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ATTUALITÀ ECONOMIA | 17 ottobre 2026, 14:06

Ex Carrefour, scontro tra New Princes e sindacati: scatta lo stato di agitazione, a rischio il clima nei punti vendita

Rottura del confronto tra il gruppo GS, controllato da New Princes, e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Al centro della vertenza le accuse rivolte ai dipendenti, il contenimento del costo del lavoro previsto per il 2027, le condizioni contrattuali e le incertezze sul futuro della rete commerciale. I sindacati chiedono di riaprire il dialogo, mentre restano aperte le questioni legate agli investimenti, al franchising e alle condizioni di lavoro ereditate dalla precedente gestione Carrefour

Ex Carrefour, scontro tra New Princes e sindacati: scatta lo stato di agitazione, a rischio il clima nei punti vendita

La stagione del cambiamento per gli ex supermercati Carrefour, passati sotto il controllo del gruppo GS riconducibile a New Princes, si apre con uno scontro frontale tra azienda e rappresentanze dei lavoratori. Il confronto si è interrotto il 16 ottobre 2026, a Roma, dopo che il presidente Angelo Mastrolia ha annunciato la sospensione delle relazioni sindacali e del percorso di assunzione dei dipendenti impiegati negli appalti attraverso la controllata New Services. Una decisione che ha spinto Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs a proclamare lo stato di agitazione e a convocare assemblee in tutti i luoghi di lavoro.

La frattura non riguarda soltanto il metodo delle relazioni industriali, ma investe questioni concrete: il futuro dell'occupazione, l'organizzazione del lavoro, la tenuta economica dei punti vendita e le prospettive di rilancio di una rete commerciale che deve ancora fare i conti con le criticità accumulate negli anni precedenti. Il passaggio di proprietà aveva alimentato aspettative di rinnovamento, ma la fase di transizione si confronta ora con un conflitto che rischia di complicare ulteriormente il percorso di riorganizzazione.

Secondo la ricostruzione fornita dalle organizzazioni sindacali, durante l'incontro il presidente avrebbe attribuito genericamente a una parte dei dipendenti la responsabilità del cattivo andamento dell'impresa, annunciando anche un inasprimento delle contestazioni disciplinari e la volontà di ridurre il costo del lavoro nel 2027, considerato eccessivo dalla società. È proprio su questo terreno che il confronto si è deteriorato. I sindacati contestano l'impostazione delle accuse e chiedono che le difficoltà aziendali vengano affrontate attraverso un'analisi delle scelte gestionali e commerciali, senza trasferire indiscriminatamente sui lavoratori il peso dei problemi.

Un altro nodo riguarda il personale impiegato negli appalti. Le tre sigle hanno riconosciuto come positivo il percorso di internalizzazione attraverso l'assunzione in New Services, ma hanno sollevato dubbi sull'applicazione di contratti collettivi nazionali che, a loro giudizio, non sarebbero coerenti con le attività effettivamente svolte. Una questione che, sostengono i rappresentanti dei lavoratori, era già stata segnalata prima dell'acquisizione da parte di New Princes. La richiesta di chiarimenti avrebbe provocato la reazione del presidente, che avrebbe accusato le organizzazioni di irresponsabilità e di scarsa riconoscenza per il lavoro svolto dalla proprietà, arrivando quindi a interrompere la riunione.

La rottura ha impedito di affrontare altri dossier che pesano sulle prospettive della rete. Tra questi figurano le politiche commerciali e la composizione degli assortimenti, modificati nel quadro della riorganizzazione, ma che secondo i sindacati non avrebbero ancora prodotto risultati convincenti sul fronte delle vendite. Si tratta di un passaggio decisivo per comprendere la sostenibilità del progetto industriale: cambiare insegna, rivedere l'offerta e intervenire sull'organizzazione dei negozi non garantisce automaticamente un recupero dei ricavi. Per valutarne l'efficacia servono dati sulle performance commerciali, sui costi e sull'andamento dei singoli punti vendita, elementi che le organizzazioni chiedevano di poter discutere con l'azienda.

Preoccupazioni arrivano anche dalla rete in franchising, interessata da un processo di razionalizzazione che, secondo quanto denunciato dai sindacati, ha già visto alcuni imprenditori andare incontro al fallimento. Le conseguenze possono ricadere direttamente sui dipendenti coinvolti, tra stipendi non corrisposti, incertezze sul pagamento del trattamento di fine rapporto e timori per la continuità occupazionale. In una rete articolata tra negozi gestiti direttamente e attività affidate a imprenditori affiliati, la solidità del progetto dipende anche dalla capacità di governare le difficoltà dei singoli operatori, evitando che le ricadute della riorganizzazione si scarichino sui lavoratori e sulle loro famiglie.

Rimangono inoltre da chiarire i tempi, l'entità e la distribuzione territoriale degli investimenti destinati al cambio di marchio e alla ristrutturazione dei punti vendita. Secondo i sindacati, diversi negozi presentano ancora problemi riconducibili alla precedente gestione Carrefour. Il passaggio a una nuova proprietà, infatti, non cancella automaticamente le criticità strutturali, commerciali e organizzative ereditate dal passato: servono risorse, interventi programmati e una strategia capace di conciliare il rinnovamento dei punti vendita con la tutela dei livelli occupazionali.

Il confronto si inserisce in un contesto nel quale il gruppo deve trovare un equilibrio tra le esigenze di rilancio e il contenimento dei costi. La riduzione della spesa per il personale può rappresentare, nella prospettiva aziendale, una leva per recuperare redditività, ma rischia di diventare controproducente se si traduce in peggioramenti delle condizioni di lavoro, carichi operativi più pesanti o perdita di competenze. Dall'altra parte, la contestazione sindacale non esaurisce la necessità di verificare con dati concreti l'effettivo andamento economico della rete e l'impatto delle decisioni assunte dalla nuova proprietà. È su questo terreno che un confronto trasparente potrebbe consentire di distinguere le esigenze industriali legittime dalle misure che incidono sui diritti e sulle tutele del personale.

Le organizzazioni sindacali denunciano, nel frattempo, un peggioramento delle condizioni di lavoro, collegato a decisioni unilaterali dell'impresa e alla disdetta di accordi rilevanti sull'organizzazione delle attività, sia nei punti vendita sia nelle strutture centrali. La questione assume un peso particolare in una fase in cui l'azienda dichiara di voler intervenire sui costi: senza un tavolo di confronto, ogni modifica rischia di alimentare un clima di sfiducia e di rendere più difficile la collaborazione necessaria per accompagnare il cambiamento.

La posizione delle tre sigle è netta. «Riteniamo inaccettabili le accuse sommarie rivolte alla generalità delle lavoratrici e dei lavoratori e la decisione di interrompere le relazioni sindacali», dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, chiedendo che le scelte aziendali e le loro conseguenze sull'occupazione, sui diritti e sulle condizioni di lavoro possano essere discusse nel merito. I sindacati ribadiscono la disponibilità a un confronto costruttivo e trasparente, ma escludono che la tutela dei dipendenti possa essere subordinata a un atteggiamento di riconoscenza nei confronti della proprietà.

«Il compito delle organizzazioni sindacali è rappresentare e tutelare le lavoratrici e i lavoratori, senza alcun obbligo di riverenza o gratitudine nei confronti dell'impresa e del suo presidente», concludono le sigle. Una presa di posizione che fotografa la profondità della frattura e che accompagna l'avvio della mobilitazione nei luoghi di lavoro.

Lo stato di agitazione rappresenta ora il primo passaggio di una vertenza dagli sviluppi ancora incerti. Le assemblee serviranno a informare il personale sulle ragioni della protesta e a valutare le iniziative successive. Per la proprietà, la sfida resta quella di dimostrare che il cambio di gestione può tradursi in un rilancio concreto della rete; per i lavoratori, la priorità è ottenere garanzie su occupazione, contratti e condizioni operative. La ripresa del dialogo appare quindi un passaggio essenziale, non soltanto per ricomporre lo scontro con i sindacati, ma anche per evitare che le tensioni interne finiscano per ostacolare il percorso di riorganizzazione commerciale.

pi.mi.

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