Oltre 5.000 spettatori alla Croix-Noire per la finale del 69° Concours Régional Batailles de Reines, disputata sotto la pioggia. Farchetta di Renzo Rosset, di Nus, conquista il quinto titolo consecutivo in terza categoria e stabilisce un primato assoluto. Nelle altre categorie si impongono Bijou di Edy Gontier e Belva di Frassy-Letey.
La pioggia, infatti, non ha fermato la festa. E, soprattutto, non ha fermato la storia. Domenica 25 ottobre 2026, all'Arena della Croix-Noire di Aosta, davanti a oltre 5.000 spettatori, Farchetta di Renzo Rosset, allevatore di Nus, ha conquistato per la quinta volta consecutiva il titolo regionale di terza categoria delle Batailles de Reines. Un risultato senza precedenti nella storia della manifestazione, capace di trasformare una vittoria sportiva in un'impresa destinata a restare nella memoria dell'allevamento valdostano.
A rendere ancora più significativo il successo è stata la finale contro Fauvette di Gildo Bonin, di Gressan. Un confronto combattuto, nel quale la sfidante ha più volte provato a rimettere in discussione l'esito dell'incontro, costringendo Farchetta a confermare sul campo le qualità che le hanno permesso di dominare la categoria per cinque stagioni consecutive. Alla fine, però, la regina di Nus ha avuto la meglio, aggiungendo un nuovo capitolo a una storia già straordinaria.
Il record assume un valore particolare se confrontato con il passato. Farchetta (nella foto) ha infatti superato Sirena dei fratelli Viérin, che tra il 1966 e il 1969 aveva conquistato quattro titoli regionali consecutivi in prima categoria. Nessuna bovina, nei quasi settant'anni di storia dei combats, era riuscita finora a spingersi oltre quella soglia. Il quinto successo consecutivo rappresenta dunque un primato assoluto, che consacra Farchetta tra le protagoniste più importanti di una tradizione profondamente radicata nella società valdostana.
La giornata ha incoronato anche le regine delle altre categorie. In prima categoria il bosquet è andato a Bijou di Edy Gontier, capace di imporsi in meno di un minuto su Suisse di Ymac Frassy, interrompendo la rincorsa della regina in carica verso il terzo successo consecutivo.
In seconda categoria, invece, il titolo è stato conquistato da Belva di Frassy-Letey, che in finale ha superato Victoire della Società La Borettaz di Gressan.
Sono state complessivamente 170 le bovine scese nell'arena per contendersi i tre titoli del 69° Concours Régional Batailles de Reines. Un numero che restituisce la dimensione di un movimento capace di coinvolgere allevatori, famiglie, appassionati e intere comunità, trasformando la competizione in un appuntamento che va ben oltre il calendario delle manifestazioni autunnali. La pioggia ha accompagnato le diverse fasi della giornata, ma non ha scoraggiato il pubblico, rimasto sugli spalti fino alla conclusione degli incontri.
Il successo di partecipazione rappresenta un segnale importante anche per l'organizzazione. A fare il punto sull'edizione è stato Roberto Bonin, presidente dell'Association Régionale Amis des Batailles de Reines, che ha rivendicato il valore delle scelte compiute durante la stagione, a cominciare dalla riorganizzazione del calendario delle eliminatorie.

Roberto Bonin: «Passare da 18 a 15 eliminatorie è stato un cambiamento forte di un'abitudine consolidata per gli allevatori. Nonostante il rischio, ci riteniamo soddisfatti», ha spiegato Bonin, sottolineando la buona risposta registrata anche nelle nuove tappe di Ayas e Arnad. Quest'ultima, organizzata in concomitanza con la Festa del lardo, ha permesso di avvicinare la manifestazione a un pubblico più ampio, mettendo in relazione il mondo delle Batailles con altre espressioni dell'economia e della cultura rurale valdostana.
La riduzione delle eliminatorie non è una modifica puramente organizzativa. Per gli allevatori, partecipare significa affrontare trasferimenti, preparare gli animali e dedicare tempo a un'attività che si inserisce nel lavoro quotidiano dell'azienda. Ridurre gli appuntamenti può contribuire a contenere gli impegni logistici e a rendere il calendario più sostenibile, ma comporta anche la necessità di preservare le occasioni di confronto e la partecipazione delle diverse realtà territoriali. Il bilancio positivo rivendicato dall'associazione dovrà quindi essere valutato anche nel medio periodo, osservando la distribuzione delle partecipazioni, i costi per gli allevatori e la capacità delle singole tappe di mantenere vivo il coinvolgimento delle comunità.
Accanto alla riorganizzazione del calendario, l'associazione sta investendo sulla comunicazione e sul coinvolgimento delle nuove generazioni. «Abbiamo scelto di innovare senza snaturare la manifestazione», ha affermato Bonin, citando le pagine social, il FantaReines, l'applicazione per i pronostici sviluppata da tre docenti dell'Institut Agricole Régional e la canzone «Ardita» di Fabien Lucianaz. Strumenti diversi, accomunati dall'obiettivo di rendere le Batailles più accessibili anche a chi non frequenta abitualmente gli ambienti dell'allevamento.
È una strategia che risponde a un'esigenza concreta. Una tradizione, per continuare a vivere, non può limitarsi a essere trasmessa da una generazione all'altra: deve anche trovare nuovi linguaggi, nuovi pubblici e nuove forme di partecipazione. Il radicamento territoriale resta il punto di forza della manifestazione, ma la capacità di raccontarsi attraverso i canali digitali può contribuire a rafforzarne la visibilità anche al di fuori della Valle d'Aosta. La sfida è utilizzare queste opportunità senza ridurre le Batailles a un semplice spettacolo, separato dal lavoro e dalla cultura che le rendono possibili.
Ed è proprio qui che emerge la dimensione più profonda della manifestazione. Le Batailles de Reines non sono soltanto una competizione tra bovine, né un evento folkloristico da riscoprire una volta all'anno. Sono una delle espressioni più riconoscibili di un sistema di allevamento legato alle razze locali, alla selezione degli animali, alla conoscenza delle mandrie e alla trasmissione di competenze costruite nel tempo. Il prestigio conquistato da una regina valorizza anche il lavoro dell'allevatore, che investe nella cura dell'animale e nella continuità della propria attività.
Questo legame assume un'importanza particolare in una regione come la Valle d'Aosta, dove l'allevamento deve confrontarsi con vincoli geografici, superfici agricole limitate, costi di produzione elevati e difficoltà di ricambio generazionale. Mantenere un'azienda zootecnica in montagna significa affrontare spese per l'alimentazione, la gestione della stalla, le strutture, la manodopera e il benessere degli animali, spesso in condizioni meno favorevoli rispetto a quelle delle grandi pianure. In questo contesto, le manifestazioni legate alla zootecnia possono contribuire a rafforzare il valore sociale ed economico dell'attività allevatoriale, rendendone visibile il ruolo e consolidando il rapporto tra produttori e comunità.
Il contributo economico non si misura soltanto nei risultati ottenuti nell'arena. Gli allevamenti sostengono una filiera che comprende la produzione di foraggi, la gestione dei prati, i servizi veterinari, le forniture agricole, la trasformazione del latte e la commercializzazione dei prodotti. Attorno agli eventi regionali si muovono inoltre pubblico, visitatori, attività commerciali e iniziative gastronomiche, con ricadute potenziali sulla ristorazione e sulla promozione turistica.
Per quantificare il valore economico complessivo delle Batailles servirebbero dati specifici sulle spese dei partecipanti, sugli incassi, sui flussi turistici e sulle attività coinvolte. Resta però evidente che una manifestazione capace di richiamare migliaia di persone offre una vetrina significativa a un settore che, per la montagna valdostana, rappresenta molto più di una semplice attività produttiva.
C'è poi il tema della conservazione del territorio. L'allevamento bovino tradizionale è strettamente collegato alla manutenzione dei prati permanenti e dei pascoli, alla produzione del fieno e all'utilizzo delle risorse foraggere locali. Quando queste attività vengono mantenute in modo sostenibile, contribuiscono a conservare il paesaggio rurale, a contenere l'avanzata dell'incolto e a preservare ambienti aperti che hanno anche un valore ecologico e paesaggistico. Il lavoro degli allevatori, quindi, non riguarda soltanto la produzione alimentare: concorre alla gestione di un territorio fragile, nel quale l'abbandono agricolo può modificare profondamente l'aspetto e gli equilibri delle vallate.
Naturalmente, la presenza degli allevamenti non garantisce automaticamente benefici ambientali. I risultati dipendono dalle pratiche adottate, dalla gestione dei carichi animali, dalla cura dei pascoli e dall'equilibrio tra produzione e risorse disponibili. Ma proprio per questo il sostegno alla zootecnia di montagna deve essere considerato anche una scelta di politica territoriale. Se si vuole mantenere un paesaggio vivo, occorre consentire alle aziende di continuare a lavorare e di ricavare un reddito adeguato dalla propria attività.
Le Batailles de Reines possono contribuire a raccontare questa realtà, purché rimangano collegate alla quotidianità delle aziende e non diventino soltanto un appuntamento spettacolare. La forza della manifestazione sta nella capacità di mettere insieme allevatori, istituzioni, famiglie e pubblico attorno a un patrimonio condiviso. Per consolidare questo ruolo saranno importanti la promozione dei prodotti locali, il dialogo con le scuole e il mondo della formazione agricola, la comunicazione rivolta ai visitatori e una collaborazione sempre più stretta tra associazioni, operatori economici ed enti pubblici.
La finale del 25 ottobre 2026 lascia dunque in eredità due immagini. Da una parte c'è Farchetta, capace di conquistare il quinto titolo consecutivo e di stabilire un primato destinato a essere ricordato a lungo. Dall'altra c'è un'arena gremita, nonostante la pioggia, a testimoniare che le Batailles de Reines conservano una forte capacità di aggregazione e un posto riconoscibile nella vita della Valle d'Aosta.
Il record di Farchetta appartiene alla storia della manifestazione; la sua eredità più importante, però, potrebbe essere quella di richiamare l'attenzione sul mondo che le Batailles rappresentano. Dietro ogni bovina portata nell'arena c'è un allevatore, dietro ogni allevamento c'è un'azienda che deve reggere economicamente e dietro ogni azienda che continua a lavorare c'è anche una porzione di territorio che rimane curata e produttiva. Difendere questa realtà significa riconoscere che l'agricoltura di montagna non è un residuo del passato, ma una componente essenziale dell'equilibrio economico, sociale e ambientale valdostano.
Il futuro delle Batailles de Reines, come quello dell'allevamento, dipenderà dalla capacità di tenere insieme tradizione e innovazione, identità e sostenibilità, orgoglio locale e prospettive concrete per le nuove generazioni. È su questo terreno che una manifestazione capace di celebrare una regina può diventare anche uno strumento per valorizzare l'intero sistema rurale valdostano.











