C’è qualcosa di profondamente valdostano nelle giornate in cui una comunità si ritrova attorno alle proprie bovine. Non è soltanto la competizione, non è soltanto l’attesa del confronto nell’arena e nemmeno la proclamazione delle Regine. È il racconto, concreto e senza bisogno di grandi parole, di un mondo rurale che continua a vivere attraverso il lavoro quotidiano degli allevatori, la cura degli animali, il rapporto con la montagna e una cultura tramandata di generazione in generazione.
Ad Arnad, per la prima volta, questo patrimonio ha incontrato un’altra delle grandi espressioni della tradizione locale: la Féhta dou Lar d’Arnad DOP. Due appuntamenti diversi per natura, ma accomunati dalla stessa radice: la terra, il lavoro, la capacità di trasformare le risorse del territorio in cultura, economia e identità. Da una parte le Battailles de Reines, con il loro rituale antico e insieme modernissimo; dall’altra il Lard d’Arnad DOP, prodotto che ha saputo trasformare una tradizione alimentare locale in un'eccellenza riconosciuta ben oltre i confini regionali.
Il risultato è stata una giornata capace di mettere in scena una Valle d’Aosta autentica, quella delle stalle, dei pascoli, delle piccole comunità e delle aziende familiari, ma anche quella delle manifestazioni che sanno attrarre pubblico, appassionati e visitatori. Un incontro fra agricoltura, cultura e turismo che dimostra quanto la ruralità possa rappresentare una risorsa contemporanea e non semplicemente il ricordo di un passato destinato a scomparire.
Sul terreno di gara sono scese 128 bovine, suddivise nelle tre categorie. A conquistare la 1ª categoria, composta da 22 bovine, è stata MAMBA della Soc. Citrin di Brissogne, davanti a HONDURAS di Loris Pieiller di Fénis, LOMBARDEUN di Eraldo Nones di Lillianes e DIAMANT dei Frères Avoyet di Saint-Rhémy-en-Bosses.
Nella 2ª categoria, con 50 bovine, il primo posto è andato a JARDIN di Aurelio Crétier di Saint-Christophe. Alle sue spalle MELODIE di Pierangelo Ronco di Issime, NATTY di Ernesto Lazier di Lillianes e BARONNE di Clelia Bich di Pontey.
La 3ª categoria, la più numerosa con 56 bovine, ha invece visto imporsi BIARRITZ di Sabina Pellissier di Montjovet, seguita da PAPILLON e TZARDON, entrambe di Aurelio Crétier di Saint-Christophe, e da ZARA di Ivan Heresaz di Verrès.
A completare la giornata anche un dato che racconta la prestanza delle protagoniste: la bovina più pesante è stata MAMBA, con 752 chilogrammi, capace di conquistare contemporaneamente il primo posto della propria categoria.
Ma dietro i nomi delle Regine e dietro i numeri della classifica c'è soprattutto il lavoro degli allevatori. È questa, probabilmente, la dimensione più importante di una manifestazione come quella di Arnad. Perché una Bataille de Reines non nasce il giorno della gara: nasce nei mesi e negli anni trascorsi in stalla, nei pascoli, nelle scelte di selezione, nella cura degli animali e nella conoscenza maturata attraverso l’esperienza. La vittoria appartiene alla bovina che entra nell’arena, ma racconta inevitabilmente anche la storia di chi l’ha allevata.
È proprio questo legame fra animale e allevatore a rendere le Batailles un fenomeno difficilmente assimilabile a una semplice manifestazione folkloristica. La tradizione rimane autentica perché continua a essere praticata da uomini e donne che vivono concretamente il mondo agricolo. E proprio per questo può diventare anche uno strumento per raccontare la Valle d’Aosta contemporanea: una regione nella quale la montagna non è soltanto paesaggio, ma spazio produttivo, sociale e culturale.
Il presidente dell’Association Régionale Amis des Batailles de Reines, Roberto Bonin, ha sottolineato proprio il valore di questa prima esperienza ad Arnad, definendola una nuova pagina nella storia del concorso e ricordando come le 12 Regine qualificate siano destinate alla grande finale del 25 ottobre, all’Arena Croix-Noire di Aosta. Nel suo messaggio di ringraziamento, Bonin ha rivolto un riconoscimento particolare ai volontari, agli allevatori, agli appassionati e ai turisti, sottolineando come la giornata abbia saputo rappresentare quella capacità tutta valdostana di guardare al futuro senza recidere il legame con le proprie radici.
È un passaggio che merita attenzione anche sul piano economico e sociale. Manifestazioni di questo genere contribuiscono infatti a costruire un'economia territoriale nella quale agricoltura, enogastronomia, turismo e cultura non sono compartimenti separati, ma parti di uno stesso sistema. Portare un evento come il Concours Régional ad Arnad significa offrire visibilità agli allevatori, ma anche creare occasioni di incontro per le attività commerciali, la ristorazione, la ricettività e l'intero tessuto locale. Allo stesso modo, associare le Batailles alla festa dedicata al Lard d’Arnad significa mettere in relazione due patrimoni che possono rafforzarsi reciprocamente.
C’è poi un valore sociale ancora più profondo. In un'epoca nella quale molte comunità alpine devono confrontarsi con lo spopolamento, con l'invecchiamento della popolazione rurale e con la difficoltà di garantire continuità alle attività agricole, mantenere vive queste tradizioni significa anche dare visibilità a un modello di vita e di lavoro. Significa ricordare ai giovani che la montagna non è soltanto un luogo da abitare o da visitare, ma può essere anche un luogo nel quale costruire il proprio futuro.
Per questo le Batailles de Reines continuano a essere uno degli appuntamenti più identitari della Valle d’Aosta. La loro forza non sta soltanto nella spettacolarità del confronto, ma nella capacità di riunire generazioni diverse attorno a un patrimonio condiviso. Gli anziani riconoscono gesti e consuetudini conosciuti da sempre; i più giovani li reinterpretano e li portano avanti; i visitatori scoprono, spesso per la prima volta, che dietro una festa c'è un intero sistema culturale.
Con MAMBA, JARDIN e BIARRITZ si chiude dunque l’ultima eliminatoria estiva del calendario, ma non si chiude il viaggio delle Regine. Il prossimo appuntamento sarà domenica 6 settembre ad Aosta, mentre l’attenzione comincia già a spostarsi verso la finale del 25 ottobre alla Croix-Noire.
Da Arnad arriva però soprattutto un messaggio che va oltre la classifica. In una Valle d’Aosta che cerca nuove strade per valorizzare il proprio territorio, la ruralità non è un residuo del passato da conservare sotto vetro. È una parte viva dell’identità regionale, capace di produrre economia, comunità e cultura. E gli allevatori, con il loro lavoro spesso silenzioso e lontano dai riflettori, ne sono i custodi più concreti. Le Regine entrano nell’arena e conquistano gli applausi; dietro di loro, però, c’è una Valle d’Aosta intera che continua a raccontarsi attraverso la propria terra, i propri animali e le proprie tradizioni.













