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ATTUALITÀ ECONOMIA | 17 settembre 2026, 12:49

Bollo auto, a pagare il conto rischia di essere la Valle d’Aosta

Dal 2027 il Governo promette di cancellare il bollo per le auto fino a 80 kW e per i motocicli, coinvolgendo milioni di veicoli. Una promessa che suona bene alla vigilia delle elezioni, ma che in Valle d’Aosta apre una domanda tutt’altro che secondaria: chi garantirà alla Regione le risorse che oggi arrivano dal bollo? Perché se Roma cancella una tassa regionale senza mettere nero su bianco una compensazione certa e permanente, il conto rischia semplicemente di cambiare nome

Bollo auto, a pagare il conto rischia di essere la Valle d’Aosta

Per i valdostani potrebbe arrivare una buona notizia solo a metà. Dal 2027 il Governo promette di cancellare il bollo auto per le vetture fino a 80 kW, circa 109 cavalli, e di estendere l'esenzione ai motocicli. Una misura che, secondo le stime diffuse dal Governo, riguarderebbe oltre il 70% delle automobili oggi in circolazione e complessivamente circa 14,5 milioni di veicoli.

A leggere soltanto il titolo, ci sarebbe poco da discutere: una delle tasse più odiate dagli automobilisti viene cancellata. Ma in Valle d'Aosta c'è un dettaglio che rende la vicenda molto meno semplice di come viene raccontata da Roma. Il bollo auto è un'entrata regionale. E in una Regione autonoma, dove il tema delle competenze finanziarie non è un dettaglio ma il cuore stesso dell'autonomia, non si può fare finta che il problema non esista.

La domanda che dovrebbe arrivare con forza da Aosta a Roma è quindi molto semplice: chi mette i soldi che mancheranno alla Regione?

Il Governo assicura che il costo sarà coperto dallo Stato e che le Regioni non dovranno sopportare il mancato gettito. Il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga ha riferito proprio di una garanzia in questo senso da parte del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Anche il presidente del Piemonte Alberto Cirio ha parlato di una compensazione statale destinata a evitare che il taglio del bollo diventi un onere per i bilanci regionali.

Bene. Ma per la Valle d'Aosta non basta una rassicurazione politica.

Servono garanzie scritte, risorse certe e soprattutto continuità nel tempo. Perché un conto è cancellare il bollo davanti alle telecamere, un altro è assicurare a una Regione autonoma che le risorse perdute saranno sostituite integralmente anche negli anni successivi.

Ed è proprio qui che la grande promessa fiscale comincia a diventare una questione squisitamente valdostana.

La tassa automobilistica viene gestita direttamente dalla Regione dal 2010, mentre la Valle d'Aosta esercita la relativa potestà normativa dal 2017. Non siamo dunque di fronte a una semplice imposta statale che Roma decide unilateralmente di cancellare. Siamo davanti a un tributo che entra nei meccanismi finanziari regionali e che riguarda direttamente l'equilibrio delle entrate di Piazza Deffeyes.

Per questo la Valle non può limitarsi ad applaudire all'abolizione. Dovrebbe pretendere di conoscere subito quanto perderà, quanto riceverà dallo Stato e con quale norma verrà garantita la compensazione.

Perché la politica conosce bene il fascino degli annunci. E il bollo auto è probabilmente uno degli annunci più facili da vendere agli elettori.

«Oggi il Governo cancella una delle tasse più odiate dagli italiani», ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una frase perfetta per un titolo, ancora più perfetta se pronunciata mentre ci si avvicina al 2027, anno nel quale si voterà per il rinnovo del Parlamento.

Ed è proprio questa coincidenza temporale a rendere inevitabile qualche domanda.

Il cittadino sentirà soprattutto una cosa: non dovrò più pagare il bollo. Molto meno immediata sarà la risposta alla domanda successiva: come verranno sostituite quelle entrate?

Al momento non è corretto sostenere che la cancellazione del bollo provocherà automaticamente un aumento dell'IRPEF regionale. Una decisione del genere non risulta infatti adottata. Ma sarebbe altrettanto sbagliato far finta che il problema finanziario non esista. Se una Regione perde un'entrata, quella cifra deve essere compensata da un'altra fonte oppure da trasferimenti dello Stato. E se la compensazione statale non fosse sufficiente, la pressione sui bilanci regionali tornerebbe inevitabilmente al centro della discussione.

E qui la questione diventa ancora più delicata per una Regione come la Valle d'Aosta.

Perché l'autonomia non può essere soltanto una parola da utilizzare nelle celebrazioni del 26 febbraio. L'autonomia significa anche avere certezza delle proprie entrate, poter programmare la spesa e non dipendere ogni volta dalla volontà del Governo di turno.

Se Roma decide di cancellare un tributo che interessa le finanze regionali, allora Roma deve anche assumersi fino in fondo la responsabilità finanziaria della propria decisione.

Altrimenti si rischia il solito gioco delle tre carte: Roma annuncia il taglio delle tasse, Aosta deve poi trovare il modo di far quadrare i conti.

E sarebbe una beffa ancora più grande se, dopo aver festeggiato la cancellazione del bollo, la Valle fosse costretta negli anni successivi a discutere di maggiori entrate fiscali regionali, di aumento dell'IRPEF o di riduzione di altre voci di bilancio per compensare risorse venute meno.

Non è detto che accada. Ed è importante dirlo chiaramente. Il Governo sostiene che non accadrà e che saranno previste le necessarie compensazioni. Ma proprio per questo non c'è motivo di non pretendere certezze definitive e verificabili.

La partita, dunque, non è soltanto il bollo.

È una partita sull'autonomia finanziaria della Valle d'Aosta.

E sarebbe francamente curioso che una misura presentata come una grande conquista per gli automobilisti italiani finisse per diventare, nelle Regioni autonome, l'ennesimo capitolo di un rapporto nel quale Roma decide e Aosta deve poi chiedere come verranno restituiti i soldi.

C'è poi l'aspetto politico. L'abolizione del bollo è una promessa semplice, popolare, immediatamente comprensibile. Non richiede complicate spiegazioni: una tassa odiata viene cancellata. È difficile immaginare uno slogan elettorale più efficace.

Il problema è che governare non significa soltanto cancellare una voce dalle ricevute dei contribuenti. Significa anche spiegare cosa succede alla voce corrispondente nei bilanci pubblici.

E allora, per i valdostani, la vera domanda non dovrebbe essere soltanto quanto risparmieranno dal 2027. Dovrebbe essere un'altra: quanto costerà alla Valle d'Aosta questa promessa e chi garantirà che quel costo non ricada domani sui cittadini?

Perché se il bollo sparisce davvero senza ridurre le risorse della Regione, allora il Governo dovrà dimostrarlo con i numeri e con garanzie pluriennali.

Se invece domani comparirà una nuova tassa, aumenterà l'IRPEF o verranno ridotte risorse destinate ai servizi regionali, allora sarà difficile continuare a chiamarlo semplicemente «taglio delle tasse».

Per ora, dunque, il bollo è una promessa.

Per i contribuenti valdostani, invece, resta una domanda aperta.

E sarebbe bene che Aosta la ponesse subito a Roma, prima che arrivi il 2027 e prima che la campagna elettorale trasformi una questione finanziaria complessa nell'ennesimo slogan da manifesto.

Perché cancellare una tassa è facile.

Garantire che a pagare il conto non siano, indirettamente, gli stessi cittadini è tutta un'altra storia.

j-p. Sa.

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