Dalla ricomposizione della Giunta alla necessità di rilanciare un progetto politico. La nuova stagione guidata da Aurelio Marguerettaz può diventare l'occasione per riaffermare il valore dell'autonomia valdostana, trasformandola in risposte concrete alle sfide del presente.
Ci sono momenti nei quali la politica è chiamata a dimostrare di saper andare oltre le difficoltà contingenti e ritrovare il senso della propria missione. La ricomposizione della Giunta regionale e l'avvio della Presidenza di Aurelio Marguerettaz appartengono a questa categoria. Non siamo semplicemente di fronte a un riassetto istituzionale resosi necessario dalle vicende degli ultimi mesi, ma a un passaggio che può e deve assumere un significato politico più ampio: quello di una ripartenza.
La Valle d'Aosta ha bisogno di ritrovare slancio, fiducia e capacità di iniziativa. Ha bisogno di una guida che sappia trasformare la stabilità della maggioranza in una concreta capacità di governo. Soprattutto, ha bisogno di tornare a parlare del proprio futuro, senza rimanere prigioniera delle vicende che hanno inevitabilmente condizionato la vita politica regionale.
È questa la prospettiva dalla quale leggere l'intervento con cui Marguerettaz ha illustrato il programma del nuovo Governo. Un intervento che merita attenzione non soltanto per i singoli ambiti di intervento indicati, ma per l'impostazione complessiva: la volontà di assicurare continuità al percorso politico della legislatura, accompagnandola con una rinnovata capacità di affrontare i problemi e le trasformazioni che interessano la nostra comunità.
La continuità, in questo caso, non deve essere interpretata come una semplice conservazione degli equilibri esistenti. Deve rappresentare la condizione per riprendere il cammino, consolidare quanto di positivo è stato costruito e imprimere maggiore determinazione alle scelte ancora da realizzare.
È proprio qui che si misura la responsabilità della nuova Presidenza.
L'autonomia come capacità di decidere
Il cuore politico della sfida indicata da Marguerettaz riguarda, a mio giudizio, il significato stesso della nostra autonomia speciale.
Perché l'autonomia non può esaurirsi nella difesa delle competenze statutarie, nella gestione dei rapporti finanziari con lo Stato o nella rivendicazione di prerogative istituzionali. Tutto questo rimane fondamentale, ma non rappresenta il fine ultimo dell'autogoverno.
L'autonomia ha valore quando produce risultati. Quando consente di organizzare servizi più efficienti, di sostenere le famiglie, di offrire opportunità ai giovani, di accompagnare le imprese e di garantire alle comunità di montagna condizioni di vita dignitose.
In altre parole, l'autonomia deve tornare a essere percepita dai cittadini come uno strumento concreto di libertà e responsabilità.
È una riflessione particolarmente importante in una fase nella quale le regioni alpine sono chiamate ad affrontare trasformazioni profonde: cambiamenti demografici, difficoltà nel reperimento della manodopera, spopolamento delle vallate, aumento dei costi dei servizi e nuove esigenze di competitività economica.
La Valle d'Aosta dispone di competenze, risorse e strumenti che molte altre realtà territoriali possono soltanto auspicare. Sarebbe un errore non utilizzarli fino in fondo. La specialità non è un punto di arrivo, ma una responsabilità che deve rinnovarsi attraverso la capacità di governare il territorio.
Una politica che guarda ai problemi reali
Le linee di intervento illustrate dal Presidente sembrano muoversi proprio in questa direzione. Sanità, politiche abitative, energia, trasporti, agricoltura, sostegno alle imprese, finanza locale e attenzione alle giovani generazioni non sono capitoli separati di un programma amministrativo. Sono parti di un'unica strategia: mantenere la Valle d'Aosta una regione nella quale sia possibile vivere, lavorare, investire e costruire il proprio futuro.
La questione abitativa, per esempio, non può più essere considerata soltanto attraverso la lente dell'edilizia pubblica o dell'assistenza sociale. La disponibilità di alloggi a prezzi sostenibili è diventata una condizione essenziale per attrarre lavoratori, consentire ai giovani di rimanere sul territorio e dare alle imprese la possibilità di trovare le professionalità di cui hanno bisogno.
Allo stesso modo, la sanità rappresenta una delle priorità sulle quali si misura quotidianamente la qualità dell'autonomia. La realizzazione del nuovo ospedale è un investimento strategico per il futuro, ma deve procedere insieme al rafforzamento dei servizi territoriali, alla riduzione delle liste d'attesa e alla valorizzazione delle professionalità sanitarie. In una regione di montagna, garantire servizi accessibili anche nelle vallate più lontane dal capoluogo non è un'opzione, ma un preciso dovere istituzionale.
C'è poi il grande tema dell'energia, che può rappresentare uno dei principali fattori di sviluppo della nostra economia. La Valle d'Aosta ha una storia e una vocazione idroelettrica che devono essere valorizzate in una prospettiva moderna. Il ruolo di CVA e la disponibilità di risorse energetiche costituiscono un patrimonio strategico che deve continuare a produrre benefici per la collettività, sostenendo investimenti, competitività e transizione energetica.
Anche il rapporto con il sistema produttivo merita una particolare attenzione. Turismo, agricoltura, artigianato, commercio e industria costituiscono un tessuto economico che deve essere accompagnato con politiche capaci di guardare oltre l'emergenza. Non basta sostenere le imprese: occorre creare le condizioni affinché possano investire, innovare e trovare personale qualificato.
In questa prospettiva, la montagna non deve essere raccontata soltanto attraverso le sue fragilità. Deve essere riconosciuta come un territorio che possiede opportunità, competenze e potenzialità ancora da sviluppare.
Il territorio prima degli equilibri
Un altro elemento decisivo riguarda il rapporto tra Regione e Comuni. La Valle d'Aosta è una realtà istituzionale nella quale le amministrazioni locali rappresentano un presidio fondamentale di democrazia e di servizio. La revisione e il rafforzamento dei meccanismi della finanza locale devono quindi tenere conto delle specificità dei piccoli municipi, dei costi aggiuntivi legati alla montagna e delle difficoltà di garantire servizi in territori caratterizzati da una forte dispersione abitativa.
Non possiamo chiedere ai Comuni di essere il primo punto di riferimento dei cittadini senza metterli nelle condizioni di svolgere adeguatamente il loro compito.
È una questione che richiama direttamente il principio di sussidiarietà e che dovrebbe rappresentare uno dei pilastri di una moderna politica autonomista: le decisioni devono essere assunte il più vicino possibile ai cittadini, compatibilmente con l'efficacia dei servizi e con le risorse disponibili.
La stessa attenzione deve accompagnare la gestione delle società partecipate e delle realtà economiche strategiche della Regione. Le scelte che riguardano il Casinò di Saint-Vincent, CVA e gli altri strumenti economici pubblici devono essere guidate da una visione di lungo periodo, dalla solidità dei conti e dalla consapevolezza delle ricadute occupazionali e territoriali.
Un'autonomia che sappia fare squadra
C'è infine un aspetto politico che merita di essere sottolineato: la necessità di ritrovare un terreno di confronto sulle grandi questioni valdostane.
La difesa dell'autonomia speciale, il rapporto finanziario con lo Stato, la tutela delle competenze regionali e il riconoscimento delle peculiarità linguistiche e culturali della nostra comunità non possono diventare terreno di divisione permanente.
Le differenze tra maggioranza e opposizione sono fisiologiche e indispensabili in una democrazia. Ma esistono questioni sulle quali la Valle d'Aosta dovrebbe essere capace di presentarsi con una voce autorevole e riconoscibile.
In questo senso, la disponibilità al dialogo e al confronto sulle proposte, senza preclusioni ideologiche, rappresenta un segnale positivo. L'autonomia non appartiene a una singola maggioranza, ma all'intera comunità valdostana. È un patrimonio politico e istituzionale che richiede responsabilità condivisa.
Naturalmente, la qualità di un programma si misura nella sua attuazione. Le parole dovranno diventare decisioni, gli obiettivi dovranno trovare risorse e tempi certi, le priorità dovranno tradursi in risultati verificabili. È questo il banco di prova che attende il nuovo Governo.
Ma sarebbe riduttivo considerare la ricomposizione della Giunta soltanto come la conclusione di una fase complicata. Può essere, al contrario, l'inizio di una stagione nella quale la politica regionale ritrovi la capacità di concentrarsi sulle prospettive della Valle d'Aosta.
Aurelio Marguerettaz ha l'opportunità di mettere a disposizione della Regione la propria esperienza, la conoscenza delle istituzioni e una sensibilità politica che dovrà tradursi in capacità di ascolto, decisione e concretezza. La sfida non è soltanto garantire la governabilità, ma dimostrare che esiste ancora un progetto capace di interpretare le aspirazioni della comunità valdostana.
Per riuscirci serviranno una maggioranza coesa, un rapporto costruttivo con il Consiglio regionale, una collaborazione leale con gli enti locali e, soprattutto, la capacità di non perdere mai di vista l'interesse generale.
La Valle d'Aosta non ha bisogno di una politica ripiegata su se stessa. Ha bisogno di guardare avanti, di valorizzare le proprie risorse, di investire sulle nuove generazioni e di affrontare con coraggio le trasformazioni che attendono le comunità alpine.
La nostra autonomia è nata dalla volontà di un popolo di essere protagonista del proprio destino. Oggi quella stessa volontà deve tradursi in una nuova capacità di governo.
La ripartenza è dunque molto più di un nuovo assetto della Giunta. È l'occasione per restituire alla politica valdostana una prospettiva, per rimettere al centro il territorio e per dimostrare che l'autonomia speciale non è soltanto una conquista da difendere, ma una straordinaria opportunità da esercitare. Perché una Valle d'Aosta che sa governarsi è una Valle d'Aosta che può scegliere il proprio futuro.
La ripartenza
De la recomposition du Gouvernement régional à la nécessité de relancer un projet politique. La nouvelle étape conduite par Aurelio Marguerettaz peut devenir l'occasion de réaffirmer la valeur de l'autonomie valdôtaine et de la transformer en réponses concrètes aux défis du présent.
Il est des moments où la politique est appelée à démontrer sa capacité à dépasser les difficultés du moment pour retrouver le sens de sa mission. La recomposition du Gouvernement régional et l'entrée en fonction d'Aurelio Marguerettaz à sa présidence appartiennent assurément à cette catégorie. Nous ne sommes pas simplement face à un réajustement institutionnel rendu nécessaire par les événements de ces derniers mois, mais devant une étape qui peut et doit revêtir une signification politique plus large : celle d'un nouveau départ.
La Vallée d'Aoste a besoin de retrouver son dynamisme, sa confiance et sa capacité d'initiative. Elle a besoin d'une direction politique capable de transformer la stabilité de la majorité en une véritable capacité de gouvernement. Elle a surtout besoin de reparler de son avenir, sans rester prisonnière des événements qui ont inévitablement marqué la vie politique régionale.
C'est dans cette perspective qu'il convient de lire l'intervention par laquelle Marguerettaz a présenté le programme du nouveau Gouvernement. Un discours qui mérite attention, non seulement pour les différents domaines d'intervention évoqués, mais aussi pour son approche d'ensemble : la volonté d'assurer la continuité du parcours politique de la législature, tout en lui donnant un nouvel élan et une détermination renouvelée face aux problèmes et aux transformations qui concernent notre communauté.
La continuité ne doit pas, dans ce cas, être interprétée comme une simple conservation des équilibres existants. Elle doit constituer la condition nécessaire pour reprendre le chemin engagé, consolider les acquis et donner davantage de détermination aux choix qui restent à concrétiser.
C'est précisément là que se mesure la responsabilité de la nouvelle Présidence.
L'autonomie comme capacité de décider
Le cœur politique du défi lancé par Marguerettaz concerne, à mon sens, la signification même de notre autonomie spéciale.
Car l'autonomie ne peut se limiter à la défense des compétences statutaires, à la gestion des relations financières avec l'État ou à la revendication de prérogatives institutionnelles. Tout cela demeure fondamental, mais ne constitue pas la finalité ultime de l'autogouvernement.
L'autonomie a de la valeur lorsqu'elle produit des résultats. Lorsqu'elle permet d'organiser des services plus efficaces, de soutenir les familles, d'offrir des perspectives aux jeunes, d'accompagner les entreprises et de garantir aux communautés de montagne des conditions de vie dignes.
Autrement dit, l'autonomie doit redevenir perceptible par les citoyens comme un instrument concret de liberté et de responsabilité.
Cette réflexion est particulièrement importante à une époque où les régions alpines doivent faire face à de profondes mutations : évolutions démographiques, difficultés de recrutement, dépeuplement de certaines vallées, augmentation du coût des services et nouvelles exigences de compétitivité économique.
La Vallée d'Aoste dispose de compétences, de ressources et d'instruments dont bien d'autres territoires ne peuvent que souhaiter bénéficier. Ce serait une erreur de ne pas les utiliser pleinement. Le statut spécial n'est pas un point d'arrivée, mais une responsabilité qui doit se renouveler à travers la capacité à gouverner le territoire.
Une politique tournée vers les problèmes concrets
Les orientations présentées par le Président semblent précisément s'inscrire dans cette direction. Santé, politique du logement, énergie, transports, agriculture, soutien aux entreprises, finances locales et attention portée aux jeunes générations ne sont pas des chapitres distincts d'un programme administratif. Ils constituent les différentes composantes d'une même stratégie : faire en sorte que la Vallée d'Aoste demeure une région où il soit possible de vivre, de travailler, d'investir et de construire son avenir.
La question du logement, par exemple, ne peut plus être considérée uniquement sous l'angle du logement social ou de l'aide aux personnes en difficulté. La disponibilité de logements à des prix abordables est devenue une condition essentielle pour attirer des travailleurs, permettre aux jeunes de rester sur le territoire et donner aux entreprises la possibilité de trouver les compétences dont elles ont besoin.
De la même manière, la santé représente l'une des priorités à l'aune desquelles se mesure quotidiennement la qualité de l'autonomie. La réalisation du nouvel hôpital constitue un investissement stratégique pour l'avenir, mais elle doit aller de pair avec le renforcement des services de proximité, la réduction des listes d'attente et la valorisation des professionnels de santé. Dans une région de montagne, garantir l'accès aux soins, y compris dans les vallées les plus éloignées du chef-lieu, n'est pas une option, mais un devoir institutionnel.
Il y a ensuite le grand enjeu de l'énergie, qui peut devenir l'un des principaux moteurs du développement de notre économie. La Vallée d'Aoste possède une histoire et une vocation hydroélectriques qui doivent être valorisées dans une perspective moderne. Le rôle de CVA et la disponibilité de ressources énergétiques constituent un patrimoine stratégique qui doit continuer à produire des bénéfices pour la collectivité, en soutenant les investissements, la compétitivité et la transition énergétique.
Le système productif mérite lui aussi une attention particulière. Le tourisme, l'agriculture, l'artisanat, le commerce et l'industrie constituent un tissu économique qui doit être accompagné par des politiques capables de dépasser la gestion des urgences. Il ne suffit pas de soutenir les entreprises : il faut créer les conditions leur permettant d'investir, d'innover et de recruter du personnel qualifié.
Dans cette perspective, la montagne ne doit pas être présentée uniquement à travers ses fragilités. Elle doit être reconnue comme un territoire disposant d'opportunités, de compétences et de potentialités qui restent encore à développer.
Le territoire avant les équilibres politiques
Un autre élément décisif concerne les relations entre la Région et les Communes. En Vallée d'Aoste, les administrations locales représentent un pilier fondamental de la démocratie et des services de proximité. Le réexamen et le renforcement des mécanismes de financement des collectivités locales doivent donc tenir compte des particularités des petites communes, des surcoûts liés à la montagne et des difficultés à garantir les services dans des territoires caractérisés par une forte dispersion de l'habitat.
Nous ne pouvons pas demander aux Communes d'être le premier interlocuteur des citoyens sans leur donner les moyens d'accomplir correctement leur mission.
C'est une question qui renvoie directement au principe de subsidiarité et qui devrait constituer l'un des piliers d'une politique autonomiste moderne : les décisions doivent être prises le plus près possible des citoyens, dans le respect de l'efficacité des services et des ressources disponibles.
La même attention doit guider la gestion des sociétés à participation publique et des structures économiques stratégiques de la Région. Les décisions concernant le Casino de Saint-Vincent, CVA et les autres instruments économiques publics doivent être guidées par une vision à long terme, par la solidité des comptes et par la conscience de leurs retombées en matière d'emploi et sur le territoire.
Une autonomie capable de faire front commun
Il est enfin un aspect politique qui mérite d'être souligné : la nécessité de retrouver un terrain de dialogue sur les grandes questions valdôtaines.
La défense de l'autonomie spéciale, les relations financières avec l'État, la protection des compétences régionales et la reconnaissance des particularités linguistiques et culturelles de notre communauté ne peuvent devenir un terrain de division permanente.
Les différences entre majorité et opposition sont naturelles et indispensables dans une démocratie. Mais il existe des questions sur lesquelles la Vallée d'Aoste devrait être capable de faire entendre une voix forte et identifiable.
Dans ce sens, la volonté de dialogue et de confrontation autour des propositions, sans a priori ni exclusion, constitue un signal positif. L'autonomie n'appartient pas à une majorité politique particulière, mais à l'ensemble de la communauté valdôtaine. Elle est un patrimoine politique et institutionnel qui exige une responsabilité partagée.
Naturellement, la qualité d'un programme se mesure à sa mise en œuvre. Les paroles devront devenir des décisions, les objectifs devront disposer de ressources et de délais précis, et les priorités devront se traduire en résultats vérifiables. C'est là que se situe le véritable défi auquel le nouveau Gouvernement devra répondre.
Mais il serait réducteur de considérer la recomposition du Gouvernement uniquement comme la conclusion d'une période difficile. Elle peut, au contraire, marquer le début d'une nouvelle étape au cours de laquelle la politique régionale retrouvera la capacité de se concentrer sur les perspectives d'avenir de la Vallée d'Aoste.
Aurelio Marguerettaz a l'occasion de mettre au service de la Région son expérience, sa connaissance des institutions et une sensibilité politique qui devra se traduire par une capacité d'écoute, de décision et de concrétisation. Le défi ne consiste pas seulement à garantir la stabilité gouvernementale, mais à démontrer qu'il existe encore un projet capable d'interpréter les aspirations de la communauté valdôtaine.
Pour y parvenir, il faudra une majorité unie, des relations constructives avec le Conseil régional, une collaboration loyale avec les collectivités locales et, surtout, la capacité de ne jamais perdre de vue l'intérêt général.
La Vallée d'Aoste n'a pas besoin d'une politique repliée sur elle-même. Elle a besoin de regarder vers l'avenir, de valoriser ses ressources, d'investir dans les nouvelles générations et d'affronter avec courage les transformations qui attendent les communautés alpines.
Notre autonomie est née de la volonté d'un peuple d'être maître de son propre destin. Aujourd'hui, cette même volonté doit se traduire par une nouvelle capacité de gouvernement.
Le nouveau départ est donc bien davantage qu'une nouvelle configuration du Gouvernement régional. C'est l'occasion de redonner à la politique valdôtaine une perspective, de remettre le territoire au centre des priorités et de démontrer que l'autonomie spéciale n'est pas seulement une conquête à défendre, mais une formidable opportunité à exercer. Car une Vallée d'Aoste capable de se gouverner est une Vallée d'Aoste capable de choisir son avenir.




