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CRONACA | 21 agosto 2026, 16:00

Addio alle targhe estere usate per aggirare i costi italiani: il nuovo Codice della strada prepara una stretta sulle auto “esterovestite”

Una prima stretta è già operativa, mentre la riforma del Codice della strada punta a rendere più difficile l’utilizzo stabile in Italia di veicoli immatricolati all’estero per ridurre i costi di assicurazione e imposizione. Il testo-base non è ancora legge, ma introduce nuove regole sull’Rc auto e rafforza i controlli, a partire dalle vetture con targa polacca

Addio alle targhe estere usate per aggirare i costi italiani: il nuovo Codice della strada prepara una stretta sulle auto “esterovestite”

Il confine tra un'auto realmente immatricolata all'estero e un veicolo che è soltanto “straniero sulla carta” potrebbe diventare molto più difficile da attraversare. È questo l'obiettivo della nuova stretta che il governo sta preparando con la riforma del Codice della strada, intervenendo su uno dei fenomeni che negli ultimi anni hanno alimentato il mercato delle cosiddette auto con targhe estere, in particolare polacche. Il punto non è vietare la circolazione delle vetture straniere in Italia, ma contrastare quei meccanismi attraverso i quali un veicolo continua a essere utilizzato stabilmente nel nostro Paese pur risultando formalmente immatricolato all'estero, spesso con l'obiettivo di ridurre i costi assicurativi e fiscali.

La novità è contenuta nel testo-base della riforma predisposto dal ministero dei Trasporti e trasmesso alle associazioni di settore per le osservazioni. Il termine fissato per presentare i contributi è il 13 settembre, mentre il testo definitivo dovrebbe arrivare al governo entro il 14 ottobre. Si tratta quindi, al momento, di una proposta e non di una disposizione già entrata in vigore. La distinzione è importante perché molte delle nuove regole dovranno ancora completare il proprio iter legislativo.

Uno dei punti più significativi riguarda l'assicurazione. Per i veicoli con targa estera iscritti al Registro dei veicoli esteri, il cosiddetto Reve, la riforma prevede che l'obbligo assicurativo possa essere assolto attraverso una compagnia italiana oppure attraverso un'impresa straniera autorizzata a esercitare l'Rc auto in Italia. L'obiettivo è rendere più trasparente il rapporto tra immatricolazione, utilizzo effettivo del mezzo e copertura assicurativa.

Non si tratta, dunque, di un divieto generalizzato delle targhe straniere. Un veicolo regolarmente immatricolato in un altro Paese può continuare a circolare in Italia nei casi consentiti dalla legge. Nel mirino finiscono soprattutto le situazioni in cui l'immatricolazione estera viene utilizzata come strumento per eludere i costi o gli obblighi previsti per chi utilizza stabilmente un'automobile nel nostro Paese.

Il fenomeno è particolarmente associato alle targhe polacche e ha assunto dimensioni rilevanti soprattutto in Campania. Il meccanismo, in alcuni casi, parte dalla radiazione dell'automobile dal Pra e dalla sua formale esportazione, per arrivare alla successiva immatricolazione in Polonia a nome di una società estera. La vettura può poi essere concessa in noleggio o in uso allo stesso soggetto che la utilizzava in precedenza in Italia. In questo modo l'automobilista continua concretamente a utilizzare il mezzo sulle strade italiane, ma con targa e assicurazione polacche.

Sul web sono inoltre presenti società che pubblicizzano servizi di immatricolazione all'estero promettendo risparmi molto elevati, anche superiori al 70% tra assicurazione, bollo e altri costi. Si tratta però di percentuali e cifre dichiarate dagli stessi operatori commerciali e non di risparmi certificati. È quindi necessario evitare di confondere la pubblicità di questi servizi con la valutazione della loro effettiva convenienza o della loro conformità alle norme.

La presenza di una targa estera, da sola, non rende comunque illegale l'utilizzo del veicolo. Dal 2022 la normativa italiana consente a un residente in Italia di utilizzare un veicolo intestato a un soggetto estero, ma quando la disponibilità del mezzo supera i 30 giorni nell'arco dell'anno, anche non consecutivi, scattano specifici obblighi. Il veicolo deve essere registrato al Reve e a bordo deve essere disponibile la documentazione che dimostra il titolo in base al quale il conducente utilizza l'automobile, per esempio un contratto di noleggio o di comodato.

La questione cambia radicalmente quando l'intestazione all'estero è soltanto formale oppure quando il veicolo non rispetta gli obblighi previsti dalla normativa italiana ed europea. Assicurazione, revisione, registrazione e documentazione sul titolo di utilizzo diventano quindi elementi centrali per distinguere un'operazione regolare da un possibile abuso.

Il problema non riguarda soltanto l'Italia. Gli stessi assicuratori polacchi hanno denunciato le conseguenze del fenomeno, dopo essersi trovati a sostenere esborsi legati a incidenti provocati da veicoli immatricolati in Polonia ma utilizzati stabilmente in Italia. Il Polish Motor Insurers' Bureau, il Pbuk, ha definito il fenomeno “proceder włoski”, cioè il “fenomeno italiano”. Secondo i dati citati dall'organismo, nel 2025 in Italia si sono verificati oltre 11 mila incidenti con veicoli targati Polonia e circa 1.300 hanno riguardato mezzi privi di una copertura assicurativa valida. Per questi sinistri il sistema polacco avrebbe sostenuto esborsi pari a 18,4 milioni di zloty, più di 4 milioni di euro.

La vicenda ha quindi anche una dimensione economica e internazionale. Un sistema nato, almeno in parte, per ridurre i costi sostenuti dagli automobilisti rischia di trasferire una parte dei costi su altri soggetti: compagnie assicurative, fondi di garanzia, amministrazioni pubbliche e, nei casi più problematici, vittime degli incidenti. È anche per questo che il Pbuk ha avviato azioni giudiziarie in Italia e in Polonia per recuperare le somme pagate e ha sollecitato il governo di Varsavia a introdurre regole più rigorose sulle immatricolazioni e sulle revisioni.

Parallelamente, in Italia è già arrivato un primo strumento operativo per rafforzare i controlli. Con una circolare del 13 agosto, il ministero dell'Interno ha informato prefetture, questure e forze dell'ordine della possibilità di utilizzare i portali delle autorità polacche per effettuare verifiche sui veicoli immatricolati in Polonia. Gli agenti possono così controllare con maggiore rapidità la corrispondenza dei dati del veicolo e, soprattutto, verificare la situazione assicurativa delle automobili con targa polacca fermate durante un controllo.

È un cambiamento rilevante perché uno dei problemi principali del passato era proprio la difficoltà di verificare in tempo reale le informazioni contenute nei registri stranieri. La cooperazione tra autorità può quindi trasformare i controlli sulle targhe estere da attività complesse e spesso lente in una verifica molto più immediata.

Per gli automobilisti le regole da tenere presenti sono quindi precise: la targa estera non è vietata, ma deve corrispondere a una situazione reale e documentabile; quando previsto dalla legge, il veicolo deve essere registrato al Reve; il conducente deve poter dimostrare il titolo di utilizzo del mezzo; l'automobile deve essere regolarmente assicurata, revisionata e in regola con gli altri obblighi previsti. La nuova stretta punta soprattutto a impedire che una struttura societaria o un'immatricolazione straniera vengano utilizzate semplicemente per nascondere il reale luogo di utilizzo del veicolo.

La partita ha anche un risvolto politico. Il governo si trova davanti alla necessità di tenere insieme due esigenze: da una parte contrastare l'elusione degli obblighi fiscali e assicurativi, dall'altra non introdurre vincoli sproporzionati per chi utilizza legittimamente un veicolo immatricolato all'estero. La vera sfida sarà quindi distinguere con chiarezza l'abuso dalla normale mobilità internazionale, evitando che la lotta alle irregolarità finisca per colpire anche cittadini e imprese che rispettano le regole.

In prospettiva, la riforma potrebbe avere conseguenze anche sul mercato delle assicurazioni. Se una parte consistente dei veicoli oggi assicurati attraverso sistemi esteri dovesse ricorrere a imprese abilitate a operare in Italia, potrebbe ridursi uno dei principali vantaggi economici ricercati attraverso l'immatricolazione oltreconfine. Per gli automobilisti questo potrebbe significare costi più elevati in alcuni casi, ma anche una maggiore chiarezza sulle responsabilità in caso di incidente.

Le targhe estere diventano così una sorta di ponte: finché collegano realmente due Paesi rappresentano una normale forma di mobilità, ma quando vengono utilizzate per nascondere dove un'auto vive e circola davvero, quel ponte rischia di trasformarsi in una scorciatoia. La considerazione più ampia è che la nuova stretta non riguarda soltanto le targhe polacche o il costo delle assicurazioni: riguarda il principio secondo cui agli stessi comportamenti devono corrispondere regole verificabili, responsabilità effettive e controlli capaci di attraversare i confini. La sfida, per il legislatore, sarà farlo senza confondere la necessaria lotta all'esterovestizione con il diritto di cittadini e imprese a muoversi liberamente in Europa nel pieno rispetto delle norme.

je.fe.

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