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ATTUALITÀ ECONOMIA | 07 ottobre 2026, 12:00

Comunità Energetiche: L’Italia annuncia, l’Europa costruisce. E la Valle d’Aosta resta ferma

n queste settimane ha tenuto banco, in Italia e anche in Valle d’Aosta, il terremoto provocato dagli aumenti spaventosi nel settore dei carburanti

Immagine generata da IA

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Sappiamo tutti come questi aumenti influiscano sulla vita dei cittadini, non solo per il costo diretto, ma anche per tutti i costi indiretti: dall’aumento del prezzo delle merci fino ai rincari che si stanno già delineando sulle bollette del gas e, di conseguenza, dell’energia elettrica.

Il costo dell’energia continua a crescere e le famiglie valdostane lo avvertono ogni mese nelle bollette. In questo contesto, le Comunità Energetiche Rinnovabili erano state presentate come una risposta concreta: produzione locale, risparmio reale, partecipazione dei cittadini. Una soluzione moderna, sostenibile, già operativa in molti Paesi europei.

Nel 2024, diversi incontri pubblici hanno illustrato ai cittadini la possibilità di aderire a una Comunità Energetica. Le sale erano piene, le presentazioni curate, le istituzioni presenti. Si parlava di innovazione, di autonomia energetica, di un modello che avrebbe portato benefici tangibili alla comunità.

Sulla scia di quell’entusiasmo, molti cittadini — me compreso — hanno aderito, convinti di partecipare a un progetto che avrebbe preso forma in tempi ragionevoli.

A distanza di mesi, però, la realtà è diversa. Le comunicazioni si sono rarefatte, gli aggiornamenti sono diventati vaghi e, alle richieste di chiarimento, la risposta è sempre la stessa: «Il Ministero non ha ancora completato le procedure».

Una frase che, nel nostro Paese, rischia di trasformarsi nell’ennesimo alibi per giustificare l’immobilismo.

La domanda è inevitabile: com’è possibile che un progetto che porta risparmio ai cittadini e modernizza il territorio finisca intrappolato nella burocrazia?

Le Comunità Energetiche non richiedono miracoli, ma volontà amministrativa, coordinamento e capacità di trasformare gli annunci in atti concreti. Eppure, dopo conferenze stampa, dichiarazioni e fotografie di rito, tutto sembra essersi fermato.

In Valle d’Aosta, come altrove, la distanza tra ciò che si promette e ciò che si realizza resta ampia. Dal Presidente della Regione ai consiglieri regionali, dai sindaci alle aziende coinvolte: tutti hanno parlato delle Comunità Energetiche come di una svolta.

Ora è il momento di dimostrarlo con i fatti.

Nel confronto europeo: dove le Comunità Energetiche funzionano davvero

Germania
Oltre 1.800 comunità energetiche attive. I cittadini producono e condividono energia da anni, con risparmi concreti e misurabili.

Danimarca
Le cooperative energetiche sono parte della cultura nazionale. Più della metà dell’eolico è gestito da comunità locali, con iter autorizzativi rapidi e trasparenti.

Spagna
Dal 2021 le CER sono cresciute rapidamente: centinaia di progetti attivi, incentivi chiari e benefici visibili in pochi mesi.

Italia
Annunci, tavoli tecnici, decreti attuativi in ritardo, piattaforme che partono lentamente. Meno di 100 CER realmente operative su scala nazionale. Un potenziale enorme, frenato da procedure complesse e tempi incerti.

Le Comunità Energetiche non sono un’utopia: sono una realtà consolidata in Europa e una grande opportunità anche per la Valle d’Aosta.

Vorrei chiedere ai responsabili quante CER siano oggi realmente operative e funzionali in Valle d’Aosta. Ma, a dire il vero, ho quasi paura di fare questa domanda.

Abbiamo un’occasione concreta per cercare di aiutare i cittadini. Ma servono responsabilità, continuità amministrativa e, soprattutto, la capacità di trasformare le parole in risultati.

La comunità valdostana ha dimostrato interesse e partecipazione. Ora tocca alle istituzioni dimostrare che gli impegni presi non erano soltanto dichiarazioni di principio.

vittore Lume-Rezoli

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