La Casinò de la Vallée torna al centro del confronto politico regionale, con una fotografia economica che restituisce segnali di consolidamento, ma anche interrogativi sulla gestione, sulla governance e sulle prospettive di una delle aziende più rilevanti per l’economia valdostana. Nella seduta mattutina del 23 settembre 2026, il Consiglio Valle ha preso atto della relazione annuale 2025 della società, che gestisce la Casa da gioco di Saint-Vincent e il complesso del Grand Hôtel Billia. Un passaggio che segna il primo esercizio successivo alla conclusione del concordato preventivo, ma che si inserisce in una fase resa particolarmente delicata dall’amministrazione giudiziaria disposta nel corso del 2026.
A illustrare il documento è stato il presidente della Regione, Renzo Testolin, che ha ricostruito il percorso che ha portato la società fuori dalla procedura avviata nel 2020 e modificata nel 2021, anche in conseguenza degli effetti della pandemia. Il concordato si è concluso il 31 dicembre 2024 e, con provvedimento del 28 aprile 2025, il Tribunale di Aosta ha preso atto della completa esecuzione degli impegni assunti dalla società, disponendo l’archiviazione della procedura.
Un risultato che, nelle parole del presidente, rappresenta un passaggio fondamentale per la stabilità dell’azienda: l’80% dei crediti chirografari era già stato pagato nell’ottobre 2024, mentre con il quinto e ultimo riparto è stato raggiunto il pagamento integrale dei crediti di ogni grado, pari al 100%. La chiusura del concordato costituisce dunque il punto di partenza per valutare la capacità della Casa da gioco di consolidare il proprio equilibrio economico e finanziario senza più il vincolo della procedura.
Sul versante dei risultati, Testolin ha evidenziato che nel 2025 i ricavi della gestione caratteristica hanno raggiunto 78,98 milioni di euro, in crescita del 2,97% rispetto ai 76,70 milioni del 2024. L’incremento ha riguardato sia le attività di gioco, salite dell’1%, sia i servizi alberghieri, cresciuti del 30%. L’utile netto si è invece attestato a 8,46 milioni di euro, rispetto ai 16,41 milioni dell’esercizio precedente.
Una contrazione che, secondo quanto riportato nella relazione, non sarebbe riconducibile a un peggioramento della gestione caratteristica, ma principalmente all’assenza di componenti straordinarie positive registrate nel 2024, all’aumento dei costi di gestione e al maggiore impegno nelle attività promozionali e di marketing. Il patrimonio netto è salito a 91,09 milioni di euro, dagli 82,63 milioni dell’anno precedente, mentre la posizione finanziaria netta ha raggiunto 62,35 milioni, rispetto ai 56,05 milioni del 2024.
Nel corso dell’anno, ha aggiunto il presidente, la società ha proseguito gli interventi di rinnovo tecnologico, il rafforzamento dell’accoglienza e dell’intrattenimento, l’organizzazione di tornei e gare, lo sviluppo dell’attività alberghiera e il potenziamento della comunicazione. Sono stati inoltre stipulati nuovi accordi per il gioco online e poste le basi per interventi di efficientamento energetico e riqualificazione di alcune aree del Casinò e dell’hotel. È proseguito anche l’inserimento di giovani croupier. Alla fine del 2025, i dipendenti erano 447, di cui 336 impiegati nella Casa da gioco e 111 nei servizi alberghieri.
Per Testolin, la società non presenta criticità tali da compromettere l’equilibrio economico-finanziario e la continuità aziendale. «Una Casa da gioco che ha confermato le proprie capacità di fare impresa, creando posti di lavoro e opportunità per il territorio», ha osservato, ricordando tuttavia la necessità di proseguire il percorso di miglioramento, anche attraverso la nuova governance recentemente nominata, con l’auspicio che il 2026 possa offrire prospettive altrettanto positive.
È proprio sul rapporto tra i risultati economici, le responsabilità politiche e la gestione futura che si è sviluppato il confronto in Aula. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Alberto Zucchi, ha contestato innanzitutto la completezza della documentazione trasmessa al Consiglio, definendola «una mera fotografia di dati e numeri» che non restituirebbe un quadro coerente e aggiornato della situazione aziendale.
Il consigliere ha lamentato l’assenza di riferimenti alle indagini che interessano la Casa da gioco dalla fine del 2025, ritenendo che la relazione avrebbe dovuto rappresentare l’occasione per informare l’Assemblea sugli sviluppi e sulle ripercussioni sulla gestione. Zucchi ha inoltre richiamato il mancato esame consiliare delle relazioni per tre anni, chiedendo un chiarimento sul fondamento normativo della scelta, alla luce della legge regionale n. 36/2001. Altri rilievi hanno riguardato il perimetro delle competenze del Cda rispetto agli amministratori giudiziari e la carenza di un quadro organico degli investimenti, con costi, finanziamenti, tempi e risultati attesi.
Sulla stessa linea, pur riconoscendo la tenuta dei fondamentali economici, il vicepresidente di Alleanza Verdi e Sinistra, Eugenio Torrione, ha spostato l’attenzione sul profilo istituzionale della vicenda. «Sul piano strettamente economico, la gestione caratteristica non evidenzia un peggioramento», ha osservato, sottolineando la crescita dei ricavi e il rafforzamento patrimoniale e finanziario. Il nodo, per Torrione, è però l’assenza nella relazione di qualsiasi riferimento all’amministrazione giudiziaria disposta dal Tribunale di Torino.
Il provvedimento, adottato nel 2026 e confermato a luglio, è intervenuto dopo l’approvazione del bilancio 2025, avvenuta il 29 giugno 2026. Il consigliere ha definito l’amministrazione giudiziaria un fatto di assoluto rilievo, ricordando che si tratterebbe, per quanto a sua conoscenza, della prima applicazione dello strumento previsto dal Codice antimafia a una Casa da gioco in Italia. «Se la Regione rivendica la responsabilità sulla governance, deve garantire trasparenza nell’informazione al Consiglio regionale», ha rimarcato, chiedendo perché un passaggio tanto rilevante sia stato escluso dal documento.
Il tema della responsabilità politica sul concordato ha invece animato l’intervento del consigliere della Lega VdA, Corrado Bellora, che ha rivendicato il ruolo dell’allora assessore Renato Favre? No: il riferimento indicato nel dibattito è al presidente del Consiglio Stefano Aggravi, all’epoca assessore della Lega, e alla Giunta Spelgatti. «Con il concordato questa maggioranza non c’entra nulla», ha affermato Bellora, sostenendo che, se il percorso ha consentito di salvare la società, sia corretto ricordare chi lo ha proposto e portato avanti.
La rivendicazione si è accompagnata, tuttavia, a una serie di preoccupazioni sui risultati del 2025. Il dimezzamento dell’utile netto, sceso da circa 16,4 milioni a 8 milioni di euro, e l’incremento di 2,4 milioni dei costi del personale per maggiori oneri retributivi sono stati indicati da Bellora come elementi da approfondire. Il consigliere ha richiamato il peso che l’eccesso di personale avrebbe avuto nel dissesto passato, evocando il rischio di un ritorno a vecchie pratiche nelle assunzioni.
Bellora ha condiviso inoltre le richieste di chiarimento sulle indagini e sull’amministrazione giudiziaria, criticando anche la composizione della nuova governance, affidata a due avvocati e a un professore universitario. Una scelta che, a suo giudizio, non valorizzerebbe sufficientemente le competenze specifiche del settore e sulla quale ha sollevato il dubbio che possano avere prevalso logiche di spartizione politica.
Sui costi e sulle scelte gestionali è intervenuto anche il capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, annunciando la richiesta di un approfondimento in Commissione, anche attraverso l’audizione dei nuovi vertici aziendali. Al centro delle sue osservazioni gli 430 mila euro destinati agli incentivi all’esodo per 25 dipendenti e alcune segnalazioni, ancora da verificare, secondo cui parte dei lavoratori usciti con tali incentivi sarebbe stata successivamente riassunta dal Casinò con altre forme contrattuali.
Carrel ha chiesto inoltre di approfondire l’aumento dei nuovi clienti associato, nella relazione, a una maggiore concessione di credito. Un elemento che, secondo il capogruppo, impone particolare attenzione alla solvibilità dei crediti, alle procedure dell’ufficio Fidi e ai criteri utilizzati per le concessioni. Anche la crescita del 30% dell’attività alberghiera del Grand Hôtel Billia merita, a suo avviso, una verifica, per comprendere quanto derivi da un effettivo sviluppo del mercato e quanto da rapporti interni tra Casinò e hotel.

È stato però l’intervento del capogruppo dell’Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, a riportare il confronto su una prospettiva più ampia, richiamando il valore strategico della Casa da gioco per l’Amministrazione regionale e per l’intero territorio. Il Casinò, ha ricordato, non può essere considerato soltanto attraverso la lente dei risultati di un singolo esercizio o delle contrapposizioni tra le forze politiche, perché rappresenta un patrimonio pubblico costruito e salvaguardato attraverso scelte che si sono susseguite nel corso degli anni.
Marguerettaz ha replicato direttamente alla ricostruzione di Bellora sul concordato, contestando l’idea che una sola stagione politica possa rivendicare il merito della sopravvivenza dell’azienda. «Ascoltando il collega Bellora, ho avuto l’impressione che, da parte della Giunta estiva della Lega, si sia voluto in qualche modo accreditare il merito del fatto che il Casinò esista ancora», ha osservato.
Il capogruppo unionista ha ricordato che la prima proposta di concordato era stata bocciata e che la continuità aziendale è stata possibile grazie a un insieme di azioni messe in campo negli anni, con l’obiettivo di tutelare un bene di proprietà regionale. Il dato del pagamento integrale dei crediti, ha sottolineato, è la dimostrazione concreta della portata del risultato raggiunto: «Abbiamo realizzato un concordato da record».
Una rivendicazione che non si traduce, nelle parole di Marguerettaz, nell’attribuzione esclusiva del merito a una parte politica, ma nella necessità di riconoscere la complessità di un percorso che ha richiesto interventi, responsabilità e scelte anche in momenti difficili. Da qui il richiamo a un cambio di approccio nel dibattito sul Casinò: «Credo, quindi, che l’approccio nei confronti della Casa da gioco dovrebbe essere più sobrio, più aziendale e meno orientato alla polemica politica».
Il ragionamento di Marguerettaz si è concentrato soprattutto sul ruolo che la società può continuare a svolgere nello sviluppo della Valle d’Aosta. Il Casinò non è soltanto un’azienda che deve mantenere i conti in equilibrio, ma anche un soggetto capace di generare occupazione, attrarre visitatori e sostenere iniziative di promozione turistica. Il suo valore, quindi, non si esaurisce nell’utile netto annuale, ma va misurato anche attraverso le ricadute economiche e sociali sul territorio.
«Per l’Amministrazione regionale, il Casinò di Saint-Vincent è un valore aggiunto che dà lavoro a centinaia di persone e che, proprio per questo, abbiamo sempre cercato di tutelare», ha affermato il capogruppo dell’Union Valdôtaine. Una considerazione che si inserisce nel quadro di una società a controllo pubblico, per la quale la solidità finanziaria resta essenziale, ma deve accompagnarsi alla capacità di produrre sviluppo e opportunità per la comunità valdostana.
La posizione di Marguerettaz si è dunque collocata in un contraddittorio diretto con le critiche delle opposizioni, senza negare la necessità di miglioramenti, ma invitando a non trasformare ogni dato economico o passaggio amministrativo in uno scontro sulle responsabilità del passato. Il punto, nella sua lettura, è partire dalla situazione attuale, riconoscere il risultato del risanamento e mettere la nuova governance nelle condizioni di lavorare con obiettivi aziendali chiari, nell’interesse della Regione e del territorio.
Una prospettiva che ha trovato una consonanza nell’intervento del capogruppo del Centro Autonomista, Marco Viérin, pur attraverso un richiamo alla storia e alle scelte che hanno accompagnato la vicenda della Casa da gioco fin dalle origini. Viérin ha ricordato come il Casinò fosse considerato fondamentale per la Valle d’Aosta già nel 1946, con il decreto di apertura, e come la volontà di mantenerlo in attività abbia attraversato le diverse stagioni politiche, in ragione del suo contributo al turismo, all’occupazione e alle entrate regionali.
Il consigliere ha richiamato anche gli investimenti sostenuti dalla politica, tra cui il finanziamento di 60 milioni di euro attraverso una legge speciale per completare i lavori della Casa da gioco, una vicenda che ebbe conseguenze giudiziarie e un lungo procedimento davanti alla Corte dei Conti. Pur riconoscendo la possibilità di discutere le scelte compiute e i tempi degli interventi, Viérin ha ribadito l’indispensabilità del Casinò per il territorio, invitando a concentrarsi sul futuro e sul consolidamento dell’attività a sostegno del turismo e dell’occupazione.
Il confronto consiliare ha così restituito una pluralità di letture: da una parte, la richiesta di maggiore trasparenza e approfondimento su governance, personale, credito e amministrazione giudiziaria; dall’altra, il richiamo alla necessità di non disperdere il risultato del risanamento e di preservare una realtà che continua a rappresentare un asset strategico regionale. Al di là delle diverse ricostruzioni politiche, la relazione 2025 consegna un’azienda con ricavi in crescita e una struttura patrimoniale rafforzata, ma anche con un utile in diminuzione e una fase di transizione che richiederà verifiche puntuali e scelte gestionali coerenti.
Nella stessa seduta, il Consiglio Valle ha infine preso atto anche della relazione annuale 2025 sull’attuazione dei principi in materia di controllo strategico e di gestione, prevista dal titolo II della legge regionale n. 30/2009.













