e dare risposte che il nostro territorio attendeva da anni». È un messaggio indirizzato tanto agli alleati regionali quanto all'elettorato di centrodestra: Forza Italia non intende rinunciare alla propria identità politica e considera l'esperienza di governo con gli autonomisti un passaggio coerente con il progetto avviato un anno fa.

Il partito rivendica di avere sostenuto «con convinzione l'azione del presidente Renzo Testolin», ringraziandolo per il lavoro svolto, ma guarda già alla fase successiva. La continuità amministrativa, dunque, non esclude una possibile evoluzione politica della coalizione. Anzi, la dichiarazione sulla riunificazione del centrodestra sembra indicare che Forza Italia voglia utilizzare il nuovo passaggio istituzionale per rafforzare il proprio ruolo e costruire un collegamento ancora più stretto con l'esecutivo nazionale.

Non è una questione secondaria per l'Union Valdôtaine. Il movimento autonomista si trova infatti a dover conciliare la collaborazione con una forza politica nazionale di centrodestra con la propria tradizione autonomista e con gli equilibri interni, anche alla luce del recente riferimento all'antifascismo inserito nel proprio Statuto. Un eventuale allargamento politico verso Lega e Fratelli d'Italia, ipotesi che era stata ventilata nelle fasi iniziali della crisi, potrebbe quindi aprire un confronto delicato all'interno del movimento e spostare ulteriormente il baricentro politico della maggioranza.

Per il momento, tuttavia, il perimetro del governo indicato resta quello composto da Union Valdôtaine, Centro Autonomista e Forza Italia. E la priorità dichiarata è soprattutto economica e amministrativa. Forza Italia insiste in particolare sull'approvazione del bilancio, perché, come sottolinea nella propria nota, «è impensabile lasciare la Regione senza un bilancio approvato, esponendola all'esercizio provvisorio». Ma il partito mette sul tavolo anche un'altra questione molto concreta: la legge per la riduzione del costo delle bollette, che considera fondamentale per dare una risposta alle famiglie valdostane.

Il tema è destinato a diventare uno dei primi banchi di prova del nuovo esecutivo. Non soltanto perché riguarda direttamente il potere d'acquisto dei cittadini, ma anche perché il costo dell'energia incide sulla competitività delle attività economiche, sul commercio, sull'artigianato e sull'intero sistema produttivo regionale. La capacità di trasformare gli impegni in provvedimenti effettivi sarà quindi uno degli elementi attraverso cui i valdostani potranno giudicare la nuova Giunta.

Nel frattempo, la maggioranza cerca di accreditare un clima diverso nei rapporti con le opposizioni. Nella nota congiunta si parla della volontà di migliorare il confronto politico, «evitando atteggiamenti di chiusura sia da parte della maggioranza sia della minoranza». Un'apertura che dovrà però trovare conferma nei lavori consiliari e soprattutto nella discussione sui provvedimenti più importanti. Le minoranze hanno avuto modo di confrontarsi con la maggioranza, ma resta da capire fino a che punto questo dialogo potrà tradursi in una collaborazione concreta, senza confondere il necessario confronto istituzionale con un sostegno politico al nuovo governo.

La convocazione straordinaria del Consiglio è stata richiesta da 19 consiglieri appartenenti alle tre forze di maggioranza. Il presidente dell'Assemblea, Stefano Aggravi (nella foto), dopo aver sentito la Conferenza dei Capigruppo, ha fissato la seduta per giovedì. All'ordine del giorno figurano l'elezione del presidente della Regione e degli assessori, oltre all'eventuale sostituzione di componenti dell'Ufficio di Presidenza e alla ridefinizione delle Commissioni consiliari permanenti e degli altri organismi assembleari.

La macchina istituzionale, insomma, prova a rimettersi in moto. Ma il vero banco di prova comincerà subito dopo il voto. Aurelio Marguerettaz ha già assicurato che «questa maggioranza può fare assolutamente il bene della comunità». Anche Testolin, nelle ore successive alla sentenza, aveva auspicato che le forze di governo trovassero «una sintesi» e una base solida per proseguire il lavoro al servizio della comunità valdostana.

Adesso quella sintesi dovrà essere verificata nei fatti. Perché una cosa è eleggere un nuovo presidente, un'altra è costruire una maggioranza capace di affrontare le questioni che attendono la Valle d'Aosta. Il bilancio, il caro energia, il sostegno alle imprese, le politiche sociali e il rapporto con Roma non possono essere messi in secondo piano dalla necessità di risolvere una crisi istituzionale.

La soluzione in tempi rapidi, come sostengono le forze di governo, sarebbe certamente un segnale positivo per i valdostani. Ma la rapidità non può diventare l'unico criterio di giudizio. La Valle d'Aosta ha bisogno di stabilità, certo, ma anche di una prospettiva politica riconoscibile e di un governo capace di tradurre l'autonomia in decisioni concrete. Il dopo-Testolin non si giocherà soltanto sulla scelta di un presidente: si giocherà sulla capacità della maggioranza di dimostrare che la continuità promessa è davvero in grado di produrre un nuovo slancio per la regione.

pi.mi.

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